Cultura salentina, Saggio, Scrivere il Salento

Mai pe’ cabbu

di Lorenzo De Donno

Guest star: Boris Johnson.
Non avrò lo stesso bon ton di altri amici che, molto elegantemente, si sono astenuti da ogni tono di rivalsa contro la stupidità del primo ministro inglese. Io, invece, ne parlo perché non posso rinnegare la mia anima provinciale, magari senza affondare il fioretto fino in fondo come vorrei, giacché – come ha detto il Papa – siamo tutti sulla stessa barca (infetta). Nel farlo non me ne faccio una colpa, considerato che il Padreterno ( o Chi per Lui), nel colpire il biondo, é stato benevolo e ha previsto già una forma molto leggera di Covid-19. Se poi pensiamo che, al sopra detto, madre natura ha già dato un aspetto da personaggio dei Muppett Show – anche peggio, se possibile – non c’è veramente altro da aggiungere.
“Mai pe’ cabbu (o jabbu)” è l’antidoto salentino da premettere a qualsiasi pregiudizio, nefandezza o luogo comune si voglia esprimere a carico di chi abbia un disagio, una malattia, una menomazione, di chi venga ritenuto sempliciotto o ignorante, di chi rappresenti “una croce” per la propria famiglia. È una formula scaramantica che serve anche, e sopratutto, per schivare il maleficio della maldicenza (scusate il gioco di parole) che dovesse ritornare indietro al mittente. Perché c’è pure un altro detto sulla derisione, che è affine e completa quello più sopra enunciato, che è un vero monito: “DE I CABBI NU NE MORÌ MA NE CCAPPI” (per le derisioni, da te rivolte agli altri, non pagherai con la morte ma ti potrà capitare la stessa situazione che hai deriso).
Dire ” Mai pe’ cabbu!”, abbassando il tono della voce e alzando gli occhi al cielo, pone su un livello superiore di coscienza e consapevolezza delle sventure altrui e consente di dire cose politicamente scorrette a carico del prossimo, quando questi si dovesse presentare in una condizione pisicofisica o sociale così critica da rendere moralmente disdicevole ogni commento a suo danno.
Le tre parole magiche campeggiano, a meno che non le abbiano cancellate, a caratteri cubitali, sulla discesa al mare di Torre dell’Orso, lanciate al vento, a monito di chi dovesse sentirsi eccessivamente sicuro di sé stesso. Hanno preso il posto di alcune precedenti scritte ingiuriose contro i baresi e, almeno in questo, c’è stato un salto di qualità, se si dà per assodato che i muri non possano mai rimanere bianchi e che i baresi non possano rimanere a Bari (ovviamente è una battuta per gli amici e parenti baresi… Mai pe’ cabbu!).
“Mai pe’ cabbu” perché c’è sempre qualcuno che ritiene di essere meglio di noi, che ci compatisce e che ci giudica dall’alto (e non è il Padreterno) .
Poi esiste anche, per la serie del “Mai pe’…” , l’efficace “MAI PE’ RINFACCIU” che, con i modi di dire sopra detti, ha molto in comune ma lì si entra in un altro campo, quello della generosità e dell’ingratitudine, e occorrerà, pertanto, scrivere apposta una nuova pagina…

Cabbu = derisione

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