Cultura salentina, Racconti, Scrittori salentini

MR. GEORGE DAVIS AND HIS WIFE Sitcom – Episodio n.1 – La cassiera.

di Lorenzo De Donno

George si affrettò a depositare i sacchetti nel baule della sua Range Rover. Rimase per un istante con il dubbio se fosse più conveniente chiudere l’ombrello, riporlo nel baule e salire in macchina, rimanendo per qualche secondo esposto alla pioggia, scelta che avrebbe preservato la tappezzeria dell’auto, o cercare di sedersi e poi chiudere con destrezza il parapioggia, a sportello accostato, per riporlo fra il sedile e la portiera con una rotazione veloce del polso. Eveline, dalla poltrona del passeggero, gli faceva cenno di affrettarsi. Lei aveva già allacciato la cintura di sicurezza, aveva tolto dal capo il suo basco di lana rossa, ormai appesantito dalla pioggia, e cercava di asciugarsi il viso e le mani con dei kleenex prelevati dal cassetto del cruscotto. Aveva le scarpe bagnate, i piedi gelati, e non vedeva l’ora di riscaldarsi davanti al caminetto acceso del cottage.
– Sei stato perfido con quella povera ragazza del negozio – disse, lapidaria, al marito, appena lui fu dentro, mentre abbassava l’aletta parasole per verificare, allo specchio, la tenuta del suo trucco.
– Vedo con piacere che non ti attardi più davanti allo specchietto, mia cara, non sarà perché temi di scoprire nuove rughe? – le rispose lui, mentre cercava di ravvivarsi con le dita il ciuffo inumidito che gli ricadeva sugli occhi.
George, a dispetto della sua età anagrafica, era ancora giovanile, quasi uguale a quando aveva quarant’anni: fisico asciutto, portamento e fascino intatti e, soprattutto, capelli, tanti capelli folti. Anche Eveline si difendeva bene dagli attacchi del tempo ma non negava l’evidenza della sua età. Era una bella signora dai colori e dai tratti irlandesi, ancora non rassegnata ad affidarsi a un chirurgo estetico.
– Penso che gli uomini ricchi più odiosi, e più odiati, siano quelli con tanti capelli – gli disse lei per provocarlo – La prossima volta che decidi di essere scortese con le persone, avvertimi. Farò volentieri a meno della tua compagnia…-.
– Pure coincidenze! La genetica non guarda al censo né potrebbe essere compensativa di certe perdite – come dire? – strutturali! L’essere invidiato per i miei capelli dagli estranei è una cosa che mi può addirittura far piacere. Che questo sia oggetto, però, del tuo sarcasmo è meno gradevole, mia cara. Ebbene sì, i miei capelli mi piacciono e, a volte, rimpiango di non essere nato venti centimetri più basso. Mi sarei risparmiato la vista di tante chieriche e di tante spietate ricrescite…- ribatté lui-.
– Spero che tu non alluda alla mia ricrescita! Quando fai lo snob sei insopportabile, sir George! Preferisco il notiziario! – concluse lei, premendo ripetutamente il tastino dell’autoradio.
La Range Rover del ’95 uscì dal parcheggio e imboccò un lungo viale alberato. – Sembri un pulcino bagnato – riprese lui, con tono affettuoso, per stemperare il broncio di Eveline.
– Sono ancora arrabbiata – rispose lei – in fondo quella ragazza ti aveva fatto solo una domanda e, se vogliamo, una lusinga…-
– Indiscreta…Era una domanda indiscreta! – precisò lui.
– Ma ti aveva chiesto solo che profumo usassi. Voleva regalarlo al suo fidanzato… Perché infierire? Ah! Ora capisco! Hai risposto male solo perché ti sei sentito accomunato al fidanzato di una cassiera. È atteggiamento meschino, George Davis! -.
– Ti sbagli, ti sei fermata all’apparenza. In fondo cosa le ho detto? La verità! Che il mio profumo è irripetibile perché è la sintesi di una somma di profumi: di un’acqua di colonia, di un dopobarba in crema, di una saponetta, di uno shampoo e di un balsamo per i capelli, del detersivo della mia camicia e del cardigan, della baguette che avevo nel sacchetto, del fumo di Londra e, infine, dell’odore di cuoio invecchiato dei sedili della Range che mi rimane addosso…-
– Appunto! Ti sembrava una risposta da dare a una persona semplice? – ribatté Eveline, risentita.
– Mia cara, avresti preferito che le rivelassi il nome di un profumo di marca, e magari anche l’indirizzo del negozio, per un fidanzato che sarà probabilmente anche calvo, che costa quasi quanto il suo stipendio e che non potrà mai permettersi? Quella sì, sarebbe stata una mortificazione! Tanto, essere considerato uno snob non mi pesa. Domani, probabilmente, la ragazza andrà alla ricerca di un profumo che somigli al mio e, magari, lo troverà nella profumeria del rione e lo acquisterà per pochi Pound, convinta che sia quello. Noblesse oblige, mia cara Eveline…-
La moglie lo fissò, indecisa. Non sapeva se sorridere, apprezzare, o continuare a redarguirlo. Poi guardò fuori dal finestrino e gli disse – Non vedo l’ora di scaldarmi, a casa, davanti a una tazza di buon tè: un earl gray, profumato al bergamotto! Me lo devi, sir George!
– Sarai servita, milady

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