Cultura salentina, Scrivere il Salento, Storia

Un primato leccese dimenticato

di Franco Albani

Nell’anno 1800 vi fu la scoperta della pila elettrica di Alessandro Volta e grazie ad essa, nell’arco di poco più di 100 anni, vi fu uno straordinario sviluppo industriale dai profondi risvolti economici e sociali.
In questo quadro storico la città di Lecce merita di essere menzionata per alcuni esperimenti riguardanti l’illuminazione pubblica e la misura del tempo.
Nel 1859, la sera del 14 gennaio, in occasione della visita di Ferdinando II, venne illuminato a giorno l’atrio del Palazzo della Prefettura con lampade ad arco, alimentate da pile di Bunsen.
L’esperimento, uno dei primi, se non addirittura il primo in Italia (questo a conferma di quanto fosse “vivo e pulsante” il Meridione) fu realizzato da padre Miozzi, insegnante di fisica nel Collegio dei Gesuiti di Lecce.
Sembra, però, che questa dimostrazione sia stata preceduta da quella effettuata un anno prima da Oronzo Romano in P.zza S. Oronzo: una prova che avrebbe anticipato l’illuminazione della stessa piazza dal 24 al 26 di agosto (festa del patrono).
Tutto questo viene citato in un manifesto delle celebrazioni in onore di S. Oronzo del 13 agosto 1858, ma in realtà non sappiamo se sia realmente avvenuto.
In ogni caso i due esperimenti stanno a dimostrare quanto interesse ci fosse a Lecce per essere al passo coi tempi e la testimonianza è fornita dalla seconda realizzazione elettrica, la prima in Italia e in Europa, di un sistema di orologi pubblici sincroni, tali da segnare tutti la stessa ora nello stesso istante.
Questo si deve ad un altro sacerdote, Giuseppe Candido (allievo del Miozzi) che realizzo’, a sue spese, tra il 1867 e il 1874 quattro grandi orologi comandati elettricamente da un unico dispositivo a pendolo che facevano avanzare contemporaneamente le suonerie costituite da grosse campane su cui battevano dei martelli.
I quattro orologi, montati sul Sedile, sulla Prefettura, sul Liceo Palmieri e sull’Ospedale comunale a Porta Rudiae (oggi Direzione Compartimentale dei Tabacchi)funzionarono per oltre 50 anni.
Per essere caduto tutto ciò nel dimenticatoio la città di Lecce dovrebbe fare un grandissimo “mea culpa”: non è riuscita a dare il giusto encomio ad un Candido (che avrebbe meritato di essere ricordato nei testi di Storia e di Scienza), ma soprattutto non si è presa cura delle sue invenzioni che letteralmente sono andate “in malora”.
Un doveroso ricordo a mio nonno, manutentore dell’orologio del Palazzo dell’Ina, sempre in P.zza S. Oronzo, morto a causa del distacco del pendolo precipitatogli addosso.

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