Pittura

Sensazioni, connessioni, coincidenze

l’arte pittorica di Lella del Giudice, salentina di Poggiardo (Le)

di Paolo Rausa

Lella del Giudice: “Il futuro è scritto”

“Mio padre Luigi è stato un artista, sarto di mestiere. Un ritrattista. Riproduceva scorci meridionali, salentini, fiori, natura… La mia passione è nata da lui!” Parte con questa dichiarazione d’amore la premessa di Antonella, detta Lella, che racchiude barlumi di devozione ma anche l’inizio della divaricazione per la sua affermazione autonoma.

Un’eredità artistica che ha il suo peso per la gratitudine dimostrata e per gli sforzi di ricercare una propria via, che si afferma nella tecnica e nella sensibilità maturata nel corso della sua esperienza vitale. “La pittura mi ha sempre appassionato. Ho preso in mano tutta la sua produzione e gli attrezzi.” Segretaria d’amministrazione, formazione linguistica, autodidatta come lui, qualche anno fa prende lezioni su disegno dal vero e prospettiva. E parte per questa avventura artistica… “Ho iniziato con i figurativi, dipingo volti, immagini. In ogni tela c’è un pensiero, una parte mia. Racconto come sono, racconto della società, mi autorappresento. Senza prendere modelli diversi, ho scelto me”. Lella si sofferma a illustrare il suo preferito (1): in primo piano il volto di una donna con i capelli scarmigliati – ‘carattere dei lavori miei!’ -, con gli occhi chiusi. E’ una cosa inconscia che le viene, come se guardasse dentro di sé. I capelli hanno come terminali dei fiori, delle rose, fluorescenze, dei petali dalle foglie. Racchiudono in alto una figura maschile, nuda, prigioniera dentro i capelli/rami, una specie di gabbia. “Ed è l’inganno. A volte la bellezza e il profumo di una persona ti possono ingannare. Poema sull’inganno e sulla rosa, 9 dicembre 2012”.

Lella del Giudice

Lella racconta di una ragazza americana che ha avuto le stesse sensazioni e le ha trascritte in parole alate e nello stesso tempo un ragazzo indonesiano si è autorappresentato nella gabbia, senza sapere che anche lei aveva realizzato un quadro dello stesso genere. Il titolo è ‘Strane coincidenze’. La gabbia richiama i pregiudizi. Come liberarsene? A fianco un’altra visione onirica che fa i conti con la realtà (2). In primo piano in basso un panorama desertico con dell’acqua rappresenta il mondo, la rovina, la guerra con due teschi, la morte. Sollevata, su una nuvola, una figura femminile coperta in parte da un peplo rosso con i capelli al vento indica il suolo, intorno a lei uccelli in volo, gabbiani. Quasi fosse una stella che rifugge dalla terra, da cui si stacca in un modo paradisiaco con un libero volo. “Lascio che le cose mi portino altrove”. Fly away from here (volare via da qui) è una figura femminile slanciata, fasciata da vestito aderente e svolazzante, capelli in movimento come lei (3). Un’altra figura femminile, contorta e rappresa, con i capelli rossi grondanti sangue (4) è del 2015. “Non tutto si piega al suo volere, macchie di colore, molto istintiva”. Accanto un disegno in matita rossa, sanguigna, del 2009, rappresenta una donna ricoperta di mani su tutto il corpo che richiama  la violenza tragica sulle donne. I capelli all’insù, scompigliati. “Ho iniziato con i nudi d’arte, ritraendo il corpo esclusivamente femminile, inteso come opera d’arte essenziale. Poi ho cominciato a capire, in maniera inconscia”.

Lella del Giudice: “Manichino”

Un manichino (5), un busto rotto, rinvenuto fra gli oggetti di papà, dopo essere stato dipinto è diventato un lume. Dietro, sulla parete, una ragazza seduta su un baule con paesaggio e un palloncino rosso (6) è un autoritratto. Una bambina con il cappotto rosso (7), del 2016, è appoggiata su un muro con la sua ombra e in evidenza le parole, una verità incoraggiante: ‘Il futuro non è scritto’, una citazione di Joe Strummer dei Clash. Le autorappresentazioni continuano con una figura di donna, tecnica mista, solo il volto, occhi chiusi e capelli al vento, del 2014.  ‘Delusione’ è il titolo di un’altra tela. Rappresenta una sagoma con la testa reclinata e al centro del corpo un quadro con una rosa e un cuore a pezzi, sullo sfondo un’eclissi solare. L’ispirazione nasce da questa frase ‘will my heart be broken When the night meets the morning star? (il mio cuore sarà rotto quando la luna incontra la stella del mattino?) della canzone di Amy Winehouse  ‘Will You Still Love Me Tomorrow’ (Tu ami ancora ma tornerai?). “A parte i ritratti su commissione, adesso faccio delle cose d’istinto su quanto ti isolano i cellulari dal mondo.” Un artista non è mai povero! (da Il pranzo di Babette).

 

Milano, 01/04/2019

 

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