Cultura salentina

Rubby, Burry e “li pipirussi ‘mari blu”

di Pierluigi Camboa

Vallotton, Félix Edouard (1865-1925): Peperoni rossi

In un mite e luminoso pomeriggio di qualche anno fa, si era in primavera inoltrata, giunse a Porto Badisco un pullman scolastico della Brianza, pieno di giovani festanti e di insegnanti mezzi esauriti per quel compito ingrato.

I ragazzi e le ragazze, tutti in abbigliamento casual, jeans e T-shirt, schizzarono giù dal pullman non appena giunto sull’ampio piazzale sterrato destinato a parcheggio e si dispersero in tutte le direzioni. Restarono nei pressi del grosso automezzo solo due belle fanciulle, dai lineamenti esotici e dal colorito della pelle intenso, che denotava le loro origini, rispettivamente, nord e centro-africane. Le due fanciulle, dal comportamento assai differente rispetto a quello di tutti gli altri, serie e intellettuali, discutevano animatamente sul concetto dell’immortalità dell’anima nelle diverse religioni, ma nessuna delle due riusciva a prendere il sopravvento sull’altra.

A pochi metri di distanza, in un lussuoso cabriolet nero, osservava la scena un anziano signore dai lineamenti tirati e stirati dal botulino e (in più riprese) dal costoso bisturi di qualche luminare della chirurgia estetica: con un perenne sorriso asimmetrico da dongiovanni impenitente stampato sul volto, aveva lo sguardo rapito ed estasiato dal concitato dibattito delle fanciulle. Era evidente che avrebbe voluto intervenire in prima persona, per aiutare le fanciulle a dirimere la questione, elargendo loro un pizzico del suo sommo sapere, ma le due ragazze sembravano non accorgersi della sua presenza; l’anziano, da parte sua, non sembrava sufficientemente agguerrito per intromettersi nel dialogo, come avrebbe ardentemente voluto. Probabilmente, quell’improvviso attacco di “impotente” timidezza era un effetto collaterale della sua fisiologica (senile) caduta di steroidi maschili.

Che fare, dunque? Gli venne in aiuto il suono sordo, metallico e aritmico di uno scampanellio che annunciava il passaggio di un gregge. Il rumore lo fece voltare e il suo sguardo cadde sul mazzetto di peperoncini colorati in mano al pastore, il mitico Vitu Mazzaddurmiscjiuta.

L’anziano signore chiese al pastore cosa fossero, in particolare, quegli strani, piccoli peperoncini azzurri e il buon uomo gli confidò, in un orecchio e a bassa voce, che si trattava di prodigiose bacche dotate di un eccezionale potere energetico; infatti, Vito gli confidò che stava pensando di cambiare il proprio soprannome in “Mazza-tosta-comu-li-cuti-de-Santa-Cisaria-pocca?” da quando, consumandone due ogni giorno, una a pranzo e una a cena, aveva ripreso il pieno vigore di tutte le facoltà mascoline. Folgorato da una geniale idea, il ricco anziano incartapecorito, dal sempiterno sorriso (asimmetrico e sardonico) da vecchio satiro impenitente, chiese e ottenne di acquistare l’intero mazzo di peperoncini per la bella somma di 1.000 Euro; tutto contento per l’acquisto, l’anziano dimenticò di prestare ascolto ai consigli di cautela del pastore, ingurgitando ben cinque peperoncini azzurri in un sol colpo. Un disumano grido gutturale (tipo “Incredibile Hulk“) e un formidabile balzo fuori dall’auto furono la dimostrazione lampante e immediata dello straordinario potere dalle bacche azzurre.

Dopo un’ora buona di tentativi di spegnimento dell’incendio della lingua e del cavo orale, cominciò un serrato dialogo del vecchio impomatato con le due ragazze che gli confidarono di aver da poco superato la trentina e di essere, rispettivamente, Rubby, la nipotina prediletta del grande faraone Tutankamen XXXVII e, Burry, cugina di terzo grado del defunto sanguinario dittatore Jean Bèdel Bokazza, dal quale, però, si era apertamente e totalmente dissociata, avendone contestato l’ignobile operato. Il vecchio riuscì a entrare in perfetta sintonia con le ragazze, in onore delle quali organizzò un memorabile festino notturno, ovviamente di contenuto (prevalentemente) letterario: Rubby e Burry furono trattate con tutti gli onori del caso, come meritavano per le loro nobili parentele.

Qualche giorno dopo si seppe però che le ragazze avevano appena raggiunto la trentina – è vero! –, ma solo come sommatoria delle loro età (16 anni la prima e 14 la seconda). Il vecchio scoppiò in un pianto dirotto per la perfida e calunniosa menzogna delle due perfide fanciulle; ovviamente, a tutti i presenti venne spontaneo un sentimento di grande solidarietà per il pover’uomo, buggerato così da quelle due spudorate ragazze che si erano fatte così crudelmente gioco di lui, approfittando dell’inesorabile incedere del suo declino non solo fisico, ma anche (e soprattutto) cognitivo.

Purtroppo, per colpa della loro potentissima parentela, le due pestifere fanciulle riuscirono a cavarsela senza nemmeno una vigorosa sculacciata.

Mannaggia alla vecchiaia e alli pipirussi ‘mari blu!

 

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