Cultura salentina, Recensioni

Romain Gary, La vita davanti a se’

di Elena Tamborrino

Lo so che a caldo, caldissimo, le recensioni non si scrivono perché bisogna sedimentare, metabolizzare. Ma nel caso di questo romanzo uscito in Francia nel 1975 con il titolo “Le vie davant soi” per l’editore Mercure de France, firmato dall’autore Romain Gary con lo pseudonimo di Émile Ayar, e portato in Italia da Neri Pozza nel 2005 (e siamo alla trentacinquesima edizione del 2018), c’è poco da far sedimentare e metabolizzare.
L’ho appena chiuso, letto in un paio di giorni a precipizio perché mi era impossibile staccarmi dalla storia del piccolo Momò, figlio di una prostituta morta ammazzata, cresciuto con Madame Rosa, un’altra prostituta, ormai ex, che tiene una specie di asilo per i bambini di altre prostitute, che spesso spariscono nel nulla e non le fanno più recapitare la retta per mantenere i figli. Momò è il più grande dei bambini che vivono con questa anziana ex prostituta, ebrea sopravvissuta ad Auschwitz; i due si legano in un rapporto di dedizione e amore che va oltre l’immaginabile, il tutto raccontato in prima persona dal bambino stesso, che descrive il mondo che ruota intorno alla casa di Madame Rosa, i personaggi strabilianti che vivono la loro stessa realtà nel quartiere parigino di Belleville, i bambini, i colori, i dolori, gli odori, i discorsi. Non è possibile sintetizzare la trama, questo è un libro che si finirebbe col semplificare per raccontarlo, va letto semplicemente perché sono le parole di Momò, che si srotolano in una prosa paratattica -semplice ma preziosissima- che riproduce i pensieri fatti anche di similitudini ardite che attraversano la testa di questo bambino speciale, a fare il libro stesso, la storia in sé. Se questo romanzo irrompe nel cuore del lettore come una tempesta, un merito va senza dubbio riconosciuto al traduttore, Giovanni Bogliolo.
L’ho appena chiuso, sopraffatta dalla commozione (da quanto tempo non mi accadeva di piangere per una storia letta, e quanto è bello farlo ogni tanto per un libro, mi scopro a pensare!), con poche altre cose da dire se non che si tratta del più bel libro letto in questo 2019, almeno finora, e che è la più bella storia d’amore che mi sia capitata negli ultimi anni: un amore che non conosce limiti, che non ha spiegazione che non venga dal cuore e torni al cuore senza passare dalla testa, un amore che è istinto e naturalezza, che non si piega, non si spiega e che cerca il bene altrui, a qualunque costo.

Romain Gary, “La vita davanti a sé”, trad. di Giovanni Bogliolo, Neri Pozza 2005-2018

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