Cultura salentina, Saggio

La poesia di Rossella Maggio

di Mimì Mastria

-pagina a cura dell’Osservatorio Poetico Salentino-


Rossella Maggio mostra una profonda conoscenza dell’animo umano e in particolare del mondo femminile di cui si fa interprete attraverso i suoi romanzi e le sue raccolte poetiche. Una solida cultura classica e una capacità introspettiva fondata sull’ indagine psicologica espressa attraverso un pensiero filosofico sicuro, la guidano all’affermazione della propria volontà di Essere nella ricerca costante di quella “infinita esistenza” che trova anche nell’eros l’espressione polisemica di bellezza, desiderio, ragione, sentimento, divino…Vita.
Già nella raccolta “In amore per amore con amore” del 2014 – in cui compaiono alcune poesie scritte a quattro mani con lo scrittore Alberto Bevilacqua – sfoglia momenti diversi dell’amore inteso come eros che incendia il corpo e la mente (…sei il desiderio di /me, la carne mia/sfinita e calda che/di te non si /sfinisce…), ma anche come avvertimento della perdita di quell’amore che sconvolge e riempie (Vedi, amore mio, / a volte l’amore / è tale che / il dolore che ne/ può derivare,/quando si teme/ di perderlo,/diventa terrore/e lo divora./…). L’amore materno si dipana fra carne, affetto viscerale, rabbia di antichi dolori e desiderio di comprensione (… non fu tua la colpa /di tanto deserto.), ma ancora desiderio di amore per se stessa (Libera di vivere/come credo, come penso, come/ posso/non aspettando nulla/se non il solo fatto/ di vivere./…). La vita e l’amore immersi tra le strade e i luoghi simbolo della sua città (Piazza Duomo: Al cospetto del campanile, sulle gradinate / barocche, stanno i ragazzi che si baciano …/) si ampliano fino alla percezione dell’amore universale e nel perdersi nei meandri della gelosia e dell’inganno che uccide di dolore (Io prego i giorni e le ore/che mi aiutino a non soffrire/ quel pozzo di abbandono e di dolore che conduceva/alla morte…).
Nelle liriche scritte a quattro mani con l’uomo amato, in una sorta di canto a due, si avverte nel gioco di parole la forza dell’amore che lega non solo i corpi, ma l’anima e la mente (A: Non ci sarà inverno né/cruda stagione che possa/dividermi/dalla tua linfa di pianta R: che mi sostiene amorosa.) e il preludio al sentimento che va oltre la vita stessa espresso nell’ultima sezione della raccolta in cui l’amore puro e assoluto annulla lo spazio e il tempo (Sei sorriso … ora che non/ ti è di peso l’esistere,/sei ora tu vita vera e forte./ Libertà …).
Nella sua seconda raccolta poetica ”Sorrisi segreti” (2016) (dalla particolare copertina che porta impressa la “Schiava turca” del Parmigianino, una giovane donna dal sorriso malizioso che di esotico porta solo un’acconciatura a mo’ di turbante con al centro un medaglione con Pegaso, metafora di iniziazione amorosa e poetica), la poetessa esprime i suoi sentimenti più profondi attraverso un’articolazione in sei sezioni i cui titoli sono costituiti dai ritmi musicali. Ed è proprio la musicalità che permea variamente le liriche in una sorta di sinfonia del cuore e della mente e di volta in volta la parola si fa interprete delle emozioni, dei desideri come della rabbia profonda:” Il suono, / dimmi se lo conosci,/ il suono – dico – la / musica che da una foglia / nasce?/ O, della terra che calpesti, / la sinfonia o della polvere / e del pulviscolo e della / luce, quando la sera / incanta, la sapiente / melodia? / per una sola di quella / note, / potrei impazzire /d’amore.”
Il suo percorso introspettivo fa della parola nella sua forza espressiva del significante e del significato l’elemento musicale che attraverso accentuazioni, consonanze e assonanze, allitterazioni, sinestesie ma anche ardite analogie danno pregnanza alle liriche ( “Come potrò mai/ ringraziarti del tuo / rinascermi dentro / in capillarizzazioni di / felicità, i capezzoli / puntati verso l’azzurro / che si fa il tuo / cielo?”).
Il ritmo musicale offre al lettore un intimo piacere nell’ascolto e percezione dei suoni delle parole che si fanno messaggere delle emozioni della poetessa.
Gli argomenti spaziano dall’amore vissuto con gioia all’amore sofferto, dall’amicizia al desiderio di conoscenza di Dio, dalla Poesia in senso assoluto, a particolari ricorrenze e alla celebrazione della sua terra, di quella Lecce fatta di tanta storia e di tanti uomini e donne che hanno percorso le sue strade, i suoi anfiteatri, i suoi bordelli (“A morte” grida la cavea / impazzita, le schiene infiamma / la frenesia, azzera cervelli / l’ansito della fiera, dell’uomo / il terrore freddo. / “Damnatio ad bestias” è della folla / la follia e tanfo di morte che la vita / eccita. / “A morte” il nemico, il colpevole, / lo schiavo è l’odore del sangue che / dolciastro sale alle froge dell’uomo-belva. / Più non vale la differenza e fa spettacolo / – venatio – / per l’orgasmo primitivo del potente / – fa liberazione – conquista, ascesa e, / più spesso, fa morte.)
Significativa l’ultima lirica che chiude la raccolta e sostiene tutto il percorso poetico: Lì dove la parola si fa / suono, / lì dove diviene musica, / ritmo; / persino rumore o / cacofonia … / … proprio lì sta, / dell’esistere, il segreto /. Danzami allora / la parola, / danzamela con i tuoi / occhi.
Ecco, è nella parola che diventa musica il senso profondo dell’opera di Rossella Maggio, e chi può fare a meno della musica, compagna nella gioia e nel dolore, nell’esaltazione e nella frustrazione, nell’enfasi come nella compostezza, nel delirio e nel piacere?
E’ la stessa poetessa a presentarci l’ultima sua “fatica” poetica, “La leggerezza” (2018) anticipando una sorta di approdo alla sua “consapevolezza interiore” attraverso l’indicazione di un percorso di matrice filosofica fondato sulla “triplice ripartitura dei componimenti nelle cornici avverbiali del Quando, Dove, Come”, là dove il Come acquista una funzione primaria nell’assunzione di “ogni possibilità, ogni libertà e ogni conseguente responsabilità” dell’agire umano. E per Rossella “la leggerezza” diventa il modo per affrontare l’esistenza , scegliendo “in ogni istante e ogni istante” tra “bene e male”, “tra il piacere della bellezza e il piacere della sofferenza, tra l’amore per gli esseri e le cose e per se stessi e l’amore per il potere sugli esseri…“.
In questa ultima silloge la parola si fa più cruda, talvolta sferzante nella ricerca della piena adesione alla Vita, alla Natura, alla possibilità di dare uno scacco alla Morte. E ancora l’Eros diventa una forza propulsiva che esprime bellezza del creato e desiderio d’amore: “Tu / non mi ami. / Ma la vita ama / me. / Mi amano delle / margherite le corolle /sontuose e il verde / selvatico / delle periferie./ Le evanescenze blu / e le piccole foglie / violacee dei fiori / di campo, / mi amano. E il / cielo mi ama con / la sua fuga di nuvole / e la terra dal vento / smossa. /La polvere e i pollini / mi amano e mi / impregnano ancora : / sempre / mi partoriscono / senza sforzo o grida / di pianto.” Così l’amore cercato diventa natura fatta di colori, di semplici fiori di campo, di nuvole in fuga, di polvere e pollini della campagna alle soglie della città.
La riflessione sul fare poesia, essere poeta, Rossella Maggio lo incide con una sorta di epigrafe: Poetare memento. “Non sei poeta perché / soffri. / Sei poeta perché sei / vivo.” In tal modo rovescia il topos per cui è poeta solo chi subisce il pathos. E’ la vita stessa nelle sue diverse manifestazioni che fa si che il poeta ne colga l’essenza e la trasmetta, con le sue parole, al lettore. Così “Morire alla morte / è vivere. Morire alla morte ogni / istante / è vivere oltre l’istante. / Per morire, la morte / ha bisogno d vivere. / Vivere non ha bisogno / di morire. / Morire all’idea della / Morte, semplicemente, / è vivere.” Diamo scacco alla morte, sostiene la poetessa, è Quando scegliamo di vivere, istante per istante, la nostra esistenza, che è solo una, ed è qui (il Dove), ma anche per chi non ce l’ha fatta, come Teresa: “Teresa ogni giorno era alla cassa. D’un tratto / la vita le si è fatta bassa / Di lei non resta che una fossa.” E allora, Come superare il dolore se non cercare nella Leggerezza il modo di affrontarlo, in una sorta di antidoto alla sofferenza che giorno per giorno ci affligge, fino a scoprire la vera essenza della Vita che si manifesta nell’Eros inteso come forza creativa in un continuum di morte e rinascita: “Vita mia, dolcissima / amante. / Vita mia, angelo / custode. / Vita mia, eterna / protezione, inestricabile / amplesso, / coito ininterrotto / e felice!” . E ancora “Vivi e muori in un istante / breve, / misera farfalla della mente.”
Singolare il componimento di chiusura dedicato a Nikola Tesla, l’eccentrico ingegnere americano,di origine croata, inventore della corrente alternata e a suo dire, scopritore del campo magnetico rotante (ma di fatto scoperto prima dal nostro Galileo Ferraris). In questa ultima lirica Rossella Maggio, celebra l’armonia dell’universo da cui nasce quell’energia che accende il mondo, quell’armonia a cui ogni essere tende nel sogno dell’Eternità.
Mimì Mastria

Lo senti, tastandolo, il
colore della gioia?
Il profumo di una nota,
a mezz’aria discesa?
E il dolore del tempo,
lo senti, per i suoi
impensabili acciacchi?
L’accadere docile del
pensiero e la greve
fortuna della luce?
Tu lo provi mai uno
spasimo d’eterno, che
ha soltanto voglia di
giocare, il festoso
desiderio di un ballabile
canterino, come il do
felice di un passero
sul melo?

Da “LA LEGGEREZZA”, Pegasus Edizioni 2018

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