Scrivere il Salento, Storia

Strage delle Fosse Ardeatine – Ricordo di Antonio Pisino

di Mario Andreano

Il 24 marzo 1944 le truppe di occupazione naziste uccidono 335 italiani per rappresaglia, in seguito all’attacco di via Rasella, a Roma, compiuto dai partigiani il giorno prima.

L’eccidio è passato alla Storia con il nome di Fosse Ardeatine, dal luogo in cui si è consumato: una cava di tufo sulla via Ardeatina.

Fu uno degli eventi più efferati e sanguinosi dell’occupazione tedesca di Roma.

Anche Maglie ha offerto un suo cittadino all’olocausto di quella violenza nazista: Antonio Pisino (1917-1944)

In quel lontano 1944 l’eco di quella morte eroica non tardò a diffondersi tra i cittadini magliesi. Tanto che il 22 ottobre, dopo appena sette mesi, si volle commemorare il ricordo di quel martirio con una cerimonia solenne nel cinema Moderno.

Il discorso dattiloscritto, a firma autografa, è nelle carte di J. De Donno. Non sono riuscito a decifrare il nome dell’oratore. Sicuramente si trattava di un militante della sezione socialista magliese.

Questa narrazione dei fatti è la prima ricostruzione di quell’avvenimento. Si rivelavano particolari inediti dell’arresto e del sacrificio di Antonio Pisino.

Ecco, in un passaggio del discorso, come veniva ricostruita la cattura e poi l’omicidio:

«[…] Nessuno, forse neppure i parenti, conoscono i particolari con cui l’infame mandato fu eseguito dagli aggressori, trasformati in volgari assassini, insigniti nei distintivi dei fasci e delle croci uncinate. Certo è che Uccio Pisino, il quale tranquillo prendeva parte ad un comizio nella sua stessa casa in Via S. Andrea delle Fratte n. 7 in Roma, per discutere di problemi sociali in quel non lontano giorno del 28 gennaio 1944, e coraggioso si preparava per incrementare sempre più con il compagno Unico Guidoni151 la Scuola politica social-comunista, da essi fondata, si trovò d’un tratto di fronte un compagno, trasformato in volgare spia, con la pistola impugnata, che intimava a lui e agli altri la resa. Subito dopo dalla porta che si spalancava irrompevano nella camera alcuni nazifascisti che traevano in arresto i compagni trasportandoli nella S.S. di quella Via Tasso, che da quell’epoca è rimasta famosa per gli atti di brutale tortura ivi commessi. Da qui gli infelici venivano trasportati al carcere di Regina Coeli, imputati di sovversivismo, e giudicati da un tribunale fascista. Al compagno Pisino toccò la pena di tre anni e mezzo di reclusione […] Un giorno 32 tedeschi furono trovati uccisi in via Rasella. Per rappresaglia i loro superiori, dopo aver fatto strage di giovani che abitavano in quella via, chiesero al questore di Roma l’elenco di trecento italiani da massacrare. E Caruso, il Questore di Roma, ora giustamente giustiziato, non indietreggiò dal favorire il tiranno. Per i 320 egli prese cinquanta nomi dei generosi Eroi di Regina Coeli, e tra quelli il nostro martire: Uccio Pisino! Le famiglie dei 320, che giornalmente si recavano alla porta di quel triste luogo per portar da mangiare ai loro Cari, furono il 23 marzo 1944 mandate via con la scusante che i detenuti erano partiti per i lavori forzati e sarebbero tornati dopo un paio di giorni. Gli infelici invece erano da varie ore già pronti per il massacro, le mani legate alla schiena. In carri da macello furono trasportati alle Fosse Ardeatine, e qui, gli Eroi, trovarono ad uno ad uno la fine, a furia di scariche di pistole mitragliatrici. Compiuto l’orrendo misfatto, i delinquenti, per mezzo di tre mine fatte esplodere, fecero crollare sul posto del sacrificio circa settecento tonnellate di terraglia e di pietre che li seppellirono […]».

 

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