Racconti, Scrittori salentini

Zingara

di Tina Cesari

Amedeo Modigliani: Gypsy Woman with Baby (1919)

Il ferro fuoriusciva dalla sporta di vimini appesa alla spalla destra e luccicava aguzzo, sottile come un raggio luminoso.
Non capivo perché la mamma, una volta alla settimana,facesse entrare in casa lei, la zingara. Le vesti lunghe, colorate, le dita dei piedi fuoriuscivano dalle scarpe slargate e polverose che avevano conosciuto molte strade di paese.
La bambina succhiava il suo latte dal seno generoso e il viso era già ruvido, nonostante la recente maternità. Poi, finiva di allattare e beveva un bicchiere di acqua fresca.
I ricordi sono vaghi ma riaffiorano improvvisamene come un flash quando sento parlare degli zingari che una volta si fermavano nei nostri paesi per un po’ di tempo, nelle piazze per ferrare i cavalli, riparare ombrelli vecchi, vendere i ferri per fare la pasta.
E tutto adesso mi risulta più chiaro, quella presenza che si aggirava nella mia casa di bambina era reale, ma non riuscivo allora ancora a capire come mai la mamma la accogliesse con tanta familiarità, come fosse una zia o una vicina di casa. Poi lei se ne andava e salutava tutti col viso sorridente e il pacco di pasta che fuoriusciva dalla sua sporta ringraziando, riconoscente.
Ora ho capito tutto.
Ho capito perché le persone diverse, gli stranieri, gli esclusi non mi fanno paura, anzi ne sono attratta.
La mia prima educazione interculturale me l’ha data mia madre.

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