Poesia, Poesie

Droghe

di Giuseppe Santoro

Cesare Cuppone: tecnica mista su legno 50 x 80

Ancora spenta la mia città appare
con le prime luci dell’aurora
sonnecchiano i lampioni
e dormono le bianche case nella quiete,
le piante dei terrazzi al risveglio
tacite schiudono le corolle
a suggere la brina della notte.
Pigro si leva Oriente nel dì di festa
e, in un profondo sbadiglio,
smuove l’ombrello ai pini
ne ruba gli aliti a profusione
-fragranze per poeti e fannulloni-
spegne il lamento ai grilli
e spinge il suo chiarore
a risvegliare Occaso.
Si desta la cincia amica dell’infanzia
trilla festosa e poi si slancia
a tessere l’azzurro del cantore.
Intanto tra le restanti brume della notte
un’ombra fende tarda la malia,
a passi incerti affronta il giorno
e nell’altercare con il tossire
impreca al mondo ladro e al suo mentore,
ed alla prima luce del mattino
un giovane corpo inerte
ha scelto una panchina per morire.

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