Cultura salentina, Poesie, Scrittori salentini

Fernando

di Biagio Liberti

Fernando vaga nel paese

(io mi attardo ai tavolini del bar
per leggere le terze pagine del Messaggero
quel che passa il convento di Miriam, la barista)

su un catorcio rosso
rosso ruggine -una specie di giardinetta-
marca francese
targa sbiadita

nel bagagliaio strumenti agricoli alla rinfusa
qualche zucchina, semi di papavero invisibili

-gli offro un caffè-
siede al tavolo, con la spina dorsale consunta
jeans incassati nel bacino minimo, occhi azzurri
capelli radi, faccia spigolata di spighe

raminghe.

Tira fuori dalle tasche fogli a quadretti lisi -scritti a mano-
sue poesie che mi recita.

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