Cultura salentina, Recensioni

Notturno salentino (di Federica De Paolis per Mondadori)

di Lorenzo De Donno

Una pratica copertina di cartoncino flessibile e gommato al tocco, dove il nome dell’autrice risulta quasi più evidente del titolo, e una foto di una ragazza in piscina, filtrata in azzurro, che ricorda le pubblicità degli shampoo degli anni settanta. Il romanzo giallo di Federica De Paolis, a vederlo nella vetrina della libreria, sembra che voglia sfruttare proprio l’aggettivo “salentino”, cavalcando l’onda della notorietà dell’area geografica che viene espressamente citata, per essere riconosciuto e diventare il libro da ombrellone dell’estate 2018, quasi un “souvenir” per chi farà le vacanze nel tacco d’Italia e per chi questa terra potrà solo sognarla da un’afosa città della Pianura Padana, al riparo dagli attacchi delle zanzare tigre. E’ evidente che sia l’autrice che l’editore , nel confermarlo, erano sicuri dei propri fatti, ben sapendo che connotare un prodotto può essere un’arma a doppio taglio. Nella fattispecie, poi, i salentini sono sempre molto suscettibili e attenti sulle questioni di principio, gestibili dai loro divani, dai tavolini dei bar e dalle tastiere dei computer e molto più indolenti per ciò che riguarda fatti sostanziali (ambiente e servizi in genere), che preferiscono delegare.

Notturno Salentino è, quindi, un’operazione di ruffianeria editoriale ben congegnata? Vero, ma solo in parte.

Vero è che un libro uscito in aprile, con un titolo che evoca freschi paesaggi notturni di spiagge e falò accesi fino all’alba, ambisce ( legittimamente) a diventare un bestseller della stagione successiva. In realtà il termine “notturno” qui va inteso in senso più ampio possibile. E’ la notte stellata e ricca di riflessi del mare di Santa Maria di Leuca, dove si trova la protagonista del romanzo insieme a un misterioso accompagnatore, ma è anche la stessa del delitto, quella che ha nascosto i fatti e coperto i movimenti e le reali intenzioni delle persone, per cui il lettore capirà presto che la parte romantica di quella notte è stata solo un’illusione e che la storia è molto più complessa e articolata.

Vero è che c’è un assortimento canonico di personaggi e qualche forzatura anacronistica (quando riferita ai salentini) dei loro caratteri: la protagonista che cova un’insoddisfazione latente, l’intellettuale eccentrica, la ricca che abita in villa, il bello e dannato, il marito distratto dal lavoro che trascura la moglie, l’arrivista bellissima e sfacciata, lo sconosciuto affascinante e misterioso, il poliziotto intelligente ma un po’ rozzo. Alcuni personaggi e i loro dialoghi, come sopra accennato, risultano eccessivamente caratterizzati. La tata di colore che parla un italiano semplificato e modificato in salsa nigeriana è una contaminazione forse necessaria, ma un maresciallo dei carabinieri – incaricato delle indagini – che si esprima quasi esclusivamente in dialetto, non è reale né credibile, neanche nella fiction televisiva più popolare (oltre a non rappresentare più, in narrativa, un elemento di originalità). L’ostentazione eccessiva del vernacolo rientra nelle manovre di connotazione “geoantropologica” del testo.

Vero è che il termine “automobile”, quando riferito a quella della protagonista, è sostituito dal nome del marchio: Mercedes. “Prendo la Mercedes, salgo sulla Mercedes, indico la Mercedes, accendo la Mercedes”. Alle lunghe stanca e dà un sentore, ma solo leggerissimo, di sponsorizzazione.

Vero, infine, per il caffè in ghiaccio che viene sorbito in un bar di Santa Maria di Leuca. Lo zucchero che il maresciallo porge alla protagonista indignerà i puristi della nostra bevanda estiva per antonomasia, che ben sanno che il caffè va zuccherato, dal barista, appena filtrato dalla macchina dell’espresso e prima di versarlo sui cubetti nel bicchiere.

Falso, invece, che il Salento risulti saccheggiato da questo romanzo triller. La nostra terra appare sempre da sfondo, ritratta con piccoli tocchi di pennello, rispettata ed essenziale. Mai oggetto di ridondanti descrizioni a uso divulgativo o di “riempi pagine”, anche se, fra le righe, è come se se ne prevedesse un anticipato declino turistico visto che, nella storia, la famiglia Altieri, intorno alla quale si dipana il giallo, dopo aver “scoperto” il Salento alcuni decenni prima e dopo averlo fatto conoscere alla Milano bene, ha già deciso – in segreto – di disinvestire e andare via.

Non amo, per rispetto dei lettori, entrare nel merito della trama, che lascio tutta alla scoperta di chi vorrà leggere il libro ma è il secondo che leggo, negli ultimi mesi, ambientato nel Salento, che tratta di fatti familiari insoluti, di vecchi diari che – a distanza di decenni – fanno scoprire segreti sottaciuti e mettono in relazione avvenimenti accaduti molti anni prima con fatti recenti. Il Salento, anche questa volta, quindi, diventa un ambiente che catalizza i sentimenti, li mette in ordine, costringe i protagonisti a rivedere la propria vita in modo critico. Sbroglia e risolve matasse intricate, nel bene e nel male.

Le duecentosessanta pagine del libro, finito il gioco del vero e del falso, scorrono velocissime. Merito delle snellezza della scrittura in generale e dei dialoghi in particolare, asciutti e mai ripetitivi. Le mie aspettative, in questo senso, non sono state tradite; la storia risulta convincente e il finale, come ogni giallo che si rispetti, è a sorpresa anche se qualche piccolo indizio l’autrice lo darà, nel corso dei capitoli, per giungere alla conclusione con tutti i tasselli al posto giusto. Non ci servirà a sbrogliare tutto l’intrigo ma ci darà la soddisfazione di averne intuita almeno una piccola parte. La De Paolis è anche una dialoghista cinematografica per cui sa come si costruisce una storia mantenendo ritmi sostenuti, senza mai far cadere la tensione, intercalando colpi di scena e rivelazioni inaspettate che smonteranno più volte le previsioni e le congetture del lettore. Quando prima parlavo di fiction, lo facevo a ragione.

Non si griderà al miracolo, dopo aver letto Notturno Salentino, dato anche il genere che, più che invitare alla riflessione, punta sulle scariche di adrenalina. Nessuno ne sottolineerà a matita i passaggi salienti, ma nessuno si potrà dire pentito di averlo comprato, né potrà mettere in dubbio che, effettivamente, era una delle migliori scelte da fare fra i libri da ombrellone, o da ferie in città, dell’estate 2018.

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