Cultura salentina, Saggio

La letteratura si prostituisce: Letture facili per un’umanità facile

di Elisa Verri

Pasquale Urso, acquaforte

Ho iniziato a Leggere, intendendo farlo, circa otto anni fa. E per “Leggere” con l’iniziale maiuscola, intendo ovviamente l’approccio a ciò che è convenzionalmente chiamato letteratura. Mi è arrivata addosso, amara e travolgente, la vera letteratura, senza mezzi termini o addolcimenti. E quello che trovo in essa, da più di otto anni ormai, è esattamente quel meraviglioso qualcosa che non stavo cercando.

Per capirci, la letteratura esiste e sopravvive in quanto portatrice di spiacevolezze: dice all’uomo ciò che non vuole sentirsi dire. E paradossalmente è questo il motivo per cui è diventata un tassello così fondamentale nello sviluppo della civiltà. È diabolicamente pensata per scuotere il lettore dalle proprie boriose posizioni, obbligandolo a staccarsi dalla parete a cui si regge, costruita negli anni, per poi sfidarlo a tornarci, una volta scoperte altre strade. E nei secoli questa caratteristica l’ha resa potente. Rivoluzioni, proteste e tutti i baldacchini su cui si regge il vivere civile, si sviluppano cercando stabilità nelle fondamenta letterarie. Ora però, traslando questo gioco di equilibri nell’epoca odierna, l’età del mondo a portata di mano, dobbiamo convenire che la faccenda si infittisce.

Difatti, nel momento in cui l’umanità progredisce a tal punto da rendere quasi ogni immaginazione palpabile e reale, il mito crolla. L’essere umano deve affrontare la disillusione del proprio risultato, accorgendosi che oramai, tutto non è più abbastanza. Mi servirò di questo preambolo per arrivare direttamente al nodo: la disillusione genera bisogno di illusione. Basta guardarci indietro per averne le prove, dal sogno del barocco a tutte le forme di nostalgico classicismo. E la letteratura che ruolo ha a questo punto? È il mezzo di illusione. Piegata irrimediabilmente allo sfruttamento.

Ecco spiegato, quindi, l’irrefrenabile fenomeno dell’intrattenimento camuffato da best-seller.

Avrete indubbiamente sentito parlare dell’invasione di letteratura per ragazzi, Wattpad-novels, pubblicazioni a nome di influencer e youtuber, o semplici teen-agers. Ecco una breve analisi: vendono milioni di copie, presentano sintassi basica e lessico elementare, contenuti non più profondi del livello di cultura letteraria del falso autore di turno, ma raccontano esattamente ciò che il grande pubblico ha voglia di leggere. Questi libri senza midollo, fortuna dei grandi editori, proliferano ineluttabilmente, affondando nella melma dell’oblio la letteratura degna di essere chiamata tale, la quale, stendardo dei tempi duri, sopravvive malamente in un’epoca così facile.

Questa non voleva essere una giustificazione ma nemmeno un’accusa. Solo una limpida presa di coscienza. Per il dolore di noi affezionati conservatori, la speranza che generi complessi come la poesia – quella vera e legittima – sopravvivano a questa società ingorda di piaceri effimeri, è quasi utopistica. Le statistiche parlano chiaro: gli adulti leggono sempre meno, ingoiati dal vortice degli impegni, e la nuova cultura è in mano ai giovani, i quali, come già sappiamo, accolgono l’invasione della cyber-literature a braccia aperte. E sì, in questa situazione la scuola ha diverse responsabilità, ma l’educazione alla lettura responsabile riguarda l’autorità scolastica solo in minima parte.

I contenuti scadenti che i lettori cercano disperatamente, sono la risposta a qualcosa di più grande. Facciamo degli esempi: target femminile. Un’adolescente media, una società che non la valorizza, frustrazione e noia, nessun’esperienza letteraria a parte “I Promessi Sposi” somministrati da qualcun altro. Addizione facile. Mettiamo in conto anche la possibilità di immedesimarsi nella protagonista di una vita perfetta, o perché no, anche di scrivere la storia stessa, ed ecco pronta e calda di stampa la dipendenza da letteratura-spazzatura, con tutto ciò che comporta.

Certamente l’intrattenimento è tanto, non lo si può negare, satinato ed illusorio come le copertine indegne che affollano gli scaffali. E si potrebbe anche passare oltre la struttura fin troppo banale e i prototipi di personaggi troppo irrealistici, tralasciare le lacune stilistiche e i contenuti scontati. Ma il danno che libri di questo tipo apportano, è comunque incalcolabile. Non si tratta affatto di una tragica esagerazione.

Rispecchiano i desideri del lettore senza alcuna minima analisi psicologica. Idealizzano protagonisti esagerandone le caratteristiche di facciata, fornendo una fantasia facile, spicciola, ma molto pericolosa. Romanzi al servizio di multinazionali, che usurpano il buon nome del genere, vendendolo per una qualche approvazione popolare. E chi lucra su questo business non ha scrupoli nel prostituire una tradizione millenaria per lasciarla alla mercé di consumatori insoddisfatti della propria raison d’être. Come ci si può aspettare che le donne del domani sappiano farsi valere, se le ragazze di oggi sognano un “Hardin” qualunque? Le nuove generazioni costruiscono la consapevolezza di sé sulla base di un bad boy senza personalità stile “After”, celebre prodotto della piattaforma digitale chiamata Wattpad, senza aver mai conosciuto la crudeltà di Heathcliff, la pazzia di Orlando, il pregiudizio di Darcy, l’indifferenza di Amleto o la viscida imprevedibilità di Humbert. Una letteratura che mostra solo una faccia della medaglia può essere la rovina del buonsenso. È il problema, oltre che dalla necessità di illusione, da dove scaturisce?

Dall’accessibilità. I limiti di quest’ultima si sono ammorbiditi vertiginosamente nei secoli scorsi, portandoci, dallo pseudonimo maschile di scrittrici come George Sand, e dall’anonimato di altre, come Mary Shelley, alla letteratura di tutti – non per questo migliore. Entrambe le situazioni sono estreme, opposte ma ugualmente irrazionali. Certamente la scrittura deve essere un comune diritto, infinitamente accessibile. Ma il generare Letteratura è, per un dato di fatto, destinato a chi ha imparato a conoscerla.

Una visione fin troppo elitaria? Probabile. Una risposta estrema ad un’estrema anarchia.

La passione di un pubblico così vasto per letture – anche se discutibili – non del tutto infangabili, rimane notevole, così come lo sviluppo di tanti giovani poeti social che coniugano arte e propaganda.

Ma premettere a tutto ciò, la conoscenza del mondo vera e intransigente, cruda come la letteratura la propone, è necessario per sensibilizzare il lettore e concedergli di discernere, imbattutosi nella tempesta d’intrattenimento, la realtà dalla mera fantasia. Perché possiamo anche incagliarci nella pretesa, più che giustificata, che si stesse meglio quando si diventava famosi per aver scritto un libro, e non se ne scriveva uno perché si era famosi, ma come la letteratura stessa insegna, la novità non si respinge, si combatte con le stesse armi.

 

Un pensiero riguardo “La letteratura si prostituisce: Letture facili per un’umanità facile”

  1. “quando si diventava famosi per aver scritto un libro, e non se ne scriveva uno perché si era famosi”. Ma oggi è proprio il contrario e si leggono cose orribili.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...