Opinioni

SEX WORKING

di Titti De Simeis

 

Progetto - Palazzo Ducale
Édouard Manet : Le Déjeuner sur l’herbe

 

Ѐ di questi giorni un articolo su una professione ‘nuova’ eppure vecchia come il mondo. Protagoniste ragazze di appena vent’anni che, per mantenersi agli studi, guadagnano denaro prostituendosi. Anzi, no. A loro dire, la prostituzione sarebbe altro. Si tratterebbe di ‘sex working’ e di una nuova figura: la ‘sugar baby’. È un lavoro come tanti altri, un lavoro che fa guadagnare un bel po’ di soldi senza mai scendere in strada: “Il marciapiede non lo vediamo neanche da lontano, ci mancherebbe. In strada ci sono le vittime della tratta, noi facciamo tutta un’altra cosa – chiariscono subito – Ci iscriviamo sui siti di incontri e ci proponiamo come sugar baby. Vendiamo esperienze e non c’è disparità di potere perché noi abbiamo la giovinezza, loro il denaro”. L’anteprima avviene sul web, la conclusione invece, nella realtà. Una compravendita, altroché, e come da copione. L’unica differenza sta nel non abitare la strada, nel rintanarsi in altri luoghi altrettanto pericolosi, non lontani da rischi e paura. Senza che nessuno conosca la verità: tutto avviene completamente di nascosto, con un’accesa possibilità di essere in situazioni di emergenza e non poter chiedere aiuto o, nei casi più critici, sporgere denuncia. Il loro lavoro si svolge in trasferta, in via riservata e le ragazze si sottopongono anche a giochi azzardati senza alcuna ‘rete di sicurezza’, senza qualcuno che le protegga e ne garantisca l’incolumità, almeno quella fisica. La bellezza è un requisito fondamentale, e non solo quella del corpo: occorre attrezzarsi di buon umore a tutti i costi perché le richieste includono anche una bella dose di allegria. Il cliente ( ‘sugar daddy’), a volte, estende il risarcimento economico provvedendo all’acquisto di libri universitari, al pagamento di bollette o spendendosi in regalie di diverso genere. Uno pseudo legame che esula da ogni coinvolgimento, da qualsiasi forma di affettività. Questo lascia alle ragazze la libertà di ‘scegliere’, di decidere chi e come, di non accettare la compagnia di chiunque. E, a detta loro, le rende padrone di sé e della situazione, procura un senso di forza, le fa sentire adulte e, addirittura, permette loro di ‘crescere’. Di riscattarsi da ogni insicurezza.

Che quadro spaventoso. Uno scenario che mette tristezza e lascia passare la vera luce che scalda il mondo dei nostri figli. E noi, inconsapevoli ed all’oscuro di tutto, pensiamo che siano sereni nella vita che abbiamo costruito, che abbiamo progettato e nella quale li abbiamo accolti. Li crediamo al sicuro, nella stanza accanto alla nostra e davanti al computer a preparare un’esame quando, invece, sono in contatto con un mondo in cui non oseremmo nemmeno immaginarli. Perché non si accontentano, sono smaniosi di nuove ‘emozioni’, di rabboccare continuamente il contenitore segreto delle loro aspettative, hanno bisogno di sognare in grande e di avere tra le mani molto denaro, una cifra che permetta altri traguardi, meno sacrifici dei nostri, maggiori possibilità. Vogliono guadagnare tanto, subito ed avere molte chances e senza rinunce. Ma anche, e purtroppo, perdendo il valore incalcolabile di una vita spoglia di ogni contaminazione, dell’indecenza del compromesso, dello squallore di una strada scelta per rivalsa nell’illusione di migliorare ma distruggendosi, irrimediabilmente. Con la complicità torbida di chi permette tutto questo, di chi sfrutta innocenti speranze. Nell’evidenza di essersi persi per sempre nel buio delle loro fragilità, nel boato insopportabile dello sgomento di fronte al risveglio più desolato che mai. Poveri ragazzi, costretti ad avvicinarsi a certezze improbabili per colmare vuoti straripanti di insignificanza. Non chiediamo loro spiegazioni. Non cerchiamo di punirli per colpe che non hanno. E non illudiamoci di irresponsabilità. Non è così. Siamo colpevoli, e quanto. Di leggerezza, di cattivi esempi, assenza, superficialità, immaturità. Essere genitori non porta, necessariamente, saggezza né consapevolezza di esserlo: spesso lo si diventa per caso o senza cognizione del ruolo che ci aspetta, non si è pronti, non si è all’altezza, si vorrebbe tornare indietro e cancellare tutto. E così, ci si chiude, rifiutando di assolvere al compito di far crescere, dare la mano a chi ci chiede mille ‘perché,’ a chi ci è accanto, ci imita, ci ammira, ci regala il meglio di sé per essere amato. Incondizionatamente. Nel futuro di ogni figlio c’è una promessa: la nostra. Nel fallimento del suo futuro c’è la nostra infedeltà: la resa straziante dei suoi sogni.

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