Scienza

L’importanza della scoperta: il buco nero


Per capire appieno l’importanza di aver potuto “fotografare” un buco nero, bisognerebbe avere la pazienza di ripercorrere le tappe della conoscenza umana almeno a partire dal secolo scorso, durante il quale la meccanica quantistica e la relatività di Einstein, hanno rivoluzionato tutte le conoscenze della fisica classica. Queste due discipline supportate da nomi di molti illustri ricercatori, portarono, tra l’altro, alla formulazione della teoria del Big Bang e alla certezza di un Universo in espansione, laddove le galassie si allontanano le une dalle altre con velocità sempre crescente. Si è capito come sono nate le stelle, come esse siano raggruppate in decine di miliardi di galassie ognuna col suo corredo di miliardi e miliardi di astri e come tutto ciò ruoti, cambiando continuamente la conformazione dello spazio tempo che li contiene. Si è infatti dimostrato che non esiste un etere né alcun’altra sostanza dove gli astri galleggino e che la gravitazione cui vengono vicendevolmente assoggettate, è data da una deformazione dello spazio tempo dovuta alla stessa massa dei corpi celesti.

Tutto ciò si è potuto dimostrare concretamente attraverso mezzi d’indagine diversi dalla mera osservazione degli effetti elettromagnetici legati alla luce. Prima del novecento, per esplorare il cosmo, potevamo avvalerci solo della nostra vista, che però limitava le nostre ricerche nell’ambito ristretto delle sue possibilità. L’occhio umano è infatti in grado di percepire lunghezze d’onda che vanno dai 400 ai 700 nanometri circa come si evince guardando la figura dello spettro elettromagnetico.
——-

Al di sotto e al di sopra di tale ristretto campo, esistono molte altre lunghezze d’onda, molte delle quali oggi sono aggredibili per mezzo dei nostri organi accessori ( telescopi, apparecchi a raggi infrarossi, telefonia, radiografie, ecc). Ma rimanevamo sempre nel campo  per  quanto ampio ma limitato, agli effetti elettromagnetici, finché il genio di Einstein non  ha dato la stura ad altre scoperte.

Ѐ ormai noto che nella  formazione delle galassie  con tutto ciò che esse contengono, sia intervenuta la materia oscura, ovvero una forma di materia che non abbiamo ancora potuto osservare  in quanto elettricamente neutra (e quindi non in grado di emettere o assorbire luce). Per un’indagine esaustiva su questi fenomeni cosmologici primordiali, bisognerà avvalersi di altri mezzi che concretizzino ciò che gli scienziati hanno ipotizzato fin dagli inizi del novecento.

La scoperta dei neutrini, dei  WIMPs (Weakly Interacting Massive Particles, particelle massive debolmente interagenti), delle onde gravitazionali e  dei buchi neri, ci offrono altre possibilità, oltre all’elettromagnetismo,  per conoscere queste  verità sul nostro Universo  che pare sia costituito  per il 73% di energia oscura (che continua a farlo espandere e opporsi alla gravitazione che lo farebbe collassare su se stesso), per il 23 % di materia oscura e solo per il 4%  di  materia barionica (elettroni, protoni, neutroni, ecc.).

Ma cosa sono realmente i buchi neri? Per capirlo bisogna  sapere che anche le stelle devono nutrirsi per poter sopravvivere. Una volta finito di bruciare idrogeno, attaccano  l’elio, quindi il carbonio e così via fino ad esaurire ogni tipo di carburante. A questo punto non avranno  più la forza di opporsi alla gravitazione, che costringerà tutta la materia che le compone, ad addensarsi verso il suo centro aumentandone enormemente la massa. Se a collassare è una stella di grandi proporzioni, la sua massa sarà tale da esercitare una forza attrattiva così grande da non consentire neanche alla luce di sfuggirle. La figura sottostante chiarirà cosa s‘intende per gravità secondo Einstein per quanto sia contro intuitivo considerare lo spazio e soprattutto il tempo come una specie di lenzuolo cosmico che si deforma sotto il peso della massa degli astri.

Per rendere più completa anche se non esaustiva questa chiacchierata sul cosmo, dovremmo considerare che tutto ciò che c’è in esso ( Stelle, pianeti, nebule, comete, buchi neri e ogni forma di vita), tutto proviene  da solo 12   particelle elementari:  sei quark e  sei leptoni oltre ai bosoni, cioè le forze che le tengono unite (gluoni,fotoni e particelle W e Z)  più il bosone di Higgs, questa specie di melassa cosmica della cui esistenza si era certi già molto prima che ne fosse finalmente dimostrata sperimentalmente l’esistenza.

Spero di aver chiarito, sia pure superficialmente, qualche dubbio a chi è completamente digiuno di Scienza e  perché i fisici di tutto il mondo esultino ogni volta che una loro teoria  viene verificata e avallata da incontrovertibili  fatti sperimentali.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...