Cultura salentina, Saggio

Progetto didattico-educativo per le Scuole

Progetto didattico-educativo per le Scuole di ogni ordine e grado e per la Ricerca
di Rocco Aldo Corina

I poteri della poesia che è “catarsi” alla luce del filosofico sapere, “la metafisica bellezza”

1. La poesia quale fonte di bellezza per la vita nella volontà dell’anima di creare bellezza
Trattasi, in fondo, della vera poesia quale alimento primario o essenziale per la vita dell’uomo, frutto di necessaria spiritualità come prerogativa del poetare nei termini stabiliti e dettati dall’anima che con cura e prestezza risponde alle varie e innumerevoli sollecitazioni stimolanti l’immagine come manifestazione dell’anima creatrice nella volontà dell’uomo di realizzare l’utile risorsa (nella vita per la vita) mediante la ricerca interiore che è meditazione nell’anima, per l’anima, nell’immanente sensibile mondo terreno.

E’ l’anima, come pure il pensiero (l’umano pensiero), facoltà spirituale (dell’invisibile ultraterreno) legata a perfetta bellezza per cui l’anima sarebbe nel pensiero, e questo (il pensiero) nell’anima, dono eccelso per l’uomo fatto di anima e corpo, poiché il corpo vive per mezzo dell’anima che è vita e pensiero nell’immensa ricchezza che è vita in quanto bene, essendo bene l’anima o il pensiero che è anima o spirito. Il pensiero, quindi, è l’occhio dell’anima che per essere spirito possiede facoltà creatrici. Perciò l’anima, che del pensiero si serve per osservare, meditare e creare, è anch’essa pensiero o spirito o vita dell’anima creatrice. E’ il motivo per cui non può esserci poesia se non per chi vive spiritualmente — la vita nel discernimento dovuto all’anima, che, per essere creatrice, produce il magnifico bene (il verso) nella bellezza che fin dalla nascita possiede come bene, bellezza in fondo a lei congeniale, essendo l’anima figlia di vera Bellezza che pertanto non può non creare bellezza, nella vita degli esseri e delle cose, quale visibile tangibile evidente certezza dell’esistente invisibile spirito del bello, che, oggettivando amore, vive – come pensiero – nei poteri dell’anima creatrice. Nel rifiuto, perciò, dello spirito per cui nasce bellezza, v’è impossibilità per l’anima di creare bellezza anche nelle forme pittoriche o architettoniche (che siano), che a volte, però, per la volontà conoscitiva dell’artista assumono l’immagine della più alta spiritualità nella perfezione dell’immagine espressa e personificata nell’umile espressione dell’anima, essendo il bello figlio di umile bellezza, significando del resto l’umiltà dello spirito che continuamente oggettiva immagini nell’umile gioia dell’umile amore che è bellezza, o amore creator di bellezza.

L’umile amore crea quindi l’anima che in fondo crea l’amore nell’umile pensiero che nell’amore crea dell’anima la vita nelle immagini visibili dell’invisibile spirito intelligente che spontaneamente liberamente addiviene razionalmente a vera conoscenza mediante analisi interiore o autostimolazione dell’anima nella volontà di realizzare il bene nella vita degli esseri e delle cose. Tale processo positivo percorribile nella vita dell’anima volutamente volta al bene per cui magnifica la vita nelle immagini sublimi del bello metafisico, è meditazione dell’anima nell’umile umiltà interiore, magnificata dal pensiero che crea nel bene il bello nell’accettazione di umiltà. In tal senso la vita dell’anima, scevra di irriverenti compromettenti influssi, o negativi apporti, al fin di non cadere nell’invadente trappola generatrice di astio velenoso nella bramosia del terribile livore – perciò lontana da empietà e perfidia -, attualizza un naturale positivo processo conoscitivo della realtà interiore della vita dell’uomo, quale bellezza interiore o anima o spirito che nel pensier si regge per cui nasce poesia come prodotto di invisibile vita interiore, venendo così ad attuarsi, mediante stimolazione interiore nell’anima, un processo catartico di purificazione nello spirito. In tal modo l’anima crea immagini sublimi nella determinazione della realtà interiore che per gradi, mediante la messa in opera del naturale processo catartico che induce a purificazione nell’anima, perciò a conoscenza, svela la vita (quella interiore dell’anima) mediante la conoscenza che può avere di sè, per cui il discernimento non può che essere garantito dalla sola spiritualità nel pensiero, che è spirito, per i poteri dell’umiltà che sono nel rapporto fra esseri razionalmente praticamente impossibilitati a riconoscersi nella vanagloriosa esistenza del vanaglorioso essere egocentrista e volutamente egoista, per cui nell’umile gioia coinvolsero l’anima nel discernimento dovuto a umiltà.

E’ il motivo per cui umiltà non è da intendere nell’essere umano razionale dotato di spirituale bellezza – che nell’umiltà realizza la vita dell’uomo – quale bagaglio di pene o povertà compromettenti la gioia nella vita (dell’uomo), non potendo mai essere, umiltà, sottomissione di spirito ad altro spirito nella consapevolezza di essere l’uno all’altro inferiore, bensì riconoscimento (da parte dell’uomo) di vera bellezza nell’armoniosa universale bellezza che dà alla vita, nell’uguaglianza tra i popoli, magnifico ornamento, potendo noi ciò riscoprire nei versi dei poeti, la cui spiritualità, deducibile dal messaggio, induce al bene invogliando all’amore.

2. La filosofia mira al bene se permette il discernimento
In fondo è come parlar di poesia non potendo del resto, questa, separarsi dalla ricerca filosofica per la conoscenza delle cose per l’ammodernamento della vita nella vita dei popoli. Perché filosofia dà benessere al mondo conducendo a saggezza, che, come dice Pitagora, non è sapienza, per cui diremo che sapienza non è saggezza appartenendo questa all’uomo, quella al divino sovrasensibile. Compito della filosofia è di riscoprire però il divino nelle forme vicinissime alla verità pur nell’impossibilità di personificare il divino nelle forme volute dall’uomo. La filosofia quindi riscopre, tornando a dare ordine alla mente umana distratta e confusa nel disordine delle sue paradossali convinzioni d’altronde dovute a mancato discernimento nel rifiuto della verità, la reale sussistenza del bene nella verità stessa che è nella vita dell’uomo. Razionalmente legato l’uomo al raziocinio della sua intelligenza incomprensibile come spirito o pensiero nella vita dell’anima del resto spesso non riconosciuta nella razionalità dell’essere che umanamente erroneamente ritiene l’anima simile a materia in quanto parte di essa, altro non fa che sconfiggere, l’uomo, la virtù stessa che è in lui, impossibilitato del resto di vedere consapevolmente nella vita che non potrà mai realmente manifestarsi all’essere pensante senza l’ausilio dell’anima razionale. Nella considerazione perciò oggettiva delle cose nella seria indagine anch’essa conoscitiva delle cose, non sfugge l’uomo alle vicende spiritualmente non dimostrabili pur nel susseguirsi, a volte, di ipotesi avallate dall’inconfutabile analisi oggettiva. Voglio dire che nell’acquisizione d’un concetto considerato dai più oggettivo dopo accurata indagine meditativa e intellettiva nella consapevolezza dei voleri dello spirito, spesso si incorre (nel riscontro) addirittura nella confutazione del reale sovrasensibile, notando l’irrealtà del reale sovrasensibile per effetto di scivolamento nell’irrazionale impercettibile, fuori dunque d’ogni razionale facoltà umana nella logica della spiritualità sovrasensibile. E si addiviene così all’errore rifiutando arbitrariamente, l’uomo, la conoscenza non accettando (non riconoscendo) le interminabili incontrovertibili sollecitazioni dell’anima a farsi conoscere (l’anima) con la ricerca filosofica. Nel rifiuto del pregiudizio la conoscenza diventa perciò tangibile incontrandosi il pensiero con l’invisibile sovrasensibile, che, per essere realtà inconfutabile realmente esistente pur nelle sovrasensibili sue forme apparentemente non percettibili dall’occhio umano generato nella materia, scoprirà l’invisibile vita nelle visibili fattezze dello spirito per la comprensibile realtà spirituale della vita del pensiero che addiviene a conoscenza per averla liberamente spontaneamente cercata, credendo naturalmente in essa senza cedere a pretese fondamentalmente dominate dall’irrazionalità delirante e illusoria che è mistificazione di spirito a sua volta deviante per effetto di assillanti forvianti macchinazioni inique percepite dalla mente che conducono a irragionevolezza mistificando la verità, non potendola pertanto più l’uomo riscoprire nella sua naturale bellezza se non dopo accurata attenta meditazione nell’anima per cui la filosofia addiviene a conoscenza, quale prodotto positivo e oggettivo dell’anima, mediante la razionalità dell’essere nella comprensibile voglia dell’anima di creare bellezza nella necessità (dell’anima) di mostrarsi al mondo come bene essendo, del resto, essa, bene di vita. E’ il motivo per cui i discernimento non può esserci al di là della spiritualità che va ricercata e accettata come facoltà di anima atta a produrre, nella consapevolezza delle cose sublimi, il bene esistente nell’invisibile sovrasensibile realtà spiritualmente legata all’anima come bene di vita percepibile per la vita nella realtà del visibile conoscibile mondo terreno.
Sappiamo del resto tutti che Platone amava il bello per amor del bello: il “purissimo azzurro” di Leopardi, per cui poesia e filosofia si identificano nella conoscenza che avviene nel discernimento per mezzo dell’anima che concede bellezza per essere fatta di spirito per cui non v’è bellezza senza lo spirito che crea bellezza, come non v’è discernimento fuori dello spirito che produce la vita. Per questo motivo poesia e filosofia sussistono nell’anima venendo dall’anima e finendo nell’anima donde nasce per noi l’amore filosofico, prerogativa per la conoscenza obiettiva e oggettiva dovendo per questo l’essere pensante operare senza tener conto degli ideologismi di varia natura – purtroppo a volte nell’umana mente radicati come religione da praticare in difesa dell’ideale, si dice, contro l’obbrobrio di certa’ politica fuorviante – per ovviare a eventuale compromissione di verità onde evitare scompenso alle forme oggettivate dall’anima, perché l’anima possa creare l’immagine liberamente agendo dunque in un pensiero libero e scevro di compromettenti impulsi interiori.
3. Letteratura come bene nella vita dei popoli
Quando diciamo che la virtù sia dell’essere pensante razionalmente votato al bene nell’umiltà dell’umile gioia, che in fondo è l’unico amore, entrando così a far parte (la virtù) di un mondo i cui valori riguardano il bene nel mondo, non dimentichiamoci dei fondamenti etici toccanti il cuore dell’istituzione scolastica che deve mirare al bene per il bene dei popoli. Pensare ad altro, quindi, in un contesto in cui l’essere pensante non può che sostenere l’impellente necessità dell’immediato cambiamento in positivo delle condizioni di vita del paese determinando per esso la strategia del benessere anzitutto a salvaguardia del bene interiore che nell’anima risiede nell’umiltà, renderebbe impossibile l’approfondimento culturale che ipotizzi un ammodernamento duraturo e costante delle strutture portanti il peso dell’obbligo morale in considerazione della realtà del paese che non può prescindere dai valori etici spiritualmente significativamente legati all’anima creatrice nel processo costantemente prodigiosamente evolutivo delle cose.
Premesso questo, considerando anche l’umiltà come mezzo di sottomissione dell’uomo all’uomo alla maniera degli antichi poeti, nella laicità dunque del loro continuo divenire nell’irrinunciabile voglia di rinnovellare il mondo nell’umile gioia (per il mondo) nella vita degli esseri che lo popolano, è possibile riscoprire il bene anche in un ambito sicuramente decisamente pagano, comunque pieno di spiritualità necessaria per la conoscenza nel discernimento del bene per la vita dei popoli. Perciò umiltà prima di tutto, nel senso di sottomissione all’altro, giungendo a tal maniera l’uomo nel cuor profondo dell’anima, voglio dire nella piena conoscenza di sé, dopo aver percepito l’umiltà come uguaglianza tra simili. Ma sottomissione vuol soprattutto dire capacità di agire per dare all’altro il magnifico bene in considerazione dell’altro qual essere dotato di anima, cioè di spirito, che realizza umilmente la vita per cui umilmente va servito nella gioia dell’anima che si acquisisce umilmente servendo umilmente amore che in fondo è anima, potendo creare, amore, come crea l’anima che in fondo è amore. Perciò dice Saffo: “Non odio nessuno io perché la mia anima è buona”, e Focilide: “Colui che lego a me è certo che riceverà il mio bene”. Per questo Anacreonte invoca la prodigiosa dolce coppa consolatrice piena “di tanta acqua e poco vino”, mentre Orazio: “Non scorgere mai, o sole, grandezza più di Roma”, dice, augurando luce eterna al mondo nella bellezza di Roma che era allora il mondo nel qual grembo Tibullo praticò l’umiltà nella povertà degli anni per vivere “serenamente” accanto al suo “focolare acceso” per cui Marziale, per il quale l’egoismo è grave malattia dell’anima, si accontenta dell’acqua pura poiché “quest’acqua buona”, dice, “ebbi in dono” per dar luce alla vita onde purificarsi l’uomo nella conoscenza d’altronde pur visibile anche nella bella voce per cui per Eschilo Orfeo “trascinò tutti nella gioia”, “allontanandoci dall’idea omicida”, disse Aristofane, perché, sostiene Ermia, “è Orfeo a ispirarsi più di tutti all’amore”. Questi, dunque, i pilastri. (alcuni dei pilastri) del mondo antico le cui anime vissero nell’amore per essere, come vuole Clemente Alessandrino, “testimoni delle amabili cose”, per cui cibarsi di poesia è molto utile alla vita, anzi essenziale per l’utile meraviglioso per il quale ciascun essere pensante sublimizza la vita nel mistero (che è nell’anima) che nel bene va risolto per la vera vita dell’uomo. | nobili pensieri che son dunque magnifico ornamento per l’anima razionale, son di anima esplorata per la vera conoscenza per cui i poeta ragionò con l’anima per la gioia e l’amore, dovendo indottrinar nei secoli l’uomo, per la vita dell’uomo, nella conoscenza che è bellezza. Perciò solo chi si ciba di purezza conosce il vero utile nelle fattezze visibili dell’anima (invisibile). Ed è ciò nel desiderio dei poeti e dei filosofi di salvaguardar la vita in tutti i campi dello scibile mediante poesia e filosofia, per cui la scienza non è scienza senza l’anima, anche seguendo le orme di Talete – per dire del primo filosofo antico – e di Platone, il poeta filosofo che affascinò Leopardi che proprio in Saffo riscoprì la vita rifiutando l’odio che uccide la vita. Occhio quindi ai dolci versi dal sapore filosofico per illuminarci, come Saffo vuole, di luna, per lei a volte più lucente delle stelle, pur significando (la luna) la tenue flebile luce, essendo del resto (lei) sola in mezzo a un ciel di stelle, però capace di schiarir la notte quanto basta per impedire alla tenebra di nuocere all’anima quando il cielo è scuro, per cui (l’anima) acquista vigore nei momenti in cui il buio (l’ansia che è tenebra) l’avvolge (nell’oscurità della notte) per annientarla nella tenebra.
Si tratta in fondo di seducente bellezza per cui le tante stelle attorno a lei (la luna) fan cerchio per farla ancor più bella col vigor d’una luce che sa solo di luna, per cui Saffo dice: “Non odio nessuno io’, non potendo per questo nessun uomo pensar di farle del male vivendo del resto essa, come la luna, fra le tante stelle coverte anch’esse di luce lunare quando questa “illumina di più la nostra terra d’argento”. E’ la forza dell’amore che esprime dunque mirabile bellezza in un ordine perfetto che sotterra irrimediabilmente la tenebra, ed è ciò nel messaggio dei poeti da salvaguardar possente.

4. Il rischio della multimedialità
La multimedialità corrompe l’anima quando la mente rifiuta il bene non conoscendo per questo la gioia, trovandosi nell’impossibilità, quindi, di discernere. E’ perciò in tal senso un grave rischio per l’anima non producendo bellezza ma bruttezza, sicuramente negatività deleteria e dannosa, significando l’orrore mastodontico e invadente quando eccede nel bisogno di sovvertire il minimo bene nell’orgoglio del piacere rovinoso. Sfocia pertanto il più delle volte volentieri nel desolato deludente pericoloso itinerario blasfemo estrapolando mistificati itinerari iniqui nella voglia dell’idillio peccaminoso sfornando immagini violente e assassine, significativamente involutive per la vita e massimamente deludenti nell’intrigante voluttuosa progenie spergiura. Si giunge perciò in tal modo a terrificante vita sonnolenta e dannosa per l’umana ragione sofisticata nel misfatto degenere dell’orrendo mastodontico impulso degenere, nel tempestoso tormentoso ardimento dell’umana creatura volontariamente volutamente fiaccata nel dolore del terribile mistificato piacere nelle voglie del male beffardo e trascinatore, poiché l’umana progenie può essere ogni dì degenere nel frastuono dei giorni smisurati nella tenebra dei sogni ingannatori realizzati nella vanagloria sicuramente non umana.
Rifuggire dal pericolo è perciò compito dell’uomo giusto onde evitare l’oppio dei popoli deleterio e rovinoso che imperterrito induce a vie compromettenti e inique quando si è lontani dalla ragione illuminante, simbolo del magnifico bene che invoglia a bellezza. Perciò la via della tecnologia invadente, la multimedialità spesso deleteria per l’uomo se utilizzata senza benevola volontà d’intenti al di là di stimoli benefici e produttivi del bene nel bene della spiritualità sublime e purificatrice, conduce allo sbando producendo malessere e disinteresse per le cose vivificatrici d’amore magnificando perciò l’’obbrobrio deleterio e sinuoso nell’ambito perverso delle meraviglie purtroppo votate al male. Combattere quindi la violenza psicologica con la poesia meravigliosa e sublime rientra nei compiti del poeta che conosce l’anima per l’anima nella vita dei secoli infinita.
5. Letteratura da salvare e letteratura da eliminare
Anzitutto obiettività e oggettività quali elementi indispensabili per la salvaguardia del bene nelle vere fattezze dell’invisibile infinito visibilmente fantastico nella realtà delle immagini oggettive della vita degli esseri e delle cose, doti necessarie nella formulazione della critica storica e letteraria per una filosofia del vero da identificare con la vera poesia. È il motivo per cui il messaggio dei poeti può determinare il cambiamento attualizzando la parola ornata senza agganci a sofismi o macchinazioni deleterie, nella laicità della forma poetica per un processo edificante e formativo nello spessore delle immagini viventi per il consolidamento dei fondamenti del sapere nella libertà che non è libertà di intendere – se pur liberamente – l’opera educativa fuori dalle leggi dell’anima, bensì dai condizionamenti ideologici mistificatori di beltà nell’amabile progresso che non può nella non spiritualità significare amore. Non per distruggere ma per costruire c’è chi auspica quindi il bene per il mondo mediante l’utile poesia che non può non produrre il benefico effetto quand’essa è piana e concede benessere. Siamo del resto nel campo dei diletti anni giulivi i cui effetti danno il riso sapor di gioia, educando, il dolce scritto, e inducendo, il verso, al bene immenso che è nello spirito dell’uomo. Parlo dunque del verso per dire della prosa sopraffina, dolce come il miele nell’universo dell’anima, perché, quand’essa è sublime, non può non essere poesia o voce di anima pura e sublime. Per questo penso che sia, l’opera di Leopardi, armoniosa e suadente, come pure, il romanzo di Alessandro, dolce e splendente. Bisogna perciò, con l’opera. letteraria, salvaguardare la vita morale, l’ordine interiore producente bellezza nel discernimento del vero per la vera bellezza sublime per l’anima e per il mondo. Perché Leopardi amò veramente il mondo se si pensa all’amabile verso del suo genio infinito solcato dal bisogno d’amare l’uomo come creatura vivente nell’universo sconvolto purtroppo dal male che soccombe (chi non lo sa?) nel bene immenso, il “purissimo azzurro” che è luce radiosa e non tenebra insidiosa. —Pronunciò infatti il poeta versi infiniti per un mondo infinito, per cui disse che “il velo indegno a terra sparto, / rifuggirà l’ignudo animo a Dite, / e il crudo fallo emenderà del cieco / dispensatore de’ casi”; e ancora disse che “fra le vaste californie selve” nacque “beata la prole, a cui non sugge / pallida cura il petto, a cui le membra / fera tabe non doma” “perché i celesti danni J ristori il sole, e perché l’aure inferme / zefiro avvivi, onde fugata e sparta / delle nubi la grave ombra s’avvalla”, “perché le nostre genti / pace sotto le bianche ali raccolga”. E Manzoni lo seguì apprezzandolo molto, forse superandolo nel messaggio ancor più limpido e chiaro se si pensa che “all’apparir di quell’uomo, oggetto ancor poche ore prima di terrore e d’esecrazione, ora di lieta meraviglia, s’alzò nella folla un mormorio quasi d’applauso; e …” ed è (questo) il motivo per cui medito sui grandi del passato evitando l’opera blasfema che invita alla violenza non conoscendo l’amore, a una violenza anche subdola mistificata dal falso amore per la verità che confonde le menti che forse non discermono nell’assurda voglia di non amare il mondo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...