Cultura salentina, Racconti, Scrittori salentini

Libera

di Tina Cesari

ritratto di Lunia Czechowska – Amedeo Modigliani

Il cane è lì che mi guarda, il suo muso contro il mio viso, ma non riesco a muovermi, ad aprire bocca, neanche ad emettere il più piccolo gemito.

Da quanto tempo sono qui? Non lo posso sapere, tutto intorno è già buio e di tanto in tanto si intravedono le luci riflesse dei fanali delle macchine che si ribaltano nei vetri della finestra, nella stanza vuota.
Tu mi vuoi bene, si che mi vuoi bene. Altrimenti non schiacceresti il tuo muso contro il mio, non cercheresti il calore della mia pelle per cercare il contatto.
Ma so che non puoi aiutarmi, puoi solo farmi sentire meno sola.
Il soffitto è buio come la notte, e questa notte è più nera del solito, la luna fuori si è nascosta perché si vergogna, non vuole rendersi complice di un misfatto tanto orribile.
Il cane, invece, non lo sa, inconsapevolmente è diventato il mio carceriere che obbedisce ai comandi del padrone.
Che tornerà, lo sento, arriverà e questa volta non so quale cattiveria nuova vorrà inventarsi per accanirsi su di me.
Fuori sento i rintocchi del campanile della chiesa maggiore, li ho contati, sono dodici, come le ore in cui sono rimasta legata per le mani e piedi e distesa sul tappeto blu del pavimento.
Arriverà, arriverà molto presto, come tutte le sere, e sentirò il suo fiato nauseabondo aleggiare su di me, roteare intorno al mio corpo come un macabro rituale prima della violenza, prima verbale, poi fisica.
Oh, se tu potessi liberarmi le mani strette, spegnere il fuoco intorno ai polsi, amico mio peloso, che ti sei accucciato di fronte a me.
Vedo i tuoi occhi come due pezzi di vetro scintillanti, che si accendono quando la luce fuori li attraversa, sei bello, sei proprio bello e poi questo calore contro la mia faccia mi riscalda col suo tepore.
Ecco, adesso faccio un leggero movimento per far roteare le mani attorno al fazzoletto che le tiene strette e avverto un po’ di sollievo.
Ma tu ti alzi, ti stiracchi e ti dirigi fuori dalla porta della camera.
Chissà, forse starai ispezionando le altre stanze e tra poco so, che ritornerai, già sento il rumore delle unghie contro il pavimento, regolare, cadenzato.
E ora stai abbaiando contro la porta dell’ingresso, hai sentito un rumore, poi torni da me come per invitarmi ad alzarmi per aprire e scoprire l’ospite che sta per entrare.
Ma sono ferma, immobile, ancora non l’hai capito.
Ti sei nuovamente accucciato vicino a me, e tiri fuori un sospiro come di rassegnazione, tanto per te l’importante è starmi vicino, anzi ,sarai quasi felice di sapere che non uscirò e ti lascerò solo come faccio spesso, promettendoti al ritorno una passeggiata lunga o il giro dell’isolato.
Questa volta non potrò accontentarti, sai, lui arriverà e non tarderà, lo sento.
Forse domattina, se non avrò una macchia troppo vistosa da nascondere sul viso, potrò uscire con te a prendere un po’ di sole e tu scodinzolerai accanto a me, altezzoso e quasi orgoglioso della presenza della tua padrona accanto a te.
Sono proprio stanca, sai, amico mio, stanca di subire, eppure il coraggio io l’ho avuto, di denunciarlo.
Ma forse è troppo tardi per me, come per le altre donne che non ce l’hanno fatta
Sento che non durerà a lungo, che sta per succedere l’inevitabile perché in questi ultimi giorni lui è sempre più aggressivo e ha detto più volte che me la farà pagare.
Ma cosa? La mia sacrosanta aspirazione alla libertà, il mio diritto di essere me stessa e non il fantasma di una donna che ha perso la propria dignità.
Questa volta il cane ha abbaiato, ha fatto una smorfia e si è precipitato vicino alla porta.
Qualcuno ha bussato con la forza, dopo aver suonato invano.
Già, la corrente non c’è, l’ha staccata lui prima di uscire, così come ha strappato il filo del telefono e preso con sé il mio cellulare.
“Signora, può aprire la porta? Tra poco la sfonderemo! Immaginiamo che lei sia legata! Stia tranquilla, siamo i carabinieri, stiamo per liberarla!”.
Tu sei tornato vicino a me, scodinzolando e accucciandoti vicino.
Poi ti ho guardato negli occhi e c’era una luce diversa, forse hai capito anche tu che finalmente è finita.

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