Cultura salentina, Opinioni

Mai fidarsi degli scrittori

di Lorenzo De Donno

Dipinto in olio su tela di autore anonimo e di eccellente fattura ritraente  un uomo, probabilmente uno scrittore. Una piccola dedica recita a Don  Rondelli B... Italia, Primo Ottocento

Era l’autunno di molti anni fa. Uno dei miei scrittori preferiti presentava a Lecce il suo ultimo romanzo. Andai ad assistere alla presentazione e ricordo che mi colpì molto la sua commozione, che era un fatto del tutto inedito per una personalità boriosa e saccente come la sua, quando – nel parlare della sua opera – a un certo punto cambiò espressione e tonalità della voce. Il pubblico capì che stava succedendo qualcosa fuori programma, infatti il brillante scrittore si accingeva a fare una confessione. Specificò che quella confidenza era la prima volta che la faceva a un pubblico e che aveva scelto proprio Lecce perchè aveva”sentito” che era la platea giusta. Disse che aveva sofferto molto nel decidere di dare alle stampe quel romanzo perchè, in qualche modo, scrivendolo si era messo a nudo. Ovviamente nulla di osceno, nè si trattava di un coming out. Spiegò che si era immedesimato tanto nel suo protagonista che aveva compiuto, quasi involontariamente, un’operazione di verità rendendo pubblici i suoi reali gusti musicali e letterari, i testi della sua formazione, tante delle sue intime riflessioni. Tutte cose che aveva custodito gelosamente, prima di quel momento, come se fossero i segreti del suo mestiere. Quanto sopra era avvenuto perchè il protagonista della storia era un libraio per cui, a un certo punto della scrittura del romanzo, (specifico che era un bel romanzo, con un finale sorprendente) aveva smesso – a suo dire – di scrivere servendosi dell’immaginazine (ammesso che uno scrittore riesca sempre ad astrarsi e ad essere asettico, a rimanere fuori dai suoi personaggi) e aveva iniziato a scrivere di se stesso, senza remore. Alla fine della presentazione l’applauso fu caloroso e commosso. Quel pubblico si sentì davvero privilegiato per aver raccolto quella confidenza. Nulla che si potesse pubblicare il giorno successivo su un giornale, come notizia degna di un titolo, beninteso, ma i topi di biblioteca e i lettori hanno antennine supplementari e sanno amplificare anche i segnali di emozioni minime, non sempre apprezabili dal resto dell’umanità.

Un paio d’anni dopo, lo stesso autore presentò il nuovo libro e io, come al solito, ero fra le prime file del pubblico, con la mia copia (già letta) pronto per avere la firma con dedica. Anche questa volta era un romanzo impeccabile, ma più lungo e con la trama più tormentata. Alla fine della presentazione, il relatore si diede il via al dibattito.

Chiesi la parola e, dopo essermi presentato, gli chiesi – ricordandogli il romanzo precedente – se i personaggi della nuova opera nascondessero altre rivelazioni come quelle di cui ci aveva parlato nella presentazione di quella volta.

Lui , per nulla imbarazzato, mi disse di non ricordare assolutamente nulla di quello che aveva detto in quell’occasione. Mi fece un sorrisetto quasi beffardo e mi disse che era contento di avere lettori “così attenti”. Capii che la sua “rivelazione” precedente era stata solo un coup de theatre per creare interesse intorno al suo libro. La platea di provincia forse era stata, effettivamente, la platea ideale per sperimentare quella sorta di psicodramma.

Da questo ho imparato che non bisogna mai fidarsi degli scrittori, nè farne dei miti, specie di quelli famosi, perchè le parole sono il loro mestiere e, con quelle, ti fregano (quasi) sempre. Meglio fermarsi a valutare le opere.

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