Racconti, Scrittori salentini

I tre foglietti bianchi

di Lucio Causo

Eugène Boudin: Le Havre, coucher de soleil a mer basse

Incerto nella scelta, Paolo pensò di rivolgersi per consiglio alla signora Elisa, se non altro, per la posizione che quella donna occupava nel suo cuore. Paolo, malgrado la sua momentanea incertezza, aveva una certa esperienza di vita e di amore. Le avventure erano venute a cercarlo richiamate dal suo bell’aspetto, dalla sua ricchezza e dalla sua libertà. Soltanto, malgrado la sua esperienza, un fondo di timidezza gli era rimasto. Lo provava la sua storia con Giulia.
Aveva amato quella donna vivamente, ne era stato soavemente respinto, e aveva mutato il suo amore in devozione e rispetto. Merito suo, o di lei? Di lei, egli pensava. Di lei che gli aveva fatto credere alla virtù, al disinteresse, alla purezza, a un modo di cose a cui egli era predestinato a credere. E nessun amaro pensiero gli aveva turbato quella convinzione. Secondo Paolo quella donna non era arida e fredda, desiderosa di avere molto senza dare nulla, di giocare molto senza nulla arrischiare.
Quella devozione durava in Paolo da parecchi anni. Andava da lei molto spesso e trovava sempre nella sua casa un tiepido sorriso e una tazza calda di tè. Adesso, ormai sulla quarantina, apprezzava le avventure che andavano allontanandosi forse perché il lume era più fioco e lo stagno si inaridiva. Fatto sta che le cose volgevano quasi al legame, all’abitudine e Paolo cominciava di tanto in tanto a impaurirsi. Pensò allora di prendere moglie: e si trovò fra due occasioni. Le due “occasioni” erano l’una vedova e l’altra fanciulla, carine tutte e due, ai suoi occhi e al suo spirito sebbene in modo diverso.
Quale delle due amava? Tutte e due: e nessuna. L’una e l’altra, secondo quella che era presente, secondo quale delle due, in quel momento, gli andava meglio. Poiché Paolo in ogni donna aveva sempre amato non quella tal donna, ma l’amore, adesso tutte e due gli parevano uguali e quindi non sapeva quale gli conveniva scegliere. Per chi decidersi? E inutilmente egli, quando era solo, aveva bilanciato col pensiero i pregi di tutte e due. Eguali. Era necessario che qualcuno lo decidesse alla scelta.
Chiedere consiglio alla signora Elisa? Questa idea, che tutt’a un tratto balenò nella sua indecisione, a Paolo non parve bizzarra, tanta era la fiducia che aveva in lei, nel suo giudizio e nella sua amicizia. Vi meditò, vi meditò: stette a lungo in forse: fino a che un giorno, un giorno che più quella indecisione gli riusciva penosa, e quella decisione incombente, varcò risolutamente la soglia della sua casa, ove egli si sentiva appunto di casa, con quel proposito, e con le parole già pronte …
Era un pomeriggio di febbraio, smorto e freddo, senza colori e quasi senza rumori, ovattato in una pigra bruma d’inverno. Salendo le scale, Paolo pensò ancora alla singolarità della sua vita e sorrise … Con quel sorriso traversò l’anticamera e si trovò in un piccolo salotto ove Elisa era solita ricevere gli amici fedeli. Ella non c’era ancora: era stata dalla sarta, ma fu introdotto lo stesso. Faceva caldo là dentro! E che buon profumo di fiori! Paolo si chinò ad odorare i fiori. Ecco: era stata dalla sarta e adesso, scelto un colore e un vestito, ella indicherebbe a lui un destino. Com’era buffa la vita
Elisa arrivò: – Oh! Paolo! – Lo interpellava, così, amichevolmente … Era rosea, serena. – Bravo, bravo! Brutta giornata, eh? – Poteva essere decisiva, soltanto … Il caminetto era acceso. Ella girò lentamente lo sguardo verso la fiamma, poi lo riportò su Paolo.
– Raccontami, su … Notizie? Che hai? Mi sembri preoccupato … – Che donna preziosa! Lo salvava dall’imbarazzo di un preambolo. Si sarebbe detto che indovinasse i suoi segreti pensieri. Nessuna ironia, nessuna astuzia. Soltanto un sorriso, un aperto incoraggiamento.
– Sì, sono preoccupato, amica mia … Sono a un punto della mia vita … Ho riflettuto a lungo; e rimango ancora perplesso …
Come dire a quella donna, bella, alta, slanciata: io amo due donne? Pur non amandola d’amore, Paolo non poteva non pensare che era lei che aveva rinunziato a dominare la sua vita. Se lo avesse voluto egli non sarebbe lì a tenere quel discorso, adesso! Ma di nuovo ella lo incoraggiò: – Pene di cuore?
– Ecco, non propriamente pene: imbarazzi. E, modestamente, Paolo incominciò a parlare. Dipinse la sua solitudine, parlò del suo avvenire. Si sentiva un po’ ridicolo, da principio: ma poi lo sguardo grave e la muta attenzione della donna lo rassicurarono. Le donne non sentono il ridicolo, anzi, un po’ di romanticismo, un po’ di semplicità, le seduce. Considerano tutto questo come una prova di stima verso loro e come un indizio di serietà in chi parla. Paolo proseguì pertanto, rassicurato, il discorso e venne al punto più grave: – Ho deciso di prendere moglie! …
Questa volta Elisa parve scuotersi; e come un lampo le passò negli occhi. Ma così fugace, che Paolo non giunse in tempo ad interpretarlo …
– Oh! Bravo! Da tanto tempo te lo dicevo … –
– Sì; è vero … Ma, sai: è una decisione così grave! …
– Perché? – disse candidamente Elisa.
– Le donne non sono così cattive come qualcuno le dipinge; e una buona ragazza intelligente, onesta, fedele, la puoi trovare ancora cercando. Anzi, suppongo che l’hai trovata. –
– Una ragazza? – Paolo esitò: e allora la donna incalzò:
– Mio Dio sarebbe una vedova? La signora spalancò gli occhi stupita; poi scoppiò in una risata.
– Ho capito! Ti conosco … Sei un uomo indeciso … Sono due: ho indovinato? Ne ami due …
– Oh! amare! – replicò Paolo con la stessa aria modesta.
– Ti piacciono … Ti convengono … Ho capito … Come si chiama la vedova?
– La signora Silvia Marchi … – Elisa chiuse gli occhi, come a richiamarsi in mente la figura della nominata. Poi aprendo lentamente la bocca, quasi assaporasse un confetto, disse:
– La conosco … Un angelo! E la seconda?
– La signorina Giulia …
– Giulia Solari, eh? La conosco! Un …
– Angelo? – interruppe Fabio.
– Precisamente. Hai scelto bene, amico mio. Capisco la tua indecisione! – Elisa non solo lo scusava, ma lo approvava. Egli le prese una mano e disse:
– Ma non ho ancora scelto! Ecco, vengo a chiederti: che mi consigli?
– Che cosa? Tu vuoi chiedermi quale consigliarti delle due? – rispose Elisa con la calma che la contraddistingueva.
– Ecco, volevo chiederti precisamente, quale …
– Mi metti in imbarazzo … sono tutte e due, due …
– Angeli! – volle ripetere ancora Paolo; ma ella non gliene lasciò il tempo.
– In un bell’imbarazzo! Se poi non saresti felice con quella che ti ho indicata, non me lo perdoneresti …
Paolo sentì un freddo al cuore. Pensava di essere vicino alla risoluzione e invece si trovava in alto mare. Se Elisa non lo aiutava come avrebbe fatto? Seguì un silenzio. Poi, d’un tratto, ella lo ruppe, ridendo:
– Ci sarebbe un mezzo: consultare il destino. –
– Ah! – disse Paolo un po’ scetticamente. – Il destino, già … Ma dove sta di casa? –
– Non ha casa – rispose la signora Elisa con qualche severità. E’ dappertutto. Qui, per esempio. –
– Qui? – Paolo la guardò e le vide in mano il taccuino delle note con la copertina d’argento.
– Non capite? E’ semplicissimo. Tu scrivi i due nomi su due foglietti di carta … Tieni, su due foglietti del mio taccuino poi si tira a sorte: e quello che verrà su …
– Ah! Ah! Graziosissimo!
– Non mi pare che sei molto convinto! Tu manchi di volontà , caro amico. Sarà meglio che lasciamo una terza via d’uscita al destino … Vuoi? Metteremo anche un foglietto bianco … se estrarrai quello, vorrà dire …
– Che resterò il tuo amico delle cinque! – mormorò Paolo galantemente.
– Vuoi, dunque?
– Sì, sì. E’ graziosissimo … Hai detto tre foglietti?
– Tre! – Ripeté ella, staccando alcuni fogli dal taccuino.
– Scusa – soggiunse – questi non contano. Questi sono affari miei … Adesso, a te. Scrivi …
Lo fece sedere davanti al piccolo mobile e al taccuino. Poi si allontanò discretamente.
– Fatto? – chiese dopo un momento, tornando a lui.
Prese i due foglietti, li scrutò, li compilò attentamente … Silvia … Giulia … – Bene … Piegali, adesso … Così, in quattro … Ah! Ci manca il terzo, quello bianco … Dai a me …
Tornò via, prese, dopo averlo cercato un istante, sull’angolo, un vasetto d’argento: vi lasciò cadere i tre foglietti.
– E adesso a te …
– No, tocca a te – ribatté Paolo. – La mano innocente …
Serissima, ella introdusse due dita nel vasetto, trasse uno dei foglietti, glielo porse. Mentr’egli lo svolgeva, ella ne seguì gli atti con commossa gravità. – Bianco! – proruppe Paolo. – Nessuna!
– No … questo non va! – esclamò lei, colpita.
– Perché non va? Era il destino! … Ella parve arrendersi. Prese i foglietti, li buttò nel fuoco.
– Ci ripenserai – disse – Per adesso … – Ma scosse il capo, come convinta anche lei che veramente era stato il destino a parlare …
E Paolo ci ripensò: ma non ne fece nulla. Qualche tempo passò: le occasioni passarono. E un giorno, per entrambe, per Giulia e Silvia, fu troppo tardi … Paolo non le avrebbe trovate più …
Fatto sta che egli non prese in moglie né Silvia né Giulia; ma che tutte le volte che un rammarico lo pungeva poté mormorare a se stesso, gravemente: – Che ci potevo fare? E’ stato … il Destino!

Tuglie, 29 novembre 2018 Lucio Causo

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