Cultura salentina, Racconti, Scrittori salentini

Paese mio

di Titti De Simeis

Robert Doisenau, L’enfant et la colombe, Chêne, 1978

La strada si asciuga dalla gente e dal passeggio in questi luoghi che sanno dire: hanno parole, musica, un passato, un sapore,  una storia, calore e colori.  Selciati consunti su cui coincidono impronte e passi, silenzi e promesse.

E mentre scemano anche le voci  di un giorno caldo d’afa e tuoni a scrosci, sembra non voler sfinire, ancora, la sera di panchine fresche e fontane a zampilli. Piano così, torna a casa la stanchezza a dissetarsi e svestirsi, appiccicosa di lustrini e zucchero a velo. Lo stormire lento di foglie scuote una cicala intorpidita, che si riaccende nel sonno sciroccoso della sua notte.

Uno alla volta i lampioni si abbassano, i muri ancora tiepidi riflettono danze di gechi affamati di falene e zanzare. Da una finestra aperta qualcuno tossisce, come in ascolto tra questi miei pensieri.

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4 pensieri riguardo “Paese mio”

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