Ambiente

Sono tornate le api

di Mimì Mastria

 

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Il mio albero di agrifoglio è fiorito e sono arrivate le api. Nella tarda mattinata un ronzio assordante mi ha richiamato dalla finestra aperta. Centinaia di piccoli insetti succhiavano avide il nettare dai minuscoli fiori bianchi. Sotto il tronco dell’agrifoglio i narcisi già da qualche giorno hanno aperto le loro corolle gialle. Fino al tardo pomeriggio non uscirò nel piccolo cortile. Alcune api si sono fermate sull’antico lavatoio in pietra che è diventata una vasca per le ninfee e i giacinti d’acqua mentre i pesci formano con i loro guizzi piccoli cerchi. L’arancio gli fa ombra. Non voglio disturbare la Natura.

Lungo i bordi delle strade che portano da un paese all’altro e nei terreni incolti sono spuntati gli anemoni selvatici, mentre s’innalzano i fiori d’acanto sulle larghe foglie.

Mi viene in mente il 4° libro delle “Georgiche” di Virgilio, non è molto che ho riletto il passo a proposito della posizione degli alveari: “Ma vi siano, lì vicino, limpide fonti e stagni verdi di musco e un ruscello sottile che fugge tra l’erba; e una palma, o un grande oleastro ombreggi il vestibolo (dell’alveare). Sì che quando i nuovi re (cioè le regine) – di primavera – condurranno fuori gli sciami novelli, e le nuove api eromperanno dai favi la riva vicina le inviti a sottrarsi al calore; e l’albero, lì davanti, li trattenga ne’ suoi alberghi frondosi. … Intorno agli stagni e al ruscello fioriscano la verde lavanda e i serpilli che odorano da lungi … Né avrei taciuto il narciso che, fino a stagione inoltrata, s’inchioma, e lo stelo dell’acanto flessibile, né le pallide edere e i mirti che amano i lidi”.

Le api hanno da sempre rappresentato l’immagine della società perfetta. Oggi purtroppo sono in pericolo e non posso sopportare l’idea che qualcuno uccida una sola ape.

L’anno scorso, in pieno agosto ho assistito per la prima volta alla sciamatura delle api. Uno strano rumore, un cupo ronzio mi ha spinta verso la finestra. Le api erano sull’agrifoglio. Le api? Non erano un centinaio ma migliaia di api, una nuvola nera ferma sull’albero. Mi sono spaventata e ho serrato la finestra. Attraverso le persiane leggermente aperte ho assistito ai vortici dello sciame. Tutto ad un tratto si sono raccolte in aria, hanno abbandonato l’agrifoglio e sono passate in un altro punto del cortile. Si sono posate sul grande albero di mandarino. Da un’altra finestra ho scoperto un gruppo di api intorno ad un’ape molto grande, l’ape regina. “I pretoriani a difesa dell’imperatore”. Ho atteso per molto tempo. Andavo e venivo dalla finestra. Si sarebbero fermate lì’? Avrebbero costruito un nuovo alveare? Che cosa avrei fatto? Ho sempre avuto paura delle punture degli insetti, mi procurano allergie dolorose. Dopo più di un’ora si sono alzate in volo e il grande sciame è scomparso.

Spesso mi sono chiesta il perché della sciamatura delle api. Mi sono informata. La sciamatura è la partenza definitiva di una regina dall’alveare, seguita da un folto numero di giovani operaie e qualche fuco. Questo fenomeno rappresenta l’unica possibilità di riproduzione del “superorganismo” alveare. Quando l’alveare giunge al suo massimo sviluppo avverte la necessità di dividersi. Una parte abbandona la famiglia d’origine per creare una nuova colonia, mentre l’altra rimane nell’arnia per allevare una nuova regina che deponga le uova. Quanto più la famiglia è numerosa, più svilupperà la tendenza a sciamare a causa della mancanza dello spazio vitale. Anche la presenza di una vecchia regina attiva le api per farne nascere una nuova. Inoltre, il clima, l’andamento del raccolto e la posizione dell’arnia possono influire sul fenomeno.

Forse, se avessi letto tutto il 4° libro delle Georgiche (e non solo i passi più noti), lo avrei saputo molto tempo prima. Virgilio ce lo aveva già spiegato.

Ogni giorno sentiamo notizie preoccupanti sulla diminuzione delle api proprio a causa del cambiamento climatico. La biodiversità dipende dagli insetti impollinatori e noi uomini stiamo distruggendo la natura. Non c’è più tempo! Rispettiamo l’ambiente, amiamo le api, la nostra vita sarà più ricca e forse l’umanità si salverà.

 

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