cultura meridionale, Cultura salentina, Saggio

Le meraviglie di Alda

di Rocco Aldo Corina

«Non c’è la realtà senza il sogno/ la brama senza l’oggetto del desiderio»1. Versi, questi, che dicono tutto, dicono della vita che si evolve in un mistero che forse mistero non è per il fatto che debolezza umana travolge e sconvolge la mente di chi ama ferire senza avvertire l’epilogo di una storia, funesta per chi magari ingiustamente la subisce, e di chi crede veramente nell’amore per cui non ha bersagli da colpire né sentimenti da trasmettere in maniera mistificata. E Alda è di ciò convinta, ne è consapevole e parla per questo di «vite diverse/ a volte inutili, spezzate/ vite di chi sperò/ o di chi non ce la fece,/ di chi s’adirò e/ contornò/ con enormi bordi scuri/ le false luci della menzogna», «vite di chi si adoperò/ per mondi nuovi/ perché la vita avesse un senso»2. «Un trepido ma anche vibrante contrapposto – a dire di Monterosso – fra Io e Universo, fra la propria palpitante interiorità (da un lato) e la propensione a “comunicare” con la voragine e vertigine cosmica (dall’altro): di fronte a cui la scrittrice prova sì brividi e stupefazioni, senza però perdere la sua identità personale»3.
Non certo in poche righe si può riassumere il pensiero poetico di Alda, i cui versi ci giungono come «uragano», come «vortice», come «liberazione» da certa «malinconia», «aspettando/ che nuovo vento/ la porti via»4.
Ho conosciuto Alda anni fa, ma solo per telefono, ho instaurato con lei un buon rapporto di amicizia, ho carteggiato con lei per mesi e mesi, ho conosciuto di lei sincerità e bellezza soprattutto interiore. «Sei grande Alda – un giorno ebbi a dire – nel piccolo finito che è il mondo». Oggi dico, in un crescendo di voci smisurate, la stessa cosa nei confronti di una poesia, la sua, come filosofia di vita utile al mondo. Poesia intensa e sublime, quella di Alda, che mi porta a sperare, qualche volta a non piangere. «Ho voglia di leggerti», mi diceva, perché in me «è l’alba, la giovinezza, altro che tramonto della vita!».
E, a proposito di ciò: «Se vuoi conoscermi – dice Ovidio – come poeta di tenere amori, poiché mi leggi, ti chiedo d’ascoltarmi uomo del domani… In tenera età amavo le cose del cielo e la poesia nell’anima mia si agitava per venir presto al mondo»5. È evidente in Ovidio il sussurro di un’anima in grado di sublimare amore in ogni tempo e in ogni dove, perché è in lei quel bello che «ci prende per mano per andare a cercare il bello che è nell’anima di ognuno di noi. Ascolta, dunque, l’anima nostra i versi di Orazio, Virgilio e Tibullo e ne rimane attratta, insomma calamitata per uscire anch’essa dal corpo e diventare poesia. In fondo viene dal mondo sovrasensibile non per chiudersi in un corpo, ma per mostrarsi alla vita»6.
Posso dire che la tua poesia, Alda, nasce per dare agli altri il bello alla maniera dei poeti latini, alla maniera dei poeti la cui luce infonde meraviglie e sorriso in questo mondo non ancora legato al bello poetico come possibile spinta al cambiamento in senso positivo. Se non cambia la scuola – lo dico sempre – non può cambiare il mondo.
Perciò insisto anche nel chiedere più attenzione e riguardo nei confronti di letteratura e poesia da parte di tutti, me compreso. Il messaggio dei poeti e dei filosofi non viene ancora trasmesso in maniera consona al loro pensiero molto utile per il cambiamento.
Forse per questo mi porto indietro negli anni, per ritrovare le più belle parole usate in poesia, magari quelle di un Petrarca, spirito e amore come le tue, Alda. È talmente anima per me il passato che spesso lo rievoco, riportandomi a esso con l’anima di allora. Perché amore così sublime adesso non è, e, se non è amore, non è niente al mondo7. «La poesia, con l’efficacia della propria intuizione – dice Alda – può risvegliare principi di solidarietà e fratellanza, essere motivo di esistere su questo generoso pianeta e divenire speranza», anche perché il sole «tiene in vita l’umana sorte»9, anche perché «fermare il tempo si può», si può «seguire archi di voci/ adagiarsi ad ampie colline/ rabbrividire se piccoli nembi/ nascondono timidi raggi» , anche perché «un respiro profondo/ arriva al cuore/ se il cuore è puro»10.
Questo è lo stile poetico di Alda, di lei che – come dice – si ascolta dentro e sente un angelo intorno a sé, se non proprio nella realtà del suo essere, nel desiderio almeno di conoscere l’immenso ed è anima, questa, che cerca l’assoluto nelle forme bianche del sorriso per cui il primo colore che vede è «l’azzurro», «quello del cielo di oggi» «dove si dilegua/ il cinereo fumo» dei suoi «sospiri». Va perciò il suo pensiero «al Celeste manto della Madonna», «il bianco della purezza». Ossimoro efficacissimo quello che qui usa Alda senz’avvertirne il contrasto che non c’è se l’azzurro e il bianco sono i colori del cielo, della purezza che non ha confini. Ma «rosso il cuore, viola il ricordo, grigia la tristezza»11 sono l’epilogo di una storia «potere dell’estro», dice Alda in un viavai di emozioni che destano «albe» e fors’anche tramonti. È il «subdolo gioco degli opposti»12 in una fantasmagoria di colori apparentemente schivi di silenzi sovrumani se è vero che «cielo, sole, nubi, tronchi secolari – come dice – stanno a guardare» e «azzurro, giallo, marrone, bianco a vegliare», «così l’un l’altro simili e dissimili»13. S’accorge Alda «che la lista degli artisti/ che dipinsero il mondo con la propria fantasia» «resterà inconclusa»14.
Il significato è chiaro e inequivocabile. Nella bellezza scaturita dal nulla (voglio dire dall’inconscio inesplorato) per la liberazione della mente da ogni oppressione e sfruttamento dell’uomo sull’uomo – così leggo nei versi di Alda questa volta –, il messaggio dell’Autrice si dipana in un crescendo di vicende negative con la volontà di uscirne, naturalmente, con la forza di amore. Ed è così che ricama, instancabilmente ricama oasi di primavere copiose a volte di «stelle cadenti,/ di sassi aguzzi confluiti nel mare della memoria», di «giallo oro delle cornici» dei suoi «amati quadri», «due boccioli in delicato abbraccio», «due aironi/ solitari, un acquerello con due splendide rose»15. Si riconosce Alda in uno «smarrimento» «fluttuante e breve». «Sperduti ricordi» che ricompongono le sue «fatidiche,/ colorate illusioni»16, pur nel «verde» colore «di ampio respiro»17.
E dai colori al tempo il passo è breve perché porta in un istante, all’azzurro metafisico, al bello che produce amore, amor che «giova alla vita nell’accoglienza di bellezza»18. «Caddi nel nulla, nella luce»19, dice il poeta. Nel nulla come principio delle cose alla maniera leopardiana, forse?, nella luce, quindi, come necessaria conseguenza per la vita degli esseri oltre che delle cose? È certo che la luce non può confondere la mente di chi legge il verso che la produce come condizione senza la quale non può esserci vita.
Le domande che Alda si pone non possono perciò non alludere al magnifico disegno divino della creazione: «Da dove vengo/ da quale infinità?» e poi: è «il sole che tiene in vita l’umana sorte»20, ma il tempo «non sa di sé» perché «ignaro scorre»21 mentre «fugaci canti» e «ingannevoli voli» scompigliano l’illusa quiete»22. E compare l’autunno con la sua «struggente bellezza». Tu – dice Alda – «assorbi una parte di me», tu «audace autunno, che evochi il sole»23 . E l’inverno? È «un abbraccio di grigio/ che però non rattrista»24. E la primavera? È «arrivata», dice, con il suo «tepore» e «le primule occhieggiano fra l’Erba»25. Finalmente l’estate, quindi, agosto, «il mese della mia nascita» dice Alda. «Ora è il tempo di raccogliere il bene che c’è stato»26, in me.
In un andirivieni, viavai se vogliamo, di sorrisi e tristi ricordi: «Tante poesie mi ispiri, ottobre»27. E tu, mio dicembre, «a parte la gioia» che mi hai dato per la nascita di «mia figlia»28, doni sempre «speranza», il «Regalo/ che Eleva la nostra umana dimensione»29. E non posso qui non ricordare i suoi sogni senza tempo, anche perché «esiste un altro verde/ e dove?», dice lei pensando alla «solitudine distruttrice/ di purezza e ingenuità»30. Nei suoi chiaroscuri ricchi di spirito che vola verso l’alto, non privi di fragilità sebben pieni di forza vitale, chiaroscuri che esprimono forza di anima in un viavai di speranze e delusioni, avvertiamo però l’enigma d’una solitudine che solitudine forse non è. Come mistero incompreso esplodono nelle meraviglie che il tempo ci dona – al di là quasi delle cose terrene – come luce di alba nuova, perché inducono a meditazione e perciò a nuova mattutina stella, a «quel sogno protetto», se vogliamo, che «non perse mai il suo profumo, la sua avvincente bellezza»31. Ecco perché la solitudine non può essere a tal punto per lei che «condizione positiva» pur essendo «il buio profondo» «dove credo» «vi siano – dice Alda – miriadi di corpi sospesi all’infinito/ a cullarsi nella beatitudine del nulla/ dove non esiste la dimensione del tempo»32.
Anche «la luna pallida e smunta, non riusciva/ a luccicare in quel mare»33. O «anima sola/ unicità del corpo/ nulla è concreto»34, eppure «vorrei saper se sono»35.

1.A. GUADALUPI, Parole di pioggia, Hammerle Editori, Trieste 2008, p. 29.
2.A. GUADALUPI, Una canzone sola, Bastogi, Foggia 2006, p. 40.
3.F. MONTEROSSO, in A. GUADALUPI, Una canzone sola, cit., p. 10.
4.A. GUADALUPI, Il fiore nudo, Il Coriandolo, Trieste 2004, p. 43.
5.OVIDIO, Tristezze, IV, 10, trad. mia.
6.R.A. CORINA, Compendio di letteratura greca e latina, Bastogi, Foggia 2012, p. 115.
7.Cfr. R.A. CORINA, Sulla Bellezza. Breviario di estetica, Bastogi, Foggia 2009, p. 38.
8.G. GUADALUPI, Amato ritorno, Hammerle Editori, Trieste 2019, p. 7.
9.Ivi, p. 22.
10.Ivi, p. 25.
11.Ivi, p. 26.
12.Ivi, p. 27.
13.Ibidem.
14.Ibidem.
15.Ivi, p. 28-29.
16.Ivi, p. 31.
17.Ivi, p. 33.
18.R.A. CORINA, Argomenti di letteratura italiana, Bastogi, Foggia 2012, p. 109.
19.A. GUADALUPI, Amato ritorno, cit., p. 39.
20.Ivi, p. 40.
21.Ivi, p. 45.
22.Ivi, p. 56.
23.Ivi, p. 59.
24.Ivi, p. 61.
25.Ivi, p. 67.
26.Ivi, p. 71.
27.Ivi, p. 73.
28.Ivi, p. 75.
29.Ibidem.
30.Cfr. R.A. CORINA, Argomenti di letteratura italiana, cit., p. 262
31.A. GUADALUPI, Amatoritano, cit., p. 79.
32.Ivi, p. 82.
33.Ivi, p. 110.
34.Ivi, p. 98.
35.Ivi, p. 99.

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