Cultura salentina, Recensioni

LA CREATIVITA’ SUBLIME

Sul romanzo“Andata e ritorno” di Tina Cesari

di Rocco Aldo Corina

G. Diso, Giovanni Pascoli, olio su legno, cm 70×80

Quelle macchie azzurre che son fiori di brina rossa, «furia cupa dei rampicanti» direbbe Neruda, risoluti affanni negli anfratti invisibili del tempo, bianche corolle nei crepuscoli infelici come la selva e il mare, piombano in me coi palpiti degli inverni piovosi. Dolcissimi strali mi giungono in un andirivieni di sorrisi, sussurri evanescenti quei moti dell’anima, quei «folli rimpianti, i sudori di sangue io li conoscevo», ma «in silenzio continuammo a girare». Sì, «è dolce danzare al suono dei flauti su occhi avidi per un ultimo sguardo al cielo». C’è Wilde in questi versi, c’è il sussurro della sera nei pensieri che non hanno parole. Sui muri delle ciminiere impazzite nell’oblio – per Hikmet – delle «superfici piane», trovo smeraldi blu. Ma «la ribalta è lunga» per Rimbaud come «la cetra armoniosa» di Saffo che «ama i poeti», «ombra di rose» che «da mormoranti fronde stilla sapore», «ricchezza senza virtù» «quando per tutta la notte il sonno li prende».

Credo che il senso sia chiaro. «Non sorprenderà, allora, che io abbia cercato di ricambiare con qualcosa di balsamico, di odoroso e di terrestre la fraternità umana»[1]. Muoversi fuori dal nulla dà gioia e tutto si riempie di spasimi, a volte di amarezze che urlano al vento, ma anche di crepuscoli odorosi, oasi silenti come profumo di avvenenti primavere. È ciò che trovo in Andata e Ritorno, la «fraternità umana» di cui dice Neruda. Non l’avete capito? Parlo di lei, di Tina[2], che definisco la creatività sublime, per cui anche i fiori di brina rossa appartengono alla sua opera. È umana e sincera, è una che vuol bene agli altri, al prossimo per intenderci, che ama veder sorridere. Tina è tutto nella sua deliziosa semplicità emotiva, è davvero tutto per cui intorno a lei solo stelle, ghirlande di luci sul suo viso. Ha scritto sul poeta Verri in maniera sobria e convincente accennando al fascino della sua parola. Apprezza Toma e Bodini e altri ancora. E del Verri dice del suo desiderio di «vedere nascere qualcosa di vitale nell’immobilismo culturale salentino»[3], non un mondo «che ormai gira sul niente», tale da indurti a mangiarti «il cuore». Pesante l’affermazione, ma capace, mediante l’umiltà da lui invocata, di aprire un varco e creare un po’di credibilità per «questa lingua che non regge».

Il Verri – come si può notare – intende uscire dall’immobilismo che non produce effetti per l’anima coinvolgenti, magari vogliosi per l’uomo di serenità spalancata al sorriso. Sete di verità, insomma, di giustizia e libertà nelle pagine che Tina dedica al Verri, poeta «annoverato tra i maledetti», anzi «tra i selvaggi salentini» – come lei dice – che cerca nuovi orizzonti per la società tutta. «Se ho voglia, è soltanto di terra e di pietre», dice Rimbaud. «Vidi» «che in tutti gli esseri c’è un destino di felicità», ma «la gioia era il mio rimorso… sempre la mia vita sarebbe stata troppo immensa per dedicarsi alla bellezza». E non c’è Verri nelle parole di Arturo?, certamente sì, c’è anche – se vogliamo – il cielo di Alda Merini se è vero che la sua «scrittura» «dà i vagheggiamenti al mondo» e non mi sorprende quando dice che deve stare – lei – «lontana dai vincitori».

In questa fantasmagoria di colori c’è anche Tina che si muove «alla ricerca di qualcosa». C’è nel suo animo «una distesa azzurra immobile, una grossa tavola da attraversare a piedi», c’è «un ponte che unisce», che rifulge nella purezza dell’aria.

Solinghe virtù non più gelide dove acque fresche devastano il silenzio, ombre di luci indelebili, dunque, e sirene di giubilo che piovono dal cielo. Intendi Tina quel che voglio dire.

In questo viavai le celesti ombre del mare «taverne di blu fuso», direbbe la Dickinson «inebriata d’aria» e «stordita di rugiada», ti segnano gli interminabili giorni della vita. Perché mai un tempo era dolore?

«Non è l’ultima onda, quella che frange le coste e genera pace… l’immota solitudine affollata di vite», «la totalità bruciante». Grande Neruda, vero? Talvolta con spirito sobrio e virtuoso a lui t’avvicini. E se penso a quelle noci «non ancora mature» che «avevano la buccia verde»[4], immagine piena di energia vitale vibrante, mi par di vederti legata a quella solidarietà umana auspicata dal poeta cileno e non credo di sbagliarmi. Spesso ti andava di pensare «a quanta strada bisognasse fare per potersi ritagliare una fetta di benessere laddove questo si faceva appena sentire e faceva quasi scalpore»[5], ed è ciò che mi porta a vedere ai lati del cielo un vento invadente, purtroppo, perché l’essere non riesce a volte ad andare oltre certa nebbia che ferisce e anche abbandona. Mi sembra in alcuni momenti d’incontrare spazi interminabili e pur vicini al vivere quotidiano col sapore della dimenticanza, dell’oblio che incatena senza lasciar traccia di niente. Si va infatti «sempre in fretta, tutti i giorni dell’anno a rincorrere gli impegni e – come dici – la routine quotidiana»[6]. E spesso ci si avvicina – verso sera – alla finestra per guardare nell’umida volta del cielo immagini trasparenti a volte amare, stelle spesso armoniose e fiori di ombra pura. Capisco perché Nicoletta, il tuo personaggio, voleva «essere libera di fare scelte senza sensi di colpa, senza dover giustificare un pensiero o una logica che le apparteneva ma che non riusciva a condividere con nessuno, neanche con gli affetti più cari»[7].

C’è sempre – come vedi – qualcosa che va verso cieli spenti, consumata e andata in rovina, abbandonata ai margini del fiore che – come lampo – brilla nel silenzioso inalterabile volto che nel buio – come dici – vuol vedersi. Ma ci sono «i riflessi del sole nell’acqua»[8] che danno sollievo, che «cullano dolcemente»[9] uno spirito inquieto come stella che fissa il mondo per non velare di quella luce occhi che guardano – sospirosi – accesi crepuscoli vaganti.

C’è, nelle pagine del romanzo, «il cielo grigio di una città avara di pause e spaventosamente efficiente, ma capace di ridisegnare i contorni dell’esistenza di tanti»[10]. E intorno a te «una pace e un benessere straordinari», «una forza» che ti «dona una carica improvvisa»[11].

I chiaroscuri della vita spesso si fondono nella sobrietà della luna che rifugge dal gelo della notte. «Sento – è Tina che parla – che qualcuno mi sta passando una mano tra i capelli… Sento di avere fame e vado a curiosare in frigo, prendo un pezzo di pane e lo metto in bocca mentre tiro fuori da un sacchetto dimenticato, in fondo al cassetto, un barattolino di pomodori secchi sott’olio. Sento il profumo che esce appena apro il coperchio: è il profumo della mia terra»[12]. Allora «non è raro che mi sieda su un tronco a osservare fino al più remoto orizzonte l’acqua immensa, respirando l’aria libera»[13].

«Persino la pioggia – tu dici – che era caduta senza interruzione da mesi, non [ti] innervosiva più»[14]. Certo, i giorni non sono inalterabili, spesso piove e cade su noi un ululo di pace. Sono acque come lacrime del vento che scrivono voci al sussurro di farfalle cieche nel buio della notte scura. «Oh, primavera, chi se non tu, coronò i sonnolenti peschi d’ali rosee?

Senza dubbio fosti tu colei che ammucchiò nel suo grembiule le dolci e schive chiome del ciliegio!»[15].

Nell’umidità delirante della sera vedi allora «il verde dell’erba sulle dune in netto contrasto con il rosso della terra mentre da lontano l’azzurro del mare crea un altro bellissimo gioco di colori»[16] e senti «il profumo del rosmarino selvatico, che inebria il cuore»[17], e ancora l’odore di quel mare «che, violento, si infrange sulla roccia» regalandoti «ogni tanto qualche piccola goccia», bagnandoti benignamente «il viso»[18].

Stupenda immagine in un andirivieni di luci prossime al risveglio dei sopiti silenzi, alla contemplazione dell’anima creativa necessaria per rinascere onde donarsi al sentimento che esprime meraviglie. Quella piccola goccia sul viso mi sa infatti di finito-infinito come anima sognante al di là delle evanescenti passioni che portano via il tempo lasciando ombre sui muri. Perciò è possibile che dentro l’anima degli esseri umani quelle viole spezzate che spesso vi compaiono possano ricomporsi nel leggero desiderio di sorprendere nell’aria lampi di fuoco. Per questo forse l’alba porgeva le guance a quei begli occhi dorati bagnati di brina, splendenti al mattino che nasceva. Perciò forse la deserta solitudine lasciava il passo a balconi di vetro per non più cadere nello spasimo della delirante sera quando il profumo delle nevi attendeva nuove avventure – nei giorni di sole – cancellando voli nelle albe silenziose e azzurre. Per questo forse percorrevi «strade» che conoscevi «a memoria» scrutando «l’orizzonte» «assorta nei pensieri» «in quel silenzio d’estate»[19]. E lavoravi «per tutto l’anno sognando le vacanze»[20] nella «curiosità di ricominciare l’attività di sempre»[21] sperando al meglio anche per gli altri.

Rocco Aldo Corina

[1] P. Neruda, Storia di acque, di boschi, di popoli, Nuova Accademia Editrice, Milano 1961, pp. 55-56.

[2] Tina Cesari, ideatrice insieme a Rosaria Rita Pasca dell’Osservatorio Poetico Salentino, di cui anch’io faccio parte con Mimì Mastria e Cesare Minutello. Tina predilige la buona poesia, quella dei poeti dall’evanescente sorriso, e nel dir questo non mi sbaglio. Rosaria è il poeta che nell’amore trova conforto, l’anima gentile che mi ha fatto conoscere Tina.

[3] T. Cesari, in Cultura Salentina, Ecco, fate solo ciò che vi incanta.

[4] T. Cesari, Andata e Ritorno, 2017, p. 22.

[5] Ivi, p. 46.

[6] Ivi, p. 47.

[7] Ivi, p. 48.

[8] Ivi, 101.

[9] Ibidem.

[10] Ivi, p.11.

[11] Ivi, pp. 101-102.

[12] Ivi, p. 102.

[13] P. Neruda, Storia di acque, di boschi, di popoli, cit., p. 62.

[14] T. Cesari, Andata e Ritorno, cit., p. 31.

[15] P. NERUDA, Storia di acque, di boschi, di popoli, cit., p. 94.

[16] T. Cesari, Andata e Ritorno, cit., p. 108.

[17] Ibidem.

[18] Ivi, p. 111.

[19] Ivi, pp. 15-17.

[20] Ivi, p. 16.

[21] Ivi, p. 40.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...