Cultura salentina, Scrittori salentini

Milano centrale

di Lorenzo De Donno

Edward Hopper: Compartment C, Car 29313

Compreso nel prezzo del biglietto pago la possibilità  di poter leggere  e scrivere, di sonnecchiare, di osservare la gente e di ascoltare le loro storie.

Ci sono perfetti sconosciuti che iniziano a scambiarsi frasi di convenienza e, dopo poche stazioni, già si raccontano la vita. Ci sono coppie nevrotiche, che parlano poco ma ogni parola che si scambiano  è un affondo di fioretto.  Altri fanno telefonate lunghissime, preparano incontri di lavoro, fanno scenate di gelosia, oppure organizzano serate in compagnia in qualche posto rinomato. Bastano pochi scambi di battute al telefono per farmi collegare i fotogrammi, per farmi  inventare i pezzi del puzzle che mi mancano per delineare un’ipotetica storia, per quanto approssimativa o inveritiera, per quanto chi parla stia tentando di utilizzare parole generiche e di mantenerla segreta.

Le storie  che non ascolto,  le immagino. Di fronte ad alcuni sguardi inespressivi di viaggiatori che fissano il vuoto, oppure che si sono addormentati con il capo reclinato in modo quasi innaturale. Un sonno che li conforta ma li disarma, perché fa perdere loro  il controllo, in qualche modo li espone e li priva di difese immediate.

Poi osservo  il mondo che scorre fuori dal finestrino. Sono racconti di persone con i cappucci tirati sulla testa, che attendono assonnate e infreddolite nelle stazioni e ai passaggi a livello, con gli auricolari nelle orecchie che servono, se non a cambiare la trama, almeno a modificare la  colonna sonora  della loro vita. Sono racconti di uomini e di donne, studenti e pendolari, molti a piedi o in bicicletta, altri nelle loro utilitarie  con i vetri appannati.

Sono, ancora, i  racconti suggeriti dalle prime luci che si accendono nei palazzi popolari, oltre i muri imbrattati  della ferrovia. Mi sembra di sentire l’odore delle case che si risvegliano all’alba, quella fusione di profumi caldi e umidi di sapone, di vapori dolciastri dei respiri notturni e dei letti sfatti. Di detersivo dei panni che indugiano ad  asciugare sui termosifoni. Dell’aroma del caffè in offerta che gorgoglia nella moka.

Quando prendo un treno non pago mai solo il passaggio.

 

 

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