Saggio, Scrittori salentini, Scrivere il Salento

La chiesa di Santa Marina

di Lucio Causo

Antica Chiesa di Santa Marina (Taviano)

Tanti anni fa per andare alla marina di Mancaversa (frazione di Taviano) si lasciava la strada asfaltata per Gallipoli e ci si immetteva in una stradina di terra battuta sulla sinistra, che percorreva per circa cento metri, il vecchio tracciato che portava al mare e che rasentava l’antica chiesa di Santa Marina facendo pensare a tante cose vedendola cadente e abbandonata dopo tanti secoli di gloria per la chiesa e per la Santa. Per quel luogo e quella chiesa la popolazione aveva una profonda venerazione, sia per la devozione che i contadini avevano per la Santa sia perché intorno a quel luogo si parlava di un misterioso tesoro (l’acchiatura) nascosto chissà dove da tempo remoto. Alcuni scavavano di notte enormi buche nella terra vicino alla chiesa per cercare il tesoro nascosto. Altri  lasciavano i segni della ricerca fatta per l’acchiatura all’interno della chiesetta. Ricordo che quand’ero ragazzo si era sparsa in paese la voce che era stata trovata l’acchiatura sotto l’altare della chiesa e allora molti giovani esaltati dalla notizia si recarono a Santa Marina per vedere dove era stato trovato il misterioso tesoro. Ma la verità non si è mai saputa.

Campanile antica Chiesa di Santa Marina

Santa Marina è una chiesetta rurale, costruita negli ultimi anni del Seicento. Dapprima fu dedicata a Santa Maria di Costantinopoli e poi a Santa Marina, molto amata e venerata dal popolo. La parte centrale è collegata a tre ampie arcate cieche, due a destra e una a sinistra; vi sono annessi alcuni piccoli locali nella parte retrostante. Di fronte alla chiesa, a circa venticinque metri, sorgono una cappelletta  e una edicola, così che tra queste e la chiesa vi rimane uno spiazzo che sembra una piazzetta. La chiesa, le arcate e le edicole un tempo erano affrescate con figure di Santi, di Angeli e motivi floreali. Così nei riquadri e nelle lunette, sulla volta a stella e sulle pareti: affreschi eseguiti nel secolo XVIII con colori vividi e bene accostati ma di cui  è rimasto poco o niente. Tutte le costruzioni del genere, di cui il Salento è ricchissimo, testimoniano l’antica devozione popolare, le tradizioni e il folklore paesano di un periodo molto importante sotto l’aspetto antropologico e sociale. Ora tutto questo è dimenticato, abbandonato … il passato non conta più. Eppure in quella chiesa tutte le domeniche e le feste comandate, i massari, i mandriani e i contadini delle vicine masserie vi convenivano per ascoltare la Santa Messa e assistere agli altri riti sacri.

Nicchia di fronte alla Chiesa di Santa Marina

I nostri nonni raccontavano che a Santa Marina nel giorno dedicato alla Santa, il 17 luglio, si faceva una gran festa nel piazzale antistante la chiesa dove si svolgeva una fiera molto attesa dalle famiglie dei paesi vicini. Fin dallo spuntare dell’alba la chiesetta si animava di persone vestite a festa che arrivavano con i carretti e si davano da fare per sistemare le bancarelle dove si vendevano noccioline, statuine di terracotta raffiguranti la Santa, zacareddhe colorate e capisciole. All’ora della Messa tutti partecipavano con devozione, la maggior parte seduti per terra. Poi arrivava l’ora di mangiare e di bere all’ombra degli alberi d’ulivo o addossati ai muretti a secco e si consumavano le povere cose portate nelle sporte, ma molto saporite. Dopo il pisolino venivano aperti i giochi campestri per i ragazzi. Oltre alla corsa con i sacchi era molto richiesta la famosa corsa degli asinelli. La cosa singolare era che non vinceva l’asinello che arrivava primo al traguardo, ma quello che arrivava ultimo. Tutto finiva poi in allegria e divertimento davanti a un buon bicchiere di vino e a un pezzo di formaggio pecorino. La festa finiva appena il sole si nascondeva dietro la Serra ed arrivavano le prime ombre della sera. Un saluto frettoloso a Santa Marina, ai parenti e agli amici e si partiva per il paese o per la masseria con i carretti, gli asinelli, le biciclette e molti a piedi. L’augurio più sincero era quello di ritrovarsi tutti insieme il prossimo anno per la festa di Santa Marina. E così si viveva stentatamente ma almeno in armonia ed amicizia; si lavorava e si crescevano i figli nella pace del Signore.       

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