Recensioni

IT di Stephen KING, Sperling & Kupfer

di Elena Tamborrino

“Con un urlo che gli montava dentro come un’esplosione, Bill caricò. E Richie non lo abbandonò, passo dopo passo, restò al suo fianco. Colpirono insieme, entrambi con il pugno destro, ma Bill capiva che nella realtà non stavano affatto colpendo con le mani: sferravano il loro attacco lanciando contro It la loro forza unita, resa invincibile dalla forza di quell’Altro, ed era la forza del ricordo e del desiderio, e soprattutto era la forza dell’amore e di un’infanzia non dimenticata.”

Ci ho messo due mesi, più o meno, ma dovevo leggerlo. Prima di tutto per una promessa fatta a Fabrizio Vetruccio ed io le promesse tendo a rispettarle, anche se passano degli anni nel frattempo. E poi se proprio dovevo leggere King, volevo che fosse con quello che è considerato il suo capolavoro, “It”.

Quando dicevo che avrei cominciato a leggere “It” i commenti dei più mi mettevano in guardia: non dormirai la notte, sobbalzerai per qualunque fruscio, paaauuuraaaaa…

Più andavo avanti e più mi chiedevo di cosa avrei dovuto avere paura, visto che non avvertivo nessuna tensione, nessuna sensazione di spavento o il terrore che mi avrebbe dovuto invadere. E così ho cominciato a maturare la convinzione che “It” sia vittima della sua stessa fama, o meglio della fama che gli deriva dalla miniserie televisiva in due parti del 1990, diretta da Tommy Lee Wallace, tratta dall’omonimo romanzo di Stephen King. E qui c’entra molto il significato del verbo ‘trattare’, così come sarà per il nuovo film, atteso in Italia a ottobre, che è un ‘adattamento’ del romanzo, per la regia di Andrés Muschietti.

E questo è il grande problema di alcuni libri: nella trasposizione cinematografica rischiano di diventare quello che non sono, per ovvie ragioni di linguaggio cinematografico e forse anche di meno ovvie ragioni di cassetta.

Perché “It”, a mio modestissimo parere, non è un horror e non è un thriller: è un romanzo sulla paura, non di paura.

“It” è la storia delle paure di tutti noi, la paura per ciò che non conosciamo e che si presenta ai nostri occhi nelle forme più varie, così come succede ai protagonisti del romanzo Ben, Bill, Beverly, Richie, Eddie, Stan, Mike, ciascuno dei quali vede il mostro nel modo in cui questo incarna la sua paura più profonda, che si presenti sotto le spoglie del clown Pennywise o come un grande uccello predatore, o come un enorme ragno o come un barbone lebbroso e così via.

Attraversare queste paure e vincerle, questa è la sfida dei ragazzini, poi adulti, protagonisti di un romanzo che si può definire di formazione, dove la formazione, quel superare la linea d’ombra, passa anche da riti, uno in particolare che non dirò, che hanno qualcosa di sacrificale.
In “It” ci sono l’amicizia, l’infanzia, le prove, le rivalità, i pregiudizi, l’amore, i ricordi, la provincia americana, il coraggio, il dolore e poi sì, c’è anche la rappresentazione del terrore, in alcuni passaggi particolarmente truculenti.

Ambientata tra la fine degli anni Cinquanta e la metà degli anni Ottanta del secolo scorso a Derry, cittadina del Maine, la storia si sviluppa alterando la cronologia degli eventi e spostando continuamente l’azione tra ieri (infanzia dei “Perdenti” e concomitante sparizione e omicidio di alcuni bambini, tra i quali il piccolo Georgie) e oggi (ritorno a Derry degli stessi ragazzi che, ormai adulti decidono di sferrare l’ultimo attacco a It, al fine di eliminarlo definitivamente) e collocando le avventure dei protagonisti prevalentemente sotto la città, nelle fogne e nei condotti del sistema idrico.

Inutile dire che le mie cinque stelle su Goodreads sono giustificate dal valore che attribuisco alla scrittura e alla storia in sé, che va ben al di là del numero.

Consiglio di leggere la versione in ebook, solo per una questione di comodità: “It” in questo modo è salito su un volo Rayanair senza condizionare il peso del mio bagaglio a mano ed è venuto in vacanza con me.

Annunci

Un pensiero riguardo “IT di Stephen KING, Sperling & Kupfer”

  1. Relego King nelle mie letture di ragazzo – devo dire che ho iniziato a leggerlo molto presto, attingendo dalla libreria di una mia cara zia che non se ne faceva scappare volume e mi piaceva non tanto per l’angoscia che ne potevo trarre dalle letture ma più per la forza visionaria che, anche povero all’epoca da potermi permettere paragoni con una platea di autori più vasta (ho scoperto poi Peter Straub, che per certi versi a mio vedere supera King), non trovavo in altri autori.
    Per i miei gusti It non lo considero il suo capolavoro assoluto, altri sono di gran lunga più interessanti, vedi ad esempio Misery, Cujo, lo stesso Shining magistralmente portato sul grande schermo da Kubrick, ma allo stesso tempo ritengo It una lettura imprescindibile per chi volesse scoprire King. Nel tempo ammetto d’averlo abbandonato completamente, orientando i miei gusti su altro.
    Bella analisi, grazie.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...