Tradizioni

Ultimo dell’Anno: San Silvestro – Usi e tradizioni

di Mimì Mastria

Il 31 dicembre si festeggia San Silvestro, chi era e cosa ha fatto?Secondo il Liber pontificalis e La vita beati Sylvestri, Silvestro era figlio di un certo Rufinus, romano, e Justa.

Silvestro I divenne Vescovo di Roma – e dunque Papa – dopo la morte di papa Milziade. Il papato di Silvestro coincise con l’Impero di Costantino, il primo imperatore romano convertito al cristianesimo (anche se non tutti gli storici concordano sulla sua conversione e tralasciando anche le diverse leggende come quella della guarigione dalla lebbra con l’apparizione dei Santi Pietro e Paolo). Agli albori di una Chiesa non ancora consolidata, dopo aver promulgato l’editto di Milano nel 313 con il quale il cristianesimo veniva riconosciuto come religione lecita e posta sullo stesso piano giuridico delle altre religioni professate nell’impero, Costantino determinò la politica del papato e favorì privilegi e donazioni nei confronti della Chiesa. Nel 325 d.C. l’imperatore, seduto sul trono e vestito di porpora, inaugurò il concilio di Nicea, che fu anche il primo concilio ecumenico, cioè universale (parteciparono circa 300 vescovi). Papa Silvestro aveva inviato i suoi legati. Costantino intervenne nella discussione e fece pesare la propria opinione: la dottrina ariana (da Ario, vescovo di Alessandria d’Egitto che attribuiva a Cristo il ruolo di profeta più che figlio di Dio), come quella dei donatisti (guidati dal vescovo della Numidia, in Nord Africa, Donato, che predicava la ribellione contro i vescovi che, durante le persecuzioni, avevano consegnato le Scritture perché fossero bruciate), vennero considerate eretiche. Nel concilio si affermò il “Credo”, tuttora valido, nel quale si ribadisce che Gesù Cristo era “della stessa sostanza del Padre”. Inoltre stabilì che la Pasqua doveva essere festeggiata la domenica successiva al primo plenilunio di primavera, come avviene ancora oggi. Fu tuttavia Silvestro I a segnare alcuni aspetti della vita interna della liturgia della Chiesa, creando probabilmente la Scuola romana di canto. Intanto Costantino fece costruire splendide basiliche in diverse parti dell’impero (a Roma diede inizio alla costruzione di San Giovanni in Laterano, alla basilica di San Pietro sul Colle Vaticano, la basilica di Santa Croce in Gerusalemme e la basilica di San Paolo fuori le Mura); dotò le chiese più importanti di vaste proprietà; introdusse nella legislazione modifiche ispirate ai principi cristiani; istituì la festività della domenica e permise alla Chiesa di accettare i lasciti testamentari esentando il clero dal pagamento di alcune imposte. Uno degli atti più significativi di Costantino nei confronti di Papa Silvestro, prima di abbandonare l’Italia e trasferirsi definitivamente in Oriente, a Bisanzio, che da lui prese il nome di Costantinopoli, fu la cosiddetta Donazione di Costantino (con cui la Chiesa, per secoli, ha preteso di giustificare il suo potere temporale), dimostrata falsa dall’umanista e filologo Lorenzo Valla nel 1440. Il documento però è di considerevole antichità e, secondo lo storico Johan Döllinger, venne redatto a Roma tra il 752 e il 777. Era certamente noto a papa Adriano I nel 778 e venne inserito nei falsi decreti verso la metà del secolo seguente.  Papa Innocenzo IV, fautore della superiorità della Chiesa rispetto all’Impero, nel 1248 fece addirittura affrescare la leggenda della “donazione” in una cappella della basilica dei Santi Quattro Coronati, in Roma.

Papa Silvestro I morì il 31 dicembre del 335 e fu sepolto nella chiesa che lui stesso volle, nelle Catacombe di Priscilla. Nel 756 le sue reliquie vennero poi traslate nella chiesa di San Silvestro in Capite e in parte a Nonantola da Sant’Anselmo. Alla sua morte, la Sede Pontificia rimase vacante solamente 18 giorni e il suo successore fu Papa Marco. Il suo pontificato durato 21 anni fu di fatto oscurato dal potere Costantino I, il primo imperatore romano cattolico, e coincise col momento in cui l’impero viveva una vera e propria rivoluzione con il passaggio dal paganesimo al cristianesimo, ma nello stesso tempo la Chiesa diventava il faro di riferimento per tutto l’Occidente.

La relazione tra la vigilia di Capodanno, festa prettamente laica, e la santità del papa che resse la Chiesa tra il 314 e il 335 d.C. è quella di una semplice coincidenza tra la fine dell’anno e il calendario dei santi. Per il calendario ortodosso, invece, il giorno di S. Silvestro è il 2 gennaio. Va da sé, dunque, che per gli ortodossi la vigilia di Capodanno non coincide con quella cattolica (per gli ortodossi Natale si festeggia il 7 gennaio dopo l’Epifania, la manifestazione di Gesù ai magi, e il Capodanno il 13 gennaio).

   I festeggiamenti della notte di Capodanno hanno un’antica origine.

Il calendario gregoriano, quello attualmente in uso nella maggior parte dei Paesi del mondo, entrato in vigore con la bolla papale “Inter Gravissimas”, deve il suo nome al papa Gregorio XIII, che lo introdusse, nel 1582, come revisione di quello precedentemente in vigore, il calendario giuliano, introdotto da Giulio Cesare a partire dalle Calende di Januarius del 709 ab Urbe condita (45 a. C.), che a sua volta riprendeva e modificava il calendario egizio.

La convenzione di stabilire come 1° giorno dell’anno il 1 gennaio è stata ereditata dal calendario giuliano: fu Giulio Cesare a stabilire che l’anno iniziasse il 1° gennaio anziché il 1° giorno di marzo come voleva ilcalendario di Numa Pompilio (secondo re di Roma), in vigore fino a quel momento, e a stabilire la ricorrenza secondo la quale in quel giorno i Romani organizzavano pranzi con amici, scambiandosi in dono un vaso bianco con mele, datteri e fichi, accompagnati da strenne (ramoscelli d’alloro) come augurio di fortuna e felicità.

   Le tradizioni in Italia

   Da tempo immemore, durante la notte della vigilia di Capodanno  si rispettano delle tradizioni particolari: indossare qualcosa di rosso, baciarsi sotto il vischio, mangiare lenticchie, lanciare oggetti dalla finestra, far scoppiare botti e illuminare il cielo con fuochi d’artificio.

Circa l’usanza di indossare qualcosa di colore rosso rimanda ai tempi degli antichi romani quando si indossava un indumento rosso per il Capodanno come buon auspicio e favorire la fertilità sia delle donne che degli uomini.

  • L’usanza di baciarsi sotto il vischio si ricollegherebbe a riti e leggende nordiche. Il vischio era una pianta associata alla dea anglosassone Freya, sposa del dio Odino e protettrice dell’amore e degli innamorati. Tradizione vuole che chi sta sotto il vischio si baci per avere la sua protezione eterna, simbolo della vita e dell’amore che sconfigge la morte. Il vischio era usato dai Druidi nelle cerimonie di purificazione, mentre i Celti ritenevano che la pianta nascesse dove era caduta una folgore, simbolo di discesa divina.
  • Mangiare lenticchie (che richiamano nella forma le monete) e lo zampone (cibo grasso e succulento) rimanda alla prosperità, così come avere sul tavolo le melagrane e sgranarne i chicchi per condire anche i cibi, ugualmente l’uva, i cui acini indicano sempre l’abbondanza.
  • Lanciare oggetti vecchi dalla finestra significa lasciarsi alle spalle fatiche e dolori mentre il rumore dei botti dovrebbe scacciare gli spiriti maligni. Allo stesso modo i fuochi d’artificio rappresentano la nuova luce che illuminerà il nuovo anno.

  In tutta Italia le tradizioni sono ricchissime di particolari riti, che talvolta sconfinano nella superstizione. Si intonano canti, ci si traveste, si praticano ritualità apotropaiche, insomma tutto per allontanare il male e augurarsi il bene per l’anno che verrà nonché scambi di doni da Natale all’Epifania.

   Perché parliamo di strenne natalizie?

Ricevere molti regali è simbolo di abbondanza per tutto l’anno. Presso i Romani si chiamava “streniarum commercium”. Il termine strena deriva dal nome della dea romana di origine sabina alla quale i Romani avevano eretto un tempio sulla Via Sacra, circondato da un bosco di ulivi e alloro. Nei giorni di festa e soprattutto alle Calende di Gennaio, i Latini erano soliti recarsi per cogliere da quelle sacre piante un ramoscello da inviare come dono augurale all’imperatore e alle famiglie di ceto alto. Dal nome della dea Strena i Romani chiamarono così questo tipo di regalo che all’inizio era fatto, appunto, di materia vegetale ma con il trascorrere del tempo si trasformò in materiale di valore come medaglie di rame, argento, oro. Ai giorni nostri le trenne sono costituite sia da cibo che regali di ogni tipo

   In varie regioni, durante la notte di Capodanno, gruppi di giovani vanno per le strade a cantare la “strenna”, con gli auguri di un felice anno nuovo e la richiesta di doni. Allo scoccare della mezzanotte è importantissima la prima persona che si incontra per strada. È di buon augurio, infatti, incontrare un vecchio o un gobbo, mentre se si incontrerà un bambino o un prete si avrà disgrazia.

   Pertanto, superiamo le forme della superstizione e viviamo l’inizio del nuovo anno con sentimenti positivi nei confronti di chiunque e probabilmente questo sarà veramente di buon auspicio per tutti.

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