Cultura salentina, Scrivere il Salento

Scherza cu lli fanti, ma lassa perdere li santi

di Franco Albani

Roberta Ruggeri, olio su tela

Un simpatico cartello, che accoglie i visitatori, dice:
“Benvenuti a Cannole, la città delle lumache” rinomata per la “Sagra te la municeddha”.
Come si sia arrivati a definirla città delle lumache, occorre fare un salto nel passato ed esattamente ad un giorno d’agosto quando il paese era agghindato a festa per onorare i santi protettori San Vincenzo di Saragozza e la Madonna di Costantinopoli, la Vergine che aveva salvato il paese dai Saraceni.
Fu un’estate torrida e anche quel giorno lo fu e per i Cannolesi portare in processione, per i campi, le statue non era semplice.
In loro aiuto arrivarono dei nuvoloni e con essi la pioggia.
La campagna cominciò a brulicare di municeddhi, anzi municeddhe come si usa dire da quelle parti e gli adepti, dopo aver abbandonato i santi in aperta campagna e sotto la pioggia, andarono a raccoglierli: solo a raccolta finita ripresero la processione.
L’anno successivo, medesimi giorno e processione, i santi ebbero la loro rivincita ripagando i cannolesi con una siccità considerevole.

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