Cultura salentina, Opinioni

#Dantedì

di Luigina Dongiovanni

Dante è semplicemente uno di noi e in ognuno di noi c’è un po’ di Dante: magari dal punto di vista emotivo, o solo dal punto di vista linguistico, o dal punto di vista sentimentale o morale. Insomma Dantedì non poteva capitare in un momento “migliore”.
Era italico come noi e noi come lui viviamo gratuitamente in questa bella penisola, che lui chiamava “giardino dell’Impero” (Purg., VI).
Dante era un uomo normale, che un giorno, proprio come noi, si sveglia e non sa né dove si trova né dove deve andare, né se c’è un motivo alla sua condizione, né se ve ne sarà soluzione (Inf., I): ci siamo risvegliati anche noi in una selva oscura, di cui non vediamo l’uscita e non sappiamo neppure come e se la raggiungeremo e soprattutto quando.
Ma Dante non era solo: per lui si sono mosse tre donne benedette (Inf., II), la SS. Vergine Maria, Santa Lucia e Beatrice, che tanto lui amò in terra. Tutte e tre inviarono Virgilio, la Ragione, ad aiutarlo e a condurlo attraverso i primi due regni dell’al di là, l’Inferno e il Purgatorio, l’uno eterno e l’altro temporaneo: in entrambi la Ragione sarebbe stata più o meno sempre sufficiente (Inf., IX) ad aiutare l’uomo e il pellegrino.
Anche noi adesso ragioniamo, facciamo calcoli, progetti, occupiamo il tempo leggendo, immaginando cosa faremo una volta fuori dalla nostra “selva” oscura e dal nostro viaggio, che non durerà sette giorni come quello di Dante ma …ancora non si sa. Forse per alcuni mesi. Alcuni di noi lavorano, altri sono costretti a fermarsi, implorando aiuti e sovvenzioni. Ed ecco che alla Ragione si sostituisce lo Stato e a Dante l’uomo e la donna con la p.i. .
La Ragione è l’unico strumento che abbiamo per non impazzire ed è l’unico mezzo attraverso cui distinguerci in questo momento storico; dobbiamo essere saldi in noi stessi per noi e le nostre famiglie, ma anche per l’altro-da-noi, il vicino, il concittadino, l’Italia tutta. Come Dante, anche noi cadremo, anche noi avremo momenti di sconforto, ci faremo domande, chiederemo aiuto e invocheremo protezione. Dante aveva il suo duca, la sua guida, il suo maestro, Virgilio. La Ragione, sempre accanto a lui. Anche noi non siamo soli, e ve lo dice una che abita da sola: si sta a casa con la famiglia, per la quale si stanno facendo tutti questi sacrifici e tanti – se non molti di più – se ne faranno dopo. E quando anche noi avremo il nostro momento di sconforto, ecco che da chi ci è vicino giungerà una parola di conforto, un sorriso inaspettato, una telefonata, una video chiamata, un messaggio in chat. Dante aveva i sorrisi, le parole e la mani di Virgilio, noi abbiamo molto molto di più.
Dante, tuttavia, non ha avuto come sostegno e guida solo Virgilio: dove non può la Ragione essa deve essere sostituita, e da buon uomo del Medioevo anche lui ha avuto le sue guide. Virgilio lascia Dante all’ingresso del Paradiso terrestre: Dante avrebbe voluto salutarlo e pensate un po’…non si salutano! (Purg., XXX). Quanto è drammaticamente reale, adesso. Anche ora ci sono persone che ci lasciano per sempre e a cui non possiamo neppure dire addio. Ma lì Virgilio aveva solo terminato il suo incarico.
Matelda e poi subito Beatrice prendono in carico Dante pellegrino e lo fanno lavare! Toh! Lavare! Dante si immergerà totalmente nel fiume Lete (se lo volete sapere sarà Matelda che gli tiene la testa sott’acqua) per dimenticare chi era stato e il suo traviamento e rinascere uomo nuovo: è il ritrovamento delle energie che consentono all’uomo di riaffermare positivamente il nodo dell’esistenza e di procedere forti e resistenti (Purg., XXXI)
Guarda un po’, anche a noi han chiesto e chiedono ripetutamente di lavarci le mani, di non toccarci il viso; gesti simili ma con significati diversi. Dante rinasce nuovo uomo, noi senza contatto e sempre puliti stiamo cercando di preservarci e di preservare chi ci sta vicino. Rinasceremo anche noi a nuova vita, dopo questa lunga esperienza, mentre, per chi lo ha visto tramite la TV e i social, la natura sta già riprendendosi ciò che noi le abbiamo tolto per anni e sta rinascendo in questa primavera di cui non possiamo godere. Il nostro “traviamento” può essere stata la cecità dello sviluppo a tutti i costi, che quasi ci costava la vita stessa, la nostra e quella del pianeta che ci ospita. E mai come in quest’anno scolastico sarebbe stato opportuno seguire e realizzare quanto ci consiglia l’Agenda Europea 2030, un elenco integrato di ben 17 modi di vivere e contemporaneamente punti di arrivo e di partenza per una vita sostenibile. Una nuova vita, che questo virus ci sta facendo desiderare prima ancora di averla concepita.
Dante vola, sale attraverso i Cieli del Paradiso e arriva davvero nel luogo di Dio, nel luogo che lui chiama “candida rosa”, dove vede lo splendore della corte celeste agli ordini di Dio. Prettamente figlia dell’ideologia medievale questa corte si presenta schematizza e rigida nei suoi ordini di posto, ma anche chi è lontano è soddisfatto del posto che occupa, perché lo vede a sé assegnato 1) in rapporto ai suoi effettivi meriti, a ciò che fece in terra, non a ciò che fa o dovrebbe fare in paradiso; 2) in rapporto alla sua capacità di beatitudine (non è uguale per tutti: nessuno, però, in questa scala di valori è infelice). (Par., III)
Possiamo chiederci se anche noi occupiamo felicemente il nostro posto in Italia e nella nostra vita civile, senza desiderare di essere altro o di fare altro? Possiamo chiedercelo sì, ma molti direbbero “se fossi io il presidente..”, “se fossi io il capitano..”, “se fossi io il professore..”, “se fossi io l’allenatore…”, “ se fossi io il ministro…”: insomma nessuno di noi, o forse un buon numero di noi, sarebbe felice del posto che occupa nella società! Per questo quando gioca la Nazionale abbiamo più di 56 milioni di allenatori, e oggi abbiamo più di 56 milioni di Presidenti del Consiglio.
Dante prima di giungere davanti a Dio deve affrontare tre esami! Ebbene sì, anche lui deve essere promosso! E visto l’esito dell’opera possiamo dire che ha sempre studiato con impegno e costanza. San Pietro esamina Dante sulla fede (Par., XXIV), San Giacomo sulla speranza (Par., XXV) e San Giovanni esamina il pellegrino sulla carità (Par., XXVI). Noi in cosa siamo esaminati in questi giorni? Forse non sulle tre Virtù teologali, ma più semplicemente sulla pazienza e sulla fiducia: pazienza e tolleranza di quanto invade la nostra vita costretta in quattro mura e fiducia estrema in chi sta prendendo decisioni per arrivare ad una soluzione, senza prender il posto di nessuno. A noi è chiesto solo di essere puliti e seduti! Almeno per chi può! E, aggiungerei io, anche una parola di coraggio e di ringraziamento per chi aiuta e per chi lavora.
In conclusione, Dante è ognuno di noi, è umano come noi, piange, soffre, si arrabbia, si dispera, sviene, si lava, incontra amici, tira sonori rimproveri e fa tremende requisitorie, supera esami, vola senza averlo mai fatto per davvero, fa similitudini col mare senza averlo forse mai visto sul serio: cosa c’è che lui ha potuto fare e noi no?
Beh, lui ha messo in parole l’ineffabile. Ha messo per iscritto Dio (Par., XXXIII)
Alcuni di noi si rivolgeranno a Lui, a Dio, per superare questo momento, anche io.
Ma soprattutto spero che come Dante anche chi ci governa abbia una guida valida, o molte guide, che li aiutino a guidarci a loro volta fuori da questa selva, da questo momento dove anche il silenzio fa rumore e pesa.
La solitudine, no: a questa mi ci sono abituata da molti anni.

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