Cultura salentina, Recensioni

Lucio Mastronardi – Il maestro di Vigevano

di Elena Tamborrino

I mille volti di Alberto Sordi - Cinema - Rai Cultura

Succede di imbattersi in un film datato, un bel bianco e nero del 1963 diretto da Elio Petri e considerato dal critico Paolo Mereghetti il punto più alto della carriera di Alberto Sordi. A me è successo un po’ di anni fa e ne sono rimasta tanto colpita che ne acquistai il DVD quando il Corriere della Sera pubblicò la collezione dei film di Sordi e iniziai a immaginare che -se tanto mi dà tanto-, il romanzo poteva essere anche più bello dell’opera cinematografica che ne era stata tratta, peraltro appena l’anno successivo all’uscita per Einaudi, nella collana I coralli. Ho inseguito il romanzo per un po’, poi me ne sono dimenticata, finché finalmente non l’ho acquistato usato, nell’edizione originale del 1962, non ricordo più a seguito di quale input. L’ho tenuto in attesa ancora per un po’, per decidermi a leggerlo per caso, come quando si cerca su uno scaffale della libreria di casa e si sceglie qualcosa facendosi guidare solo dal desiderio di allontanarsi dalle suggestioni che arrivano dalle ultime uscite editoriali. Insomma, senza saperlo avevo voglia di un tuffo nel passato, in una letteratura cronologicamente lontana, da guardare con il distacco dovuto al tempo trascorso da quando la trilogia di Vigevano di Mastronardi, composta da “Il calzolaio di Vigevano”, “il maestro di Vigevano” e “Il meridionale di Vigevano”, era la novità che raccontava uno spaccato dell’Italia di feroce attualità, all’epoca. Sono quindi passati quasi sessant’anni da quando Lucio Mastronardi, scrittore e maestro elementare, raccontò la parabola del maestro Mombelli, da insegnante schiacciato dalla speranza di avanzare di coefficiente per un miglioramento economico nella scuola a piccolo imprenditore per iniziativa della moglie Ada e del cognato Carlo, con esito fallimentare. Sono passati quasi sessant’anni da quando Mastronardi rivelò la faccia “cattiva” del boom economico, che in quel momento storico vedeva la rapida trasformazione di tante categorie di lavoratori a cui era possibile ascendere nella scala sociale, da semplici operai a piccoli padroni che giravano con la fuoriserie e ricoprivano le mogli (e le amanti) di costosi gioielli. Solo la condizione di maestro elementare svelava tutta la sua meschinità economica, iniziando forse da allora a perdere anche prestigio sociale. Sono passati quasi sessant’anni e la scuola è molto cambiata da quella del maestro Mombelli, ma neanche poi tanto, fatta eccezione per la fissazione del direttore, poi ispettore, per le “anellate”, le lettere dell’alfabeto che devono essere scritte in corsivo facendo attenzione al rigo sopra e a quello sotto. Per il resto, le “lezioni animate” tanto amate dal direttore non sono molto lontane dalla didattica per competenze di oggi e il racconto delle relazioni sulla didattica possono essere prese ad esempio oggi per le famose (e a volte fumose) UDA, unità didattiche di apprendimento. Insomma, tutto è cambiato per non far cambiare nulla, neanche alcune regole di grammatica (ma questo è un altro discorso). La scrittura di Lucio Mastronardi è assolutamente anticonvenzionale: lo stile è asciutto, si alternano visioni oniriche a spaccati realisti, spesso collegati per rivelare la vanità di certi sogni. Nel lessico si succedono regionalismi e termini ormai desueti, che emergono tanto nella narrazione quanto nella caratterizzazione dei personaggi, come si desume dai dialoghi. I critici che all’epoca della prima pubblicazione del romanzo si espressero sulla sua efficacia narrativa, parlano di rabbia, di sconsacrazione di tabù, di capacità di tramutare la realtà in farsa, di satira. Il film che Elio Petri ne ricavò, con la sceneggiatura di Age e Scarpelli e grazie anche alla superba interpretazione di Alberto Sordi che però vi avrebbe voluto dare un’impronta più personale, in contrasto con le idee del regista che invece voleva aderire fedelmente al romanzo, è uno di quei casi rari in cui la “traduzione” in linguaggio filmico nulla fa perdere all’opera letteraria, anzi la esalta. Personalmente se non avessi visto il film probabilmente non avrei mai letto il romanzo di Mastronardi. Il volume oggi disponibile, e che qui indico nell’edizione tascabile del 2005, contiene tutta la trilogia.

L. Mastronardi, “Il maestro di Vigevano”, Einaudi € 15

-già apparso sul blog Io e Pepe-

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