Opinioni

L’Attenzione (per un senso del dovere)

di Paolo Montefrancesco

Jackson Pollock
Jackson Pollock

Quando mi occupavo di “educazione stradale” lo facevo relazionandomi con bambini, adolescenti, maestre ed insegnanti.

Parlando insieme.

Iniziando dal mettere sul campo l’esperienza del triangolare una “vita” coperta da un lenzuolo bianco sull’asfalto, all’accompagnare a casa un figlio ubriaco.

Ore ed ore a parlare ed ascoltare.

Ascoltare tutto quello che qualcuno aveva da chiedere. Dirmi. Spesso sfogare addosso ad una divisa. Parlare di regole. Sogni. Rabbia. Paure.

Ed io a chiedere ed ascoltare. Chiedere ed ascoltare.

Chiedere ed ascoltare come esercizio di allenamento alla consapevolezza.

La Consapevolezza del valore della Vita, che non è mai banale (quella banalità del male…) in una semplice attività come guidare un auto su strada.

E tutto girava attorno alle mille sfumature di una parola: responsabilità.

Bella, perché rara.

Bella perché non puoi minarla, fingerla, mentirla.

Respons-abilita intesa come abilità di risposta alla miriade di stimoli che viviamo, sia come individui che come parte di un insieme: essere coppia, famiglia, squadra, azienda, comunità.

Che nostalgia, di quelle lunghe chiaccherate dall’apparenza polisemantica, su regole e felicità.

Oggi, in quanto urgenza attuale e presente,

aver cura della salute è la principale responsabilità.

La salute fisica è quella sociale ed economica, e senza l’una, mancano le altre.

Non è un caso che con l’allungarsi dell’Età media, sia progredita l’umanità.

Il segno principale del progresso è l’innalzamento della media di vita.

Questo dato è significato e significante del valore di una vita, dal neonato all’ultracentenario.

Custodire la salute vuol dire custodire la Vita, del singolo individuo come della collettività sociale ed economica.

Custodire la memoria storica dei più anziani, fin quanto possibile, è un lento e nascosto lavorio sul presente dei più giovani; è aprire spazi al nuovo, a chi ancora deve nascere.

E’ progredire.

Esistono monumenti, tomi, libri a ricordare al mondo ciò che è la grandezza (o la bassezza) del passato, passato.

Ma esiste anche un passato contemporaneo: le favole o le storielle dei nonni, sono uniche e coltivano il nostro giardino. È cultura personale.

Il ponte generazionale, dal passato al futuro, si nutre costantemente di questa “possibilità” presente, e costruisce grattacieli o scava gallerie, alla ricerca di senso.

E questo momento di crisi sanitaria sta facendo emergere quanto la salute dell’individuo rappresenti la forma primaria di ecologia (fisica e sentimentale), e quanto il benessere individuale sia collegato a quello sociale ed ambientale. Gli uni, gli altri e l’enorme complessità universale, insieme legati, collegati intrecciati in un’unica trama meravigliosa.

Non è ammessa insensibilità davanti a tanta armonia, bellezza, giustizia.

Volenti o nolenti è richiesta responsabilità.

Senza vita, qualsiasi sistema biologico, sociale ed economico, non progredisce. Muore.

Ma non stiamo parlando della morte fisica. Quella esiste. Punto.

Cosa vale, oltre?

E poter trovare -a questa domanda- una risposta che non sia ideologia pro o contro. Che divide.

È unirsi, e in questa unione, sentire il dovere degli altri, spingere dentro noi stessi.

Prendersi cura di sé per aver cura degli altri. Prendersi cura degli altri per aver cura di sé.

Per poter divenire abili nella risposta, è necessario sentirsi in dovere; dall’epidermide al più profondo del cuore provare “senso del dovere”.

Il dovere verso se stessi, è cura di sé.

Il dovere verso gli altri è sviluppo, convivenza, sicurezza.

Il dovere verso l’ambiente che ci ospita è sopravvivenza.

Riunire la soddisfazione a questi doveri è faticoso.

Tanta fatica.

E la coniugazione di questa fatica col piacere di essere, ed esserci, per tutti e tutto, è magnifica sublimazione.

È trovare senso, in questi nostri giorni.

È trovare significato, in ciò che è stato (la storia, la memoria, il ricordo)

È trovare scopi, nel futuro.

È ben-essere.

Poi, se più facile, chiamiamola salute.

Ma oggi più che mai (solo perché è il nostro presente)

aver cura della salute è la principale responsabilità.

La priorità.

Non solo un dovere.

In tempi malati,

l’attenzione, è la cura.

Ed è un dovere,

anche in tempi migliori.

 

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