Cultura salentina, Saggio, Scrittori salentini

A me gli occhi

di Lorenzo De Donno

 

Certe volte vorrei veramente un riflettore sulla mia bacheca, non per le mie piccole cronache e le castronerie quotidiane…

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I DUE SI TENGONO STRETTI

I due si tengono stretti
per non cadere dai rami
malsicuri di foglie e fiori
quando s’inabissa l’audacia
dell’auspicio e dell’altezza
e la lingua sbatte muta
nel palato:
i due si tengono stretti
agli anni più belli
che fremono l’aria
in fondo al pozzo:
dietro ai pinastri scricchiola
il passo di un’orma nuova
all’ombra di tanta luce
la mareggiata salvavita di un balzo
non è finita

Cesare Minutello 24/11/2019
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Sbaglio quando penso che posso farne a meno, quando ritengo che ormai mi è capitato tanto nella vita che la mia scorza sia ormai così inspessita che nulla la può permeare per consentirmi ulteriori cambiamenti. Con l’avanzare dell’età è un bel dire che la maturità apre prospettive infinite e livelli di autocoscienza inaspettati. Forse questo accade ai geni. In realtà, arriva un punto in cui lo studio e l’approfondimento sembra diventare solo “ginnastica” necessaria per mantenere un minimo di efficienza mentale. Non si crede più nella propria capacità di migliorarsi e, men che meno, in quella altrui. Ci si stanca della monotonia, del teatrino ripetuto all’infinito dei seminari e delle dotte conferenze dove ci sono persone che, prevalentemente, replicano e celebrano se stesse, nutrendosi di consenso e autoreferenzialità.

Alla mia età ritorna prepotente la sguaiatezza da scuola media e un certo provincialismo mantenuto latente; si preferiscono le allegre compagnie e le barzellette, possibilmente sconce e necessariamente sessiste (purtroppo non è facile scindere le due cose) alle dissertazioni, oppure si può trarre un godimento venato di sadismo osservando gli spasmi degli altri che ancora non hanno raggiunto lo stesso livello di consapevolezza (o chiamatela pure regressione, tanto non mi offendo) e continuano a sparare – anche in perfetta buona fede – le loro supercazzole da palchi e palchetti. Se non fosse che la buona fede, anche degli intellettuali, dovrebbe essere sempre salvaguardata, ci sarebbe da terrorizzarli con una minaccia simile a quella che si fa ai bambini per evitare che facciano pipì in piscina: a ogni esagerazione, a ogni banalità, ad ogni autocompiacimento pronunciati pubblicamente si accenderanno automaticamente delle luci rosse.

Allora, quando pensi che nessuno ti possa scalfire, quando – come dicevo in apertura – pensi che potresti fare a meno di tutto, accade che un “omino” ti faccia trovare, anche in modo rocambolesco, come augurio per il nuovo anno, una sua poesia inedita e ti dia il privilegio di essere fra i primi a leggerla. Ed ecco che il castello nichilista crolla e porta con sé ogni maceria. La poesia è entrata subito in circolo, come un antidoto potente, e ha sciolto due lacrime che premevano da tempo.
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I poeti sono gente strana. Possono passare giornate intere alla ricerca di una singola, perfetta, parola e poi spararci la loro poesia a bruciapelo, godendo del nostro panico da interpretazione. Sapere che una poesia è un lavoro di cesello, di dolorose elisioni, a volte anche di notti insonni, ci fa già sentire meno inadeguati (se non ne comprendiamo immediatamente il senso) e ci dà coraggio a inoltrarci comunque nella lettura e a prenderci il tempo necessario. C’è chi riesce a entrare nel profondo, dove il poeta ha blindato i suoi significati più autentici, chi intuisce e rimane nel dubbio, chi ne apprezza anche solo la musicalità e la disposizione in sequenza delle parole. Ma, a mio parere, non è detto che con la poesia vinca, poi, quello che, leggendola, crede di aver capito tutto.

Grazie Cesare Minutello

N.B. La proprietà letteraria della composizione “I due si tengono stretti” è dell’autore C.Minutello.

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