Cultura salentina, Scrivere il Salento, Storia

Epitaffio di Quinto Ennio

di Franco Albani

Quinto Ennio, immaginato da Raffaello nelle Stanze Vaticane.

… “Del vecchio Ennio l’immagine mirate
Degli avi illustri i suoi carmi scrisse
Niun mi pianga o altri lutto mi faccia
che per bocca degli Eroi
Volando io vivo”…

Sulla strada per S. Pietro in Lama, in prossimità della Villa Mellone, c’è una zona detta “lu taffiu” a ricordo dell’epitaffio omonimo.Nel 239 a.C nacque a Rudiae, città distrutta nel 1170 da Guglielmo il Malo, Quinto Ennio.
Orgoglioso di essere romano ma vantandosi rudino, apri, nel 204 a.C. a Roma, la prima scuola di letteratura con l’insegnamento della filosofia di Ferecide Siro.
Stimato ed apprezzato dalla Famiglia degli Scipioni fu ammirato da Orazio, lodato da Cicerone e imitato da Virgilio, mentre l’imperatore Adriano ebbe grande predilezione per suoi versi.
Invece Ovidio, autore delle “Metamorfosi” chissà per quale motivo, lo criticò: ebbe da ridire sulla tumulazione dei resti, cremati, di Ennio nel Colombaio (sepolcreto sito all’inizio della Via Appia) degli Scipioni, principali eroi dei romani (l’Africano, l’Asiatico e l’Emiliano).
Ennio rimane, nonostante tutto, un grande poeta e scrittore latino, onore e vanto della stirpe messapica e quindi salentina.
Voleva essere sepolto nella sua Rudiae per questo redasse l’epitaffio sovracitato, da apporre sulla sua lapide.

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