Cultura salentina, Racconti, Scrittori salentini

Com’è andata a finire? Storia tragicomica di tre eroi…Achille, Ulisse ed Enea…

di Luigina Dongiovanni

L’Iliade finisce coi funerali di Ettore, principe ereditario di Ilio, canto XXIV.
Direi che per essere il primo poema europeo cominciamo davvero male…
Si parte da due che litigano per una donna, che erano andati in guerra per una donna (un’altra), e che faranno pace…perché uno dei due ha perso…l’amichetto!
Povero Patroclo, cugino del grande Achille, ricordato da tutti come una delle figure nere su sfondo rosso dei grandi oinochoe greci…con relative caratteristiche!
Torniamo agli eroi.
Achille il grande, re dei Mirmidoni, che per noi sarà sempre Brad Pitt è inutile a parlarne.., dopo aver fatto saturo l’Ade di giovani vite, finisce seduto a piagnucolare perché si rende conto (anche lui) che la Signora arriverà anche per lui: forse aveva ragione sua madre ad averlo tenuto nascosto coi vestiti da femminuccia, ma col senno di poi tutti son bravi.
Ma vuoi mettere un giorno da leone con cento da pecora!? Si spera sempre di non nascere gazzella, ricordiamocelo.
Davanti a Priamo (ehilà, so’ passati diecimila anni e nessuno sa ancora come cavolo ha fatto Priamo dalle stanze di casa sua, in una città accerchiata da un intero esercito, ad arrivare alla tenda di Achille: questo è un fatto serio! altro che! e io morirò senza saperlo) Achille si riscopre uomo, capendo che non si può essere una via di mezzo: o sei un dio o muori. A ‘sto gli è andata male….ma pure sua madre a tenerlo per un tallone…ma buttacelo dentro ‘sto piccirillo, che poi devi anna’ a fa’ menate pe’ no’ farlo partì!
[e niente, 7 anni a Viterbo nu se ponno scorda’!]
Achille muore, non nell’Iliade, non nei racconti di Tolomeo Efestione, neppure in quelli di Darete…ma solo nell’opera di Stazio: muore…in letteratura latina…ma muore.
Forse.
Brad Pitt, mai. È inutile a parlarne, ripeto.
L’Odissea, sorella gemella dell’Iliade, ma secondo me eterozigote, è davvero un lungo viaggio drammatico di ritorno dall’Ilio su citata, che pare più ‘na via Crucis che un viaggio di ritorno a casa: e mo perdi uno e mo saluti ‘n’ altro, fatto sta che Odisseo resta solo e abbandonato.
Narra la storia di Odisseo, appunto, che
-dopo aver visto i compagni prima trasformati in porci da Circe e poi fulminati a vista da Apollo,
-dopo aver perso tutte le navi per mano di Poseidone che non gli perdonò mai l’accecanento del bel figlio di papà suo, Polifemo,
-dopo aver dovuto lasciare Calipso, Nausicaa e Circe (una meglio dell’altra!) – e solo questo gli fa meritare il premio di “marito dell’anno” dal pubblico femminile in stile “Uomini e Donne” -,
-dopo esser tornato a casa,
– aver visto per l’ultima volta Argo, che muore dopo averlo riconosciuto (e qui io mi commuovo sempre sempre, pezzo più lirico io non ho mai trovato in nessun altro testo!),
– aver trovato la casa piena di Proci (ma chiamarli “principi” o “giovani nobili” pare brutto vero? Tipo: “Che parte fai nell’Odissea?” “Il Procio o Proce o non so…uno dei Proci, che al plurale rende di più, ok?” “Ok, come dici tu!”),
– aver inanellato dieci cerchi con una freccia…che Robin Hood scansati proprio!,
-dopo aver convinto di essere proprio lui prima il figlio, poi la moglie e infine il padre,
sta per essere ucciso dai suoi sudditi che vorrebbero vendicare i Proci, figli di alcune nobili famiglie…
Le cose si mettono male.
Ma, continuamente aiutato dal suo portafortuna, interviene la dea Atena a placare gli animi!
E Odisseo la scampa!
Quindi a differenza di Achille, Odisseo, l’uomo “poliutropo” – perché questo solo ti ricordi con una laurea in greco – continua a vivere da re, a casa sua,
….anche se la tradizione non scritta vuole che lo stesso esprima a Penelope il desiderio di ritornare per mare! Beh, della risposta di Penelope non è dato sapere…e neppure della fine di Odisseo!
A parte Dante, che lo fa bruciare in una fiammella in eterno. Ma che avrà fatto mai a Dante il povero Odisseo!! (Comunque, oh, Dante sa sempre tutto, incredibile!)
Ma se questo è un ritorno che ha avuto fortuna (pensa un po’!), sempre da quella Ilio andata a fuoco per un cavallo dopo – e una donna prima -, anche l’Eneide ha la sua bella storia da proporre. O quasi!
Il povero pius Aeneas, anima santa e nobile, ha avuto un destino tanto crudele e quanto già segnato. Ahimé. Non me ne vogliano i puristi, che già se han letto fin qui mi staranno cancellando da qualsiasi elenco di docenti, ma la letteratura latina a parte la “satyra” ha scopiazzato con ambo le mani dalla letteratura greca: ragion per cui il povero Aeneas assomiglia per metà a Odisseo e per metà a Achille.
Prima però un po’ di genealogia: Aeneas è figlio di Venere e Anchise, a sua volta cugino di Priamo, re di Ilio. Quindi principe anche Aeneas, almeno a casa sua.
Secondo Omero, ha fondato un regno nella Troade, secondo Virgilio, ha fondato Roma.
E a noi piace Virgilio. Punto.
Torniamo ad Aeneas.
Come Odisseo, il signore della pietas ha dovuto abbandonare la moglie Creùsa, la “vecchia new age” Didone, salutare la Sibilla, andar cercando una scrofa coi scrofetti e sposarsi una già promessa sposa…che Lucia scansati proprio!
Come Achille, rispettando le basi proprio, va in guerra per una donna: anche questa di un altro, anche questa mai vista, mai incontrata, mai conosciuta. Ma tant’è e le tradizioni vanno rispettate. Guerra ed eroe ed antagonista e dei e dee e eroi ed eroine a svendere…fino a che arriva il novello Ettore, il nostrano Turno re dei Rutuli (chi erano? da dove venivano? cosa volevano?, mah…diciamo che sono conosciuti così, tipo “chi era Achille?” “Il re dei Mirmidoni”..e chi erano i Mirmidoni -vedi sopra- )
Il povero Aeneas ha, però, una fortuna tutta sua. È morto l’autore e lui no.
Momento di risata trattenuta, ma poi non tanto…
Ha visto l’anima di Turno volare verso il paradiso pagano…e basta.
Si sposa? Bo. Avrà figli? Bo. Invecchia? Bo.
Dobbiamo travalicare i confini, andare da Strabone e leggere che Aeneas avrebbe avuto in tutto due figli.
Ascanio, che dovrà cambiare nome in Iulo, avrà un figlio che si chiamerà Silvio che a sua volta avrà un figlio, che si chiamerà Bruto, conosciuto come Bruto di Troia, futuro Bruto I dei Britanni.
Adesso capite perché la Storia ha scelto l’altro figlio!!!???
L’altro figlio è il figlio di Lavinia.
Purtroppo non siamo stati invitati al matrimonio, ma direttamente al battesimo. E per non tenere scontento nessuno questo figlio si chiamerà Silvio (come quello di Ascanio, pensa che casino le nonne….che chiamano tutti con lo stesso nome!) ..poi dopo n-discendenti si arriverà a Rea Silvia (ma ci avevano una fissa coi boschi questi!!! – silva, ae in latino significa selva, bosco-) che avrà due gemelli dai nomi identici, abbandonati in un cestino, cresciuti con una lupa, assassini prima e rapitori dopo…e fondatori -sine, solo Romolo- di Roma.
Cioè, casa nostra❤
Beh…per essere iniziato tutto da un paio di corna…direi che ci è andata di lusso alla fine…
Ed ecco com’è andata.

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