Cultura salentina, Racconti, Scrittori salentini

Alice nella scuola delle meraviglie

di Tina Cesari

Istituto Costa di Lecce: Anno 1927

Gli altoparlanti emettono una bella musichetta, che solletica le orecchie dei ragazzi, e una bella voce, suadente e accattivante, preannuncia l’inizio di una nuova giornata.
Silvia e Gianluca sonnecchiano ancora, mentre varcano la soglia del grande, principesco portone.
“Sai, oggi, c’è la nuova prof, da noi. Chissà come sarà la sua nuova lezione di letteratura e musica!”, esclama la ragazza.
“L’altro giorno ho visto la nostra docente di lettere che parlava animatamente con lei!” le risponde Gianluca, e si aggiusta la tracolla in spalla.
Intanto, qualcuno li segue per le scale, mentre salgono al primo piano.
“Ragazzi, ragazzi, come va? Sono la tutor del nuovo progetto di scrittura creativa. Qualcuno mi potrebbe indicare l’aula della prima A?”.
I due studenti si improvvisano ciceroni, e la accompagnano.
“ Professoressa, state preparando qualcosa?” chiede Gianluca, che non vede l’ora di cominciare una nuova attività.
“ Certo!” riprende la prof, “stiamo preparando dei testi su delle strane sculture di pietra che sono state rinvenute nei dintorni del nostro centro abitato, un po’ fuori mano; sono veramente inquietanti e non si conosce l’identità dell’artista che le ha realizzate. Si parla di un disertore che, nascondendosi nel giardino abbandonato, ha passato le sue giornate scolpendo figure, scheletri, animali e simboli, prima di suicidarsi”.
“Wow, davvero?” risponde Gianluca “quando potremmo andare a visitarlo?”.
“Ho già chiamato una mia amica archeologa e uno studioso di sculture rupestri, per decifrare l’enigma”, risponde la prof.
Silvia non riesce proprio a stare nella pelle.
“ Ci porterà a vederle, prof?”, insiste la ragazza, con trepidazione.
Dobbiamo organizzare i gruppi in base alle richieste degli altri studenti, risponde la professoressa .
“Allora, ragazzi, a presto!”.
“Arrivederci, prof, ci vediamo!”, rispondono all’unisono i ragazzi.
Nell’aula della quinta C c’è il solito caos! Oggi la prof di storia non è venuta e i due terzi della classe sono in giro per i corridoi.
Alice si sta già dirigendo in biblioteca dove il circolo dei lettori si è riunito, per l’incontro settimanale.
Con il suo Siddharta sotto il braccio, la ragazza si avvia lungo il corridoio e arriva nella grande sala dove, in cerchio, attorno ad un tavolo tondo, i ragazzi hanno già poggiato il loro libro e stanno discutendo sulle proprie letture.
Al centro, c’è una grande scatola dove i ragazzi, a turno, introducono, in una fessura, la citazione dal proprio libro per proporne la lettura ai compagni.
Alice sa già che non potrà trattenersi a lungo ma la prof l’ha già individuata.
“Ciao, fai parte del nostro gruppo?”domanda .
“Non ancora, ma ho intenzione di inserirmi al più presto!”, risponde la ragazza imbarazzata.
“Che cos’hai sotto il braccio?, domanda, “ma è Siddharta, è un libro impegnativo!Lo consiglieresti al gruppo?”.
“Si”, risponde la ragazza.
“Allora, per favore, potresti scriverne una frase ed inserirla nella scatola?”, chiede con insistenza l’insegnante.
Allora Alice prende un bigliettino dal tavolo, si siede e scrive.
Nella sala attigua alla biblioteca, intanto, la prof di latino sta già lavorando coi suoi allievi.
Sta facendo scorrere sul monitor della LIM alcune fotografie di iscrizioni latine che i ragazzi hanno scattato, andando in giro per i vicoli e per le chiesette dei loro paesi.
Alice è molto curiosa e si mette a sbirciare.
I ragazzi sono alle prese con una lunga iscrizione latina che compare sulla sommità di una porta.
“Forse è l’ingresso di un mulino, perché c’è un chiaro riferimento all’azione del triturare il frumento”, Lucrezia risponde, ed è molto infervorata dalla discussione, che sta per animarsi certamente.
La bibliotecaria intercetta Alice e le chiede gentilmente di uscire e di ritornare in aula.
La ragazza se ne torna ciondolando per il corridoio della sua classe dove, nel frattempo, la prof ha appena varcato la soglia dell’aula n.66.
“Sei sempre la solita, Alice! Mai che riesca a vederti in classe, quando entro!”.
Ma già dietro l’aria seriosa della prof di letteratura spagnola si scorge uno sguardo di complicità.
La professoressa sa che Alice proprio non ce la fa, a rimanere ferma, seduta in classe per più di un’ora e che la sua insaziabile curiosità la spinge a girovagare per la scuola, alla ricerca di volti nuovi ed esperienze interessanti.
Oggi si farà un lavoro entusiasmante perché sta per arrivare la docente di letteratura italiana ed insieme le due prof faranno una lezione sul Seicento, in particolare sulla letteratura del barocco.
“La clessidra fastidiosa di Francisco de Quevedo conta il tempo che passa” dice la prof di spagnolo “ed il poeta vede, vicina, la morte”.
“Anche Ciro di Pers, poeta friulano, descrive l’orologio come un ordigno mortale che lacera il giorno e lo divide in ore”, replica la prof di italiano.
Intanto Andrea, un ragazzone di un metro e ottanta, sconfinato all’ultimo banco, dà uno sguardo furtivo al proprio cellulare e vede che il tempo sta passando veramente in fretta.
Tra dieci minuti suonerà la prima campanella della ricreazione, si chiede il ragazzo, e così potrà incontrare Silvia, la ragazza della quarta B.
Però, l’argomento di oggi è proprio interessante e Andrea si chiede se il prof di scienze li potrà accompagnare a vedere una mostra sugli orologi antichi.
E già, ma nel nostro palazzo c’è una grande meridiana restaurata non molti anni fa.
E come sarebbe bello organizzare un percorso di studi sulla misura del tempo!
Ci sono dei bellissimi orologi meccanici nelle piazze dei nostri centri storici.
E’ arrivato il momento dell’intervallo e intanto Alice, dopo essere uscita nella palestra scoperta per incontrare un po’ di gente, vede un gruppo di ragazzi uscire dalla sala della biblioteca.
Sono i piccoli della prima C e vede che sono seguiti dalla prof di italiano e dalla bibliotecaria, che è una vera artista.
Uno di loro ha un cartellone grande che sta trasportando con la stessa delicatezza con cui si tiene in mano un paniere di uova appena raccolte.
“Ehi, ma che avete lì, fatemi vedere!”.
E comincia a leggere delle parole bellissime all’interno di un disegno, ovvero un calligramma che rappresenta un paio di meravigliosi uccelli.
La poesia comincia a svolgersi, proprio come una matassa, sotto gli occhi curiosi di Alice e recita così:
“Uccelli a vele spiegate
Sfrecciano nei boschi
Virando ad angolo le querce,
trapassando le fronde
In cerca febbrile del nido,
come io di te, lontano amore”.
Che meraviglia! Esclama la ragazza tra sé e sé e pensa: questa è proprio la scuola che vorrei!
Driiin!Drinnn!
Ma questa non è la campanella della scuola, è la sveglia che impetuosa e imperterrita strappa Alice ai suoi sogni.
Uno, due e tre… “Alice, alzati”; ecco, la mamma ricorda alla figlia che l’ordigno metallico è suonato per la seconda volta.
La ragazza tira fuori dalla coperta prima un braccio, che è un macigno, poi l’altro, e si solleva con un grande sforzo.
Oggi c’è lezione di matematica, ma chissà come l’avrebbe affrontata se fosse rimasta nella scuola che stanotte ha sognato.
E, si, è stato un bel sogno, un bellissimo sogno, questa scuola delle meraviglie, che dovrà essere ancora inventata, bisbiglia Alice, stiracchiandosi, mentre si dirige, come una sonnambula, verso la porta del bagno della sua camera.

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