Cultura salentina, Mitologia

Segina la principessa amazzone

di Franco Albani

© Gianfranco Budano: Riserva Naturale Statale Le Cesine

La riserva naturale delle Cesine, riconosciuta come tale solo nel 1977 – fino ad allora aera malsana e malarica per via dei bacini palustri “Salapi”, “Pantano Grande” e “Pantano Piccolo” – deve il suo nome al termine “Segina” ossia “area incolta”.
Trovandosi su una delle principali rotte di migrazione è il ritrovo di stormi, di aironi bianchi, di falchi pescatori e della cicogna nera, specie rara.
Tutto questo grazie a ecosistemi e situazioni ambientali diversi tra loro: boschi, laghetti, spiaggia, campagna.
Nell’ombra delle Cesine, tra San Cataldo e San Foca (comune di Vernole) risuona l’eco di una leggenda antica la cui protagonista è la principessa amazzone Segina, primogenita di Re Sale, capostipite dei Messapi.
A causa di un doppio sortilegio lei e le sue sorelle erano costrette a vigilare sul loro regno godendo del dono della giovinezza a patto di rinunciare all’amore: bastava che una di esse venisse meno a compromettere tutto.
Un giorno, di ritorno da una perlustrazione, le amazzoni notarono una zattera arenata e accanto un giovane ferito.
La principessa, nonostante il parere contrario delle sorelle, decise di prendersi cura di Homar.
Era, in realtà, un cartografo inviato dal sultano turco per redigere un resoconto dettagliato e minuzioso del Regno.
Segina, ignara di questo, si invaghì del giovane.
Così un giorno specchiandosi nelle acque limpide di un fiume vide il suo viso, un tempo roseo, avvizzito con una cornice di capelli completamente bianchi: stessa sorte era capitata alle sorelle.
Il giovane turco, sicuramente al corrente del doppio sortilegio, una volta ottenuto il suo scopo, riuscì a fuggire prendendo il largo con un’imbarcazione di fortuna.
Segina, ormai molto vecchia, prima di esalare l’ultimo respiro, versò così tante lacrime, insieme alle sue sorelle, trasformando l’intero bosco in palude.
Circa due anni dopo Homar tornò con la flotta turca per impossessarsi del regno ma trovò una terra acquitrinosa e malsana dove era impossibile attraccare: dovette desistere e tornarsene a mani vuote.
Quindi il sacrifico della principessa amazzone e delle sue sorelle non fu vano: i loro spiriti, incarnati in spendide orchidee, aleggiano ancora a tutelare quello che era stato una volta il loro rigoglioso regno.

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