Poesia, Poesie

All’alba

di Maria Cezza

di Giusy De Santis

Braccata dal caldo, non riesco il sonno.
Umida perdo me stessa, in gocce.
A volte sono più onesta a letto.
Esplodono gli uccelli, oltre la veranda; un solo albero: come possa contenerli, mi domando.
Stiamo tutti stretti stretti ed esposti, ci strattoniamo per avere spazio. E finiamo comunque per scansare noi stessi.
I gattini di sotto da poco nati gridano le loro postazioni prima del latte. Vorrei vivere solo di queste prepotenze.
Il ventilatore imita un tram lontano, di notte. In una corsa che non ospita nessuno.
Vengono a trovarmi in tanti, ma tutti polverosi ed emaciati; sono ricordi.
Piu’ avanza il giorno, più arretrano gli uccelli.
Ho un Esenin che mi punta il suo volto paffutamente dorato addosso, e tutta una Russia su un tavolo che si finge comodino. Un’altra rivoluzione che mi fallisce accanto.
E’ rimasto quasi nulla del sogno.
Tanto il non detto.
Gradirei ancora restare di pochi.

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