Storia

Le bellezze di un borgo medievale: Sanarica


La Storia ci racconta che nella seconda metà del XV secolo i Turchi,  dopo aver consolidato il loro dominio in Asia Minore, cercarono, riuscendovi, a espandere le loro mire egemoniche anche nel  Mediterraneo. Infatti, nel mese di Agosto del 1480, guidati da Ahmed Pascià, assediarono  e conquistarono  Otranto nonostante l’eroica resistenza dei suoi abitanti massacrati nella cattedrale assieme al loro vescovo. I  superstiti oggi ricordati come gli 800 martiri, furono massacrati nel vicino  colle della Minerva dove si erano rifugiati e i loro resti sono oggi conservati in parte in una grande teca di vetro posta  nella cattedrale.  Non contenti di aver devastato la città, le loro incursioni si spinsero anche nei paesi dell’entroterra con saccheggi  che non risparmiarono neanche Muro Leccese, che  era già stato devastato intorno all’anno mille  quando  i suoi abitanti, per scampare a questa furia devastatrice, si spinsero nelle campagne vicine creando nuovi agglomerati urbani tra cui San Cassiano, Giuggianello e Sanarica, di cui oggi voglio parlarvi. Prima di descrivervi  i pregevoli monumenti  che adornano questo piccolo borgo, voglio però ricordare che con la  battaglia di Lepanto del 1571 la flotta turca fu  finalmente  annientata dalla “Lega Cristiana” guidata da Don Giovanni d’Austria.

Sanarica sorge a poche centinaia di metri da Muro e il suo stemma con le cinque torri che vi troneggiano, ricordano proprio quei confini che, intorno al 1400, Giovanni Antonio, figlio di  Raimondo Orsini del Balzo e Maria d’Enghien, pose come  baluardo tra i vari borghi che i profughi di Muro andavano edificando, per evitare contrasti fra le varie fazione.

Il nome Sanarica potrebbe significare “paese dall’aria buona”  ma è più probabile che  significhi “Senectus recans” cioè che porta fino a una serena vecchiaia.

Fra le varie delizie nascoste in questo borgo spiccano la “cripta dell’Assunta” e la Chiesa di San Salvatore che conservano evidenti tracce del medioevo bizantino con affreschi ancora in parte ben visibili, in parte meno, ma  sempre tangibili testimonianza di una storia remota. Come abbiamo già evidenziato, Sanarica non fu esente da invasioni turche  anche durante la presa di Otranto. A difesa della popolazione, nel ‘400,  era stato edificato un castello che oggi si trova nell’unica piazza proprio di fronte alla Chiesa madre . Sulle rovine di questo vecchio castello nel 1559 ne fu edificato uno nuovo come si evince da questa enigmatica scritta  che si legge sul portone d’ingresso:  Domnus Annobal Resta saranocensis hanc AEDOCULAM … POSTEROSQUE SUOS AERE SUO VOVENS A FUNDAMENTOS EREXOT 1559”che forse si può  tradurre così:

“ Il signore saraceno Annibale Resta costruì a sue spese, dalle fondamenta, questa casina, dedicandolo…” (manca il destinatario che potremmo immaginare fosse la popolazione  stessa).

Comunque a quel tempo Sanarica faceva parte del Principato di Taranto prima con gli Orsini del Balzo, poi con gli Aragona. Il castello fu in seguito occupato prima dai feudatari Lubelli  e poi dai Basurto. Quindi diventò Palazzo ducale. E’ circondato da un grande fossato che però non contiene acqua perché fu trasformato  in un lussureggiante agrumeto di cui attualmente restano poche tracce.

Oggi in un’ala del palazzo si sono insediate alcune famiglie private, ma la parte che appartiene al Comune sta per essere restaurata per farne un centro culturale e una bellissima biblioteca.

Chi si fermasse ad osservare la piazza volgendo lo sguardo solo al castello o alla Chiesa madre ad esso  prospiciente, si perderebbe la parte  più nascosta e più emozionante fra le bellezze di Sanarica: la cripta bizantina   dell’Assunta tutta scavata nella roccia che si trova proprio sotto la Chiesa madre. La cripta si presenta in tre navate ed è sostenuta da colonne grossolane ornate  da antichi affreschi  con figure di santi più o meno identificabili. Scendere nella cripta ci fa sentire lo scorrere del tempo e ci riporta indietro di secoli (probabilmente ai secoli decimo o undicesimo),  quando fu scavata e quindi affrescata.

E le meraviglie del piccolo borgo non finiscono qui. Percorrendo le sue strade s’incontra la Chiesa di San Salvatore anch’essa del periodo bizantino, sempre a tre navate con colonne bellamente affrescate su tutti i lati. I dipinti sono abbastanza ben conservati e ci mostrano la trasfigurazione di Gesù contornata da altre figure bibliche e che siano di fattura bizantina ce lo dimostra anche una scritta con caratteri dell’alfabeto greco incisi sulla parete esterna della cappella.

Chi poi dovesse arrivare a Sanarica da  Giuggianello, si troverebbe di fronte la Chiesa dell’Annunziata del 1620.  La statua che si trova all’interno di questa Chiesa  ha la caratteristica di assumere diverse posizioni probabilmente  con un   meccanismo nascosto al suo interno.

Ma  l’attrazione maggiore non solo per i saranichesi ma per tutti gli  abitanti dei paesi limitrofi, è il Santuario della Madonna  delle Grazie restaurato di recente. In questa zona la gente è molto religiosa e  per chi soffre di sciatica o dolori articolari  rivolgersi alla Madonna è di grande sollievo. Non per niente la Chiesa risalente al 1300 una volta si chiamava : “ Chiesa della Madonna della Reuma e della Sciatica”  La Chiesa fu quasi totalmente rifatta nel 1700  come risulta dall’epigrafe che troviamo sul frontone. Nel periodo precedente la festa dell’8 Settembre si tengono sul sagrato del santuario, messe all’aperto con una pletora di fedeli che arrivano in pellegrinaggio dai paesi vicini. Da segnalare all’interno della chiesa, oltre a una statua in legno di fattura napoletana, un meraviglioso, recente  organo in legno di pregevole fattura.  All’esterno il frontone è abbellito da fregi di fattura barocca. Inizialmente il santuario era ad una sola navata essendo state aggiunte le due navate laterali da alcuni marinai tarantini miracolati dalla madre di Cristo. Così vuole una leggenda che racconta come dei marinai furono colti da una tempesta nel mare di Badisco. Ascoltati dalla Madonna che li graziò, costruirono a loro spese le due navate laterali.

Un’ultima perla di Sanarica è un superbo menhir che s’innalza in un crocicchio poco distante dal centro abitato. Dino Licci

 

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