Architettura, Scrivere il Salento, Territorio

La Villa Episcopo

La Villa Episcopo di Poggiardo (Le), fiorente giardino ottocentesco all’italiana, donato ai cittadini ma non fruito

di Paolo Rausa

la villa: portale d’ingresso

La Villa Episcopo si estende in Poggiardo (Le) accanto all’imponente omonimo Palazzo, realizzato di fianco alla Chiesa Madre intorno alla metà del ‘700, una vicinanza significativa per esprimere la venerazione della famiglia e la saldezza del potere civile ancorato alla fede religiosa, con annesse strutture agricole per il deposito, la lavorazione e la conservazione delle derrate agricole che provenivano dall’immensa proprietà denominata La Falca, lungo la via che da Vaste si dirige a Cocumola e contado vicino.

Alberature

Alla famiglia riconosciuta nel ruolo economico, sociale e politico – un suo esponente di riguardo, don Pasquale, divenne senatore del regno – non restava che immaginare, sulla scia di quanto avevano già fatto o si apprestavano a fare eminenti famiglie della zona in altri paesi vicini, di dotare il Palazzo di un luogo di svago e di amenità, dove passeggiare, dilettarsi di dotte discussioni e intrattenere gli illustri ospiti che nel corso del viaggio verso il Capo di Santa Maria di Leuca si potevano intrattenere in questa landa di terra fortunata, il Paradiso Terrestre come lo chiamavano ammirati da tanta continua produzione agricola i contadini del luogo. Fiorì dunque sul lato sud est dell’ampia piazza pubblica su cui si affacciava il Palazzo un ampio giardino, florido di specie mediterranee, arbusti e fiori per la gioia degli ospiti che si potevano intrattenere al fresco, sotto le ombre degli alti pini mediterranei. Fu concepito e realizzato nel 1881 dal paesaggista ingegner Rossi seguendo gli schemi dell’epoca, con siepi, aiuole e forme geometriche, secondo un fine equilibrio tra ampiezza, posizione delle aiuole e scelta delle specie vegetali. Percorso da vialetti, contiene diverse specie mediterranee e piccole grotte. La geometria delle sue composizioni è di derivazione rinascimentale e indica la razionalità che attraverso i suoi percorsi sa districarsi dai labirinti della vita. Cosimo De Giorgi, nei suoi Bozzetti di viaggio lungo la provincia di Lecce, è entusiasta, quando ci passò nel 1887: “[…] È veramente luogo di delizia. […] La flora di diverse regioni d’Italia ha mandato qui i suoi rappresentanti, e questi adornano le aiuole e vegetano nelle tiepide aranciere, artistiche all’esterno, comode, spaziose e bene riparate da geli invernali nell’interno. Le camelie, le azalee, le gardenie, i rododendri crescono in piena area all’ombra dei pini: mentre le araucarie, i cedri, le tuje e gli aranci dispiegano la loro chioma sempreverde e profumata accanto agli eucalipti ed alle piante che si arrampicano su eleganti chioschi di forme svariate e pittoresche”.  Straordinario! Visto oggi è rimasto così, bello, intraprendente, luogo dell’anima.

la villa: angolo turrito a est

Da Don Pasquale a don Fedele. Intanto il Comune aveva realizzato al centro della piazza un villino, carino, ma piuttosto misero rispetto alla maestosità di Villa Episcopo. Ammirato e fatto oggetto di studi e di percorsi turistici e botanici, fu giudiziosamente donato da don Fedele, ultimo della dinastia, al paese, con l’usufrutto alla moglie donna Tonita. Che aveva rinunciato al privilegio, pretendendo dal Comune la cura dovuta a conservarne la bellezza. Come spesso accade i propositi vengono traditi e la legittima usufruttuaria ha preferito ritirare il lascito da ormai qualche tempo. E’ un peccato perché si perdono le opportunità che offre la Villa per godere della sua funzione, della sua bellezza e per proporre degli intrattenimenti culturali, all’ombra dei pini: lettura di poesie, musica, teatro, cinematografo estivo… L’Associazione Culturale Orizzonte sta predisponendo un programma da sottoporre al Comune e a donna Tonina perché i cittadini possano ritornare a fruire di un luogo di refrigerio del corpo e dello spirito. Fernando Rausa dedicò nella raccolta ‘Fiuri… e culuri’ del 1972 una poesia, dal titolo appunto: “Lu Parcu Episcupu – A don Fedele nosciu ieu me ‘nchinu/e a donna Tonita tantu de cappeddhru!/Ne desera pe’ ntuttu lu villinu/cu nne squariamu meju lu cerveddhru./‘Nthra ‘llu core nosciu misara nn’uju/ca spitterra e ‘mbrazza stu thrauju.//E allu Sinnicu, avvucatu Pascaritu,/nun c’è palore, fittu scìu sbattutu…/ha fattu lu Pusciardu cchiù cunthritu/e pe’ llu meju a quatthru s’ha spartutu./Nn’aie datu a tutti tantu preggiu/e mo’ ne dese puru lu passeggiu…//A tutti li carusi me raccumannu…!/Cu’ lle caruseddhre e cu’ llu Parcu/faciti li maffiusi… ma pinzannu/ca tutte ddoi nu’ ffosera de mmarcu…!/E quannu sutta razzu passiggiamu/de ste signurie nun ne scurdamu…” (Il Parco Episcopo – A don Fedele nostro io mi inchino/e a donna Tonita tanto di cappello…/ci donarono con liberalità il villino/per rasserenarci meglio la mente./Nel nostro cuore ci diedero una gioia/che trabocca e abbraccia questo travaglio.//E al Sindaco, avvocato Pascarito,/non ci sono parole, sempre andò sbattuto…/ha reso Poggiardo più orgoglioso/e per il meglio in quattro si è diviso./Ci ha dato a tutti tanto pregio/e ora ci ha arricchito anche del passeggio…/A tutti i giovani mi raccomando… !/Con le ragazze e con il Parco/ostentate pure eleganza… ma pensando/che tutte e due le cose non sono di poco valore… !/E quando sotto braccio passeggiamo/di queste signorie, vi prego,  non ci dimentichiamo…).

 

Poggiardo, 11/06/2019

PAOLO RAUSA

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