Cultura salentina

Quando il sapere diventa poesia

Il rischio che si corre incontrando per la prima volta Rocco Aldo Corina, è quello di sottovalutarlo. Chiacchierare con lui inizialmente è come accostarsi davanti a un vulcano quiescente che all’improvviso erompe in tutta la sua potenza riversando intorno a sé luminosissime faville plasmate di cultura, sapienza e finalmente poesia. Come in un crescendo rossiniano, il suo elegante eloquio lo si apprezza di più leggendo i suoi libri pregni di citazioni importanti, di profonde meditazioni che attingono ai nomi più illustri della filosofia occidentale, con una malcelata predilezione per il pensiero religioso.

La sua incrollabile fede è un’altra gamba sulla quale poggia la sua evoluzione gnoseologica ammantata da un’ammirevole modestia, che ce lo fa amare e apprezzare ancora di più. Come un giudice imparziale, difficilmente egli prevarica il pensiero degli autori citati, che anzi ci induce a leggere con le sue note a piè di pagina meticolosamente presenti e puntuali. E proprio da questo non secondario particolare, si deduce l’accuratezza delle sue indagini, che fanno pensare a quante ore, giorni, anni, decenni, ci siano voluti perché Corina abbia potuto immagazzinare, digerendole, tante nozioni diverse per poterle poi condensare in un magico sincronismo, nella narrazione fluente e piacevole della sua penna, che spesso riempie le pagine con la parola AMORE:

“Amore, amore e amore. Che bella parola! Dire amore è come vedere l’opera di Dio nel cuore di chi ama nell’umiltà del suo essere infinito. Per questo forse mi sovvenne un dì nei pensieri la fontana di Mirjam che alcuni eletti con lo scettro hanno scavato”

Ed è stato per me un vero piacere scoprire in Aldo un amore per la Natura e un razionale rispetto di quel rapporto biunivoco tra uomini, animali e piante che costituiscono l’essenza stessa di una corretta interpretazione della parola ecologia.

Citando Lorenz, uno dei più grandi etologi mai esistiti, egli ci suggerisce:

“Ciò che seminai nell’ira/ crebbe in una notte/ rigogliosamente,/ ma la pioggia lo distrusse.”

“Ciò che seminai con amore/ germinò lentamente,/ maturò tardi,/ma in benedetta abbondanza.”

Ma conoscere a fondo Aldo Corina significa entrare nel suo animo di fervente cattolico che vede il mondo tralucere di quell’amore divino che il poeta riesce a proiettare nelle sue strofe che devono, dice il Corina, emozionare con “ un’aura possente e luminosa gioia, di amore come folgorazione…. che poesia, per essere poesia, deve suscitare emozioni. E questo perché è anima, spirito, pensiero, è insomma bellezza interiore, bellezza priva di ornamenti superflui, pura, perciò figlia di amore. E amore è gioia e amore è bellezza, bellezza divina.”

L’ambigua frase “La bellezza salverà il mondo” che nell’Idiota Dostoevskij mette in bocca al principe Miškin come un’eco lontana, quasi l’evocazione di un ricordo non ben definito, per Aldo acquista un significato profondo e trascendente: è la bellezza divina che si fa contemplare nei colori dei fiori, nei campi estivi pregni del calore del Sole o nei versi appunto di un poeta illuminato e illuminate dalla luce abbagliante di Dio che ci travolga, rincuori e consoli. Ciò che non riesco a capire, pur nel più assoluto rispetto della sua opinione, è la visione, direi utopica, che egli ha della poesia ermetica, in palese contrasto con la sua stessa natura. L’ermetico parla a se stesso, spesso con un linguaggio oscuro quasi a voler nascondere i suoi sentimenti o almeno trasfigurali in simboli difficilmente interpretabili. La Poesia invece, secondo me e credo anche secondo lui, è musica nel senso più pieno della parola e cioè linguaggio universale che ci coinvolga tutti, uomini , animali e piante, in una “matrix divina” dove galleggiamo, talvolta spauriti e sconsolati ma capaci di scardinare, una volta per tutte, la visione solipsistica di monadi senza finestre così cara a Leibniz. Quella visione ancora più pessimistica del leopardiano “Canto notturno” per cui “ in qual forma, in quale / stato che sia, dentro covile o cuna, / è funesto a chi nasce il dì natale” sia superata proprio da scritti come quelli che proprio Aldo ci regala usando la letteratura e la filosofia come prodromi di una poesia universale che dica speranza , fratellanza e amore, amore, Amore Universale!

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