Cultura salentina, Poesie, Scrittori salentini

Il Tao

di Maria Cezza

Giuseppe Diso: ritratto

Il Tao

E forse non mi accorgerei del ragazzino
che viene dalla stazione,
affidato
ad ogni sera
dall’ultimo treno;
lasciato da un vagone.
E siamo solo noi.
Unica cosa che si muove.
Nel paese immobile tentiamo un divenire.
E’ nero come io sono bianca
– cosa che non si tralascia –
e tratteggiamo uno
yin e yang solo l’attimo in cui ci si incontra.
Io vesto sempre qualcosa di desueto,
lui è moderno.
Mi chiedo quale testa
contenga il suo berretto.
Ha un’Africa e
un viaggio
che gli danno il volto.
Una delle sue gambe
non ha il passo dell’altra.
Una sostiene la coppia.
Ma l’altra lo decolla.
Mi chiedo cosa abbia fatto.
Quale sia stato il suo strappo.
Se
si sistemerà
come il mio
il passo.
Mi chiedo quale sia la sua scommessa.
Se avrà anche lui
la curiosità di una provenienza.
Chi dei due si senta più straniero.
Chi abiti la lontananza.
Quale il carico più pesante.

Chi cammini
di più

coi muri addosso.

Mi chiedo se capirà il mio fianco.
Se il suo sguardo
sconfini il mio corpo.
L’arbitrarietà dell’esser pelle.
Un appartenere
che non mi convince.

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