Cultura salentina

La staccionata di ferro

di Mattia Campa e Giovanni Enriquez

Il mio nome è Leonard Torino. A te che leggi queste righe sembrerà un nome qualsiasi e ti starai chiedendo chi io sia. Mi sono sempre considerato un ragazzo come tanti, un trentenne indipendente e con una vita normale, almeno fino a poco tempo fa. Le mie giornate trascorrevano tranquille; durante il giorno lavoravo nel mio studio di grafica e la sera me ne andavo in giro con i miei amici. Il mio era un ristretto e affiatato gruppo di amici d’infanzia e negli anni ne avevamo passate tante. C’erano Giuseppe, eterno latin lover più interessato alla sua prossima fiamma che a cercare lavoro e Massimo, impiegato alle poste, eternamente insoddisfatto della propria vita e troppo edonista per stare con una ragazza soltanto. Avevano molto in comune, a differenza di Raffaele, serio e introverso, e che oltretutto aveva gusti diametralmente opposti rispetto agli altri due: se loro perdevano la testa dietro a una bella donna, Raffaele rimaneva incantato di fronte al fisico scolpito di un uomo. Povero Raffaele, ogni sera era un continuo scherno da parte di quei due burloni, che non perdevano occasione per prenderlo in giro con allusioni e doppi sensi. Personalmente non ho mai partecipato a questi sfottò, che ritenevo di cattivo gusto e poi, diciamoci la verità, Raffaele lavorava con la mia fidanzata, quindi il suo orientamento mi faceva stare più che tranquillo. E poi c’era lei, Elena, la mia ragazza, che aveva coronato il sogno di aprire una gioielleria tutta sua, dove vendere le sue creazioni. Ora ti starai chiedendo perché ti stia parlando delle persone della mia vita. Semplicemente perché siamo quasi tutti stati i personaggi inconsapevoli dell’incredibile vicenda che ti sto per raccontare.
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