Scienza

L’universo implicito

Nullius boni sine socio iucunda possessio est”  è una frase di Seneca che nasconde una grande verità: La frase ci dice che nessuna cosa è bella da possedere se non si hanno amici con cui condividerla e più numerosi sono gli amici, più bello è condividere  qualcosa di bello.

Ma perché l’artifizio funzioni, bisogna essere in fase come quando ascoltiamo tutti insieme un concerto o un oratore particolarmente abile. Essere in fase è una terminologia scientifica e il fatto strabiliante è che “l’entrare in fase”  interessa non solo la materia vivente ma anche la materia inanimata  come sto per spiegarvi. Se prendiamo dei metronomi e li poniamo su una piattaforma oscillante, per esempio delle bottiglie di plastica su cui sia stata posta sopra una tavola e sopra disponiamo dei metronomi che oscillino in modo diverso uno dall’altro, ci accorgeremo che, nel breve spazio di pochi minuti, essi cominceranno ad oscillare  tutti all’unisono. Ma forse l’esempio più calzante è  quello dell’acqua coerente da non confondersi con l’acqua corrente.

Noi siamo formati in massima parte di acqua, 70% in peso, addirittura oltre il 90 % come numero di molecole. Ora pensate ad un castello di sabbia: se noi tentassimo di costruire un castello di sabbia con queste alte percentuali di acqua, formeremmo solo una fanghiglia  che non starebbe in piedi. Perché nel caso della materia vivente ciò non avviene? Semplicemente perché l’acqua biologica è un acqua coerente, cioè tutte le loro molecole sono in fase, orientate nello stesso modo tale da formare un bipolo elettrico, un dominio di coerenza come dicono i fisici agendo proprio come un tessuto connettivo. Quando un aggregato di molecole è in fase, basta una piccola forza per ottenere un grande risultato. Nella realtà macroscopica, pensate ad un esercito dove tutti i soldati schierati  reagiscono  tutti insieme a un semplice comando di un loro superiore o ad un’orchestra dove tutti i suonatori obbediscono ai movimenti della bacchetta del loro direttore! Ma anche la materia inanimata “vive” anche lei come già s’ipotizzava nell’antichità.

Per dimostrarvelo devo scomodare alcuni grandi pensatori del passato fatti rivivere nel 1841 a Jena dalla tesi di laurea di Marx . Mi riferisco a Democrito, Epicuro e di conseguenza Lucrezio e alla loro differente filosofia sulla natura delle cose.

Democrito, discepolo di Leucippo, pensava che gli atomi per loro natura fossero passivi e che la loro aggregazione per formare la materia fosse  del tutto causale (ad ogni causa segue  effetto come diceva Aristotele) e abbisognasse di un soffio divino per potersi attuare. Pensandoci un attimo, colui che era considerato il precursore del positivismo laico, si accordava perfettamente col pensiero religioso che vede in un atto divino il “primum movens” del divenire dell’Universo. Epicuro invece introdusse il concetto di “parenclisi” che Lucrezio tradurrà con “Clinamen” affermando che la materia ha già in sé l’inclinazione a formarsi per convergenza autonoma degli atomi attratti per una sorta di “empatia” che li fa aggregare gli uni con gli altri senza bisogno di interventi esterni.

Ciò sarà confermato dalla meccanica quantistica che sovvertirà del tutto la meccanica classica di Galileo e Newton convinti, come Democrito, che la materia di per sé fosse inerte, e addirittura la meccanica quantistica  spiegherà come dal vuoto possano generarsi spontaneamente quelle fluttuazioni che trasformano l’energia in esse contenuta, in materia. Insomma, secondo la loro teoria, molto accreditata nel mondo accademico, l’Universo si sarebbe formato senza alcun intervento esterno! I fisici moderni ritengono poi che  il vuoto non sia il nulla ma il collante che ci tiene tutti uniti in una  sorta di “matrix Divina” laddove Dio non è fuori di noi ma compenetrato in noi e nella Natura alla stregua del pensiero spinozionao “Deus sive natura”  Questo spiegherebbe  anche il misterioso fenomeno dell’entanglement definito dallo stesso Einstein “allarmante fenomeno a distanza” confermato poi, tanto da convincere lo scettico scienziato,  dall’esperimento mentale fatto a Copenagnen del 1917 noto come paradosso EPR dai tre scienziati che vi presero parte (Einstein-Podolsky-Rosen).

L’entanglement è un fenomeno, dimostrato in seguito  più concretamente da Alain Aspect per cui due particelle che siano state in contatto per un certo tempo, possano interagire anche se separate nello spazio e nel tempo e anche se lo spazio e il tempo che le separa è dell’ordine di grandezza di anni luce. Insomma questo fenomeno viola il “principio di località” che afferma che

“oggetti distanti non possono avere influenza istantanea l’uno sull’altro: un oggetto è influenzato direttamente solo dalle sue immediate vicinanze”

e viola anche il concetto espresso nella “relatività speciale” di Einstein secondo la quale niente può viaggiare più velocemente della luce. Questa apparente antinomia indusse  David Bohm, uno dei padri della meccanica e della Neurodinamica quantistica, a pensare all’esistenza di un Universo implicito contrapposto al nostro tradizionale Universo esplicito aggredibile dai nostri recettori sensoriali.  Per capire che cosa egli voglia dire, dobbiamo ricordare che il nostro cervello interpreta la realtà a seconda dei recettori sensoriali di cui è dotato.

Ricordiamoci che la luce è una forma di energia radiante costituita da un insieme di  particelle chiamate  fotoni. 

Ora, essendo  una radiazione elettromagnetica,  essa è costituita da onde con diversa lunghezza, frequenza ed ampiezza; quando la lunghezza d’onda è  compresa tra 400 e 700 nanomentri, la luce può essere rilevata dal nostro sistema visivo rientrando nello spettro delle radiazioni visibili. Ma la nostra visione è limitata in quest’ambito ristretto di frequenza non riuscendo a vedere tutto ciò che è fuori dalla nostra portata.

Ma non dobbiamo pensare che ciò che non vediamo non esiste!

Tutto ciò che non vediamo esiste  e costituirebbe appunto l’Universo implicito di cui parla Bohm!

Questi i “Miracoli” della scienza moderna!

Io, apprendendo queste nuove teorie, lungi dall’allontanarmi dal concetto di Dio, ne scorgo la grandezza nelle sue espressioni più complesse e rimango basito ed estasiato dalla complessità dell’Universo tanto che spesso mi rifugio nella poesia per sedare la grande emozione che il nuovo sapere o “non sapere” in senso socratico mi produce.

 

 

 

 

Sgomento d’agnostico

 

M’immagino un Dio vagare beato

tra stelle, comete, sorretto da un fiato,

divino tepore, e correre alato,

cullato dai venti, da un mare infuocato.

 

Galassie, pianeti e nebule in fiore

si fondono, spandono il fuoco e l’amore

al tocco divino si forma il carbone,

poi l’elio, l’azoto risorge e poi muore.

 

Un gioco infinito, un’altra  esplosione

si specchiano, corrono, e fondono il Sole

già cento milioni di sue consorelle,

milioni e miliardi di nuove facelle.

 

Perché tutto questo? E aver l’ illusione

di essere il centro di tanta attenzione,

non è forse segno di gran confusione?

Non è irriverente riguardo al Signore?

 

Io resto estasiato, silente e sgomento.

Mi perdo, sprofondo e poi mi spavento.

La giostra infinita continua a girare,

coi mari, le nubi:  mi vien da pregare!

Dino Licci

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