Cultura salentina

Io e la magia dei suoni

di  Dario Massimiliano Vincenti

La vita è spesso generosa di incontri, e ciò che non è accaduto per anni, può sempre accadere: per caso, per propria scelta, per  volontà di altri… comunque premio di emozioni e abbraccio di anime. E le coincidenze, nella grande confusione e rumore di bagagli e passeggeri della grande stazione di arrivi e partenze che è appunto la vita, a volte si riescono a prendere.
E così, salire in fretta e di corsa su un treno ormai in partenza, con il fischio ultimo del controllore che già attraversa l’aria d’intorno, ci rende felicemente dimentichi degli ultimi dieci minuti di affanno e paura di non farcela. I bagagli ci sono tutti? Sì, mi sembra di sì. E comunque, poco importa: dovevo prendere quel treno, e l’ho fatto. Al momento è questo che è per me importante, poi – se mai busserà alla mia testa – ci sarà la preoccupazione per tutto il resto. Adesso non mi va di pensare a null’altro. La carrozza è quella giusta; ora mi tocca trovare scompartimento e posto. Il treno aveva insolitamente molti posti liberi. Nello scompartimento che occupavo, eravamo solo in tre: madre e figlia, oltre a me chiaramente. Il viaggio che ci teneva lì insieme e vicini sarebbe stato molto lungo, e non restammo granché in silenzio, per tutto il tempo. La madre, una dolce e amabile signora dai lunghi e raccolti capelli bianchi, era stata per lunghissimi anni insegnante di scuola elementare e, una volta smessi quegli abiti, si era dedicata completamente alle sue passioni di sempre: la poesia e la pittura. Modi educati, voce gentile… come dire… proprio una bella persona, che mi ha fatto respirare da subito la nobiltà del suo animo e la generosità del suo cuore. È stato magico ascoltarla parlare dei colori del suo mondo, che rivedevo ora nei dipinti ad olio su cartone che si portava dietro conservati con attenzione e cura grandi dentro una cartellina destinata alla nipote che stava andando a trovare a Roma: bouquet di fiori e paesaggi impressionisti che evocavano Monet e le sue rarefazioni immaginative. Tutti gli amici ne possedevano almeno uno, di cui aveva fatto loro dono. Mi fece anche vedere – gelosamente custodita in una preziosa scatolina in metallo e smalti – una piccolissima conchiglia, trasparente in controluce, su cui aveva realizzato (allora aveva solo venticinque anni!) un minuscolo Monet ad olio con la punta di un ago da cucito. È stato magico sentirle raccontare fatti del tempo e storie del nostro passato; e vederle rivivere nello sguardo e negli occhi memoria di eventi e persone, ed emozioni e silenzi d’amore. È stato magico leggere le sue poesie di una vita, che pure aveva appresso conservate in una borsa ben capiente, scritte solo per sé su quadernetti mai più aperti da alcuno e, almeno fino ad allora, mai offerte alla lettura di altri. Decine e decine di poesie, e molte e tante altre ancora, che mi restituivano la misura vera e la ricchezza grande del suo meraviglioso mondo interiore e la purezza dei suoi sentimenti. Autoritratto emotivo di sé, nella immediatezza espressiva dei suoi versi ritrovo tenere trasparenze, l’odore sottile di pensieri struggenti, deserti gelidi d’amore, richiami di silenzi, rondini senza domani, rumori caotici del giorno fervido di clamore d’opera… insomma il quaderno, i fogli della Sua vita.

Continuo a leggere, ma non conosco ancora il nome di quella che era per me ormai più di una compagna di viaggio:

“Nell’aria voci note di ieri
senza domani, polvere di sogni,
odore di ricordo, vapori d’eterno,
immagini di desiderio.”

Mi ritrovo, il treno fermo ormai da tempo alla stazione, solo nello scompartimento.

La mia poetessa, e sua figlia Francesca, dove sono? Non le vedo più. Di loro, solo un biglietto, appoggiato sulla borsa che custodiva le poesie, e le poesie ancora lì dentro.

Sul biglietto: “Ti affido i miei pensieri del cuore e di vita. Rita De Pascalis”.

E, più sotto:

“Ho vissuto imparando e insegnando
ho imparato: a donare, a ricevere, a dividere
a moltiplicare il mio bene,
nel libro dei cuori.
Vi dono i miei Frammenti
di cuore, di ricordi, d’amore,
d’illusioni, di certezze, di gioia
di dolore, di… vita, di… mio,
per vivere sempre con voi.”

(“Io e la magia dei suoni” di  Dario Massimiliano Vincenti)

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