Racconti, Scrittori salentini

Piove…

di Lele Mastroleo

…piove, di un leggero e bianchiccio gocciolio che solo ottobre riesce a fare. L’androne si riempie di foglie disparate e tristi, sulla piazzetta della torre una mosca volteggia in cerca di riparo, la panchina umida guarda ad oriente in attesa di un sole che non verrà, mentre un uomo con il cappello di feltro cammina passo dopo passo verso una casa di pietra e lacrime che lo vide già bambino. Gino ha rimesso la pianta di tuia nel sottoscala, ha riaperto la veranda e sul frigo dei gelati rimane la rivista estiva a ricordarci il bel tempo. Ricordo Bologna e quel giorno di fine ottobre, poi il caffè della Nosadella prima di andare a dormire, Bonvicini che disegnava, sul tavolino all’angolo, un orecchio del maresciallo von Truppen, per ascoltare un’alba che arrivava troppo presto o che non arrivava mai; Bologna che piove sempre, perennemente in ritardo con me stesso, perso tra i blocchi di cemento e la statua di quel dio dei disperati che tutti i giorni cercano di arrivare fin qua. Il Biondo mi saluta, con un bimbo fasciato sul torace, bello come il padre, elegante come la madre, piccolo come solo i bimbi piccoli sanno essere. -Ciao Mastro, prendi da bere?-…bello quell’affare che porti sulla pancia, Biondo. Un vero spettacolo…-Ti piace? E’ un vecchio foulard di mia madre!-…mi riferivo a tuo figlio, in realtà. Prendo un caffè, Gino. Oggi paga un nuovo padre di famiglia, un vero onore…Gino urla da dietro il bancone a Wess, il cane del Bianco, che gironzola sempre a quest’ora, che cerca qualunque cosa di commestibile che passi davanti al suo muso. Passa Perugia e la sua vera natura, il suo malinconico rincorrersi, il suo adagiarsi gravida sulle colline. Perugia è solo una foto di foglie di tuia con un bimbo fasciato sulla pancia, Perugia che sorride e sbuffa, tra le braccia forti di un dio che non si stanca e torna tardi dal lavoro. Come il sorriso di un padre bello, che con un foulard di una vecchia madre, trattiene tra il cuore e la pancia il futuro…

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