Racconti, Scrittori salentini

Ho rivisto Otranto

di Giuseppe Santoro

dal romanzo in fase di ultimazione La terza luna di marzo )

Ho rivisto Otranto, il porticciolo, il tuo porticciolo, il dondolio delle barche legate a forza al pontile prenderci i ricordi e l’anima, e il mare, l’ultimo tuo mare color cobalto in un’alba con celesti venature boreali, tale da immaginare scivolate via da una tavolozza d’un grande pittore, ed eri tu il grande Pittore.

Ho rivisto la porta che conduce al Centro Storico, dove tu amavi trascorrere i meriggi delle lievi ottobrate, mano nella mano, rispondere al saluto ed ai sorrisi accennati e imbarazzati delle coppie levantine.

Noi c’eravamo, sempre, impegnati a giurarci ritorni, insieme, presto, molto presto, domani, domani l’altro, nel tuo ultimo mare.

Ho rivisto Otranto, la cattedrale specchiarsi nelle tue lacrime, proprio come quando prendevi il treno che ti avrebbe condotta al tuo verde mare di alga marcia grigia e scura. C’era stato un grande litigio, virile, uno dei tanti irragionevoli litigi, che ancora una volta sarebbero serviti a puntellare il nostro stare insieme.

Perché non amore, perché solo stare insieme?, ti chiedevi, ed era come se per un momento ti ascoltassi, e mi chiedevi ancora, ma non potevo risponderti, la pioggia di ottobre, ancor calda e violenta, e il vento turbine, avevano coperto a stento un mio singulto e trascinato le lacrime al mare.

Ho rivisto a Otranto un grande Amore sfiorire. Poi il fato farsi largo tra gente indaffarata e sorda.

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