Ambiente

Daucus carota (carota selvatica)

di Lorenzo De Donno

© Gianfranco Budano: Masseria Monacelli, Nord Salento

Chi non ne può più di papparrose (papaveri) venga a smaltire la “papagna*”. Sul mio percorso abituale c’è un campo che in pochi si fermano a osservare. Sul terreno non c’è traccia di papavero e di altro fiore. Non saprei dire com’è accaduto, se la magia (o il sortilegio) fosse solo effetto di un trattamento chimico sarebbe una gran delusione. C’è solo un folto ed esteso cuscino, quasi strisciante, di graminacee e, fra queste, delle piantine color vinaccia, come sottili coralli, che fanno rosseggiare il basso prato. Più su, molto più in su, spinti verso l’alto da lunghi steli sottili e rigidi, c’è uno strato bianco di infiorescenze di daucus, come astronavi floreali sospese a mezz’aria (dire carota, nel bel mezzo di una scrittura che vuol essere “ispirata” non suonerebbe bene).

Alta e svettante sui papaveri chiassosi e sulle margherite gialle, che riflettono la luce del sole in modo quasi scostumato, la carota selvatica perfora i cuscini di camomilla e si lascia appena dondolare dal vento, al quale sa opporre resistenza. Non per nulla il contadino ne usava gli steli, alti e flessibili, per infilzare i frutti non commestibili dei profichi (pianta maschile), nei pressi degli alberi di fico produttivi (pianta femminile), per consentire alle api di impollinarli. Grazie a Vincenzo Mariano per avermi fatto conoscere questa cruda storia di sesso fra vegetali, dove alla “nostra” spetta un ruolo cruento sì ma incolpevole. Ma, con il sesso – questa volta fra gli umani – non è finita, leggerete più avanti (non aspettatevi un uso improprio della carota, però).

È una ballerina aerea e selettiva. È più facile, infatti, trovarla sui margini sterrati della strada, insieme con i fiori blu e quelli viola. Ama, infatti, il cardo e la cicoria e si bea fra le spighe verdi dell’orzo selvatico e dell’avena fatua. Queste non sono evidenze scientifiche, beninteso, ma solo soggettive constatazioni, suggerite anche da vili esigenze narrative.

Questa è una pianta magica dalle molteplici proprietà. Il suo profumo favorirsce la calma e riposa la mente ma senza addormentare, come fa il papavero. In alcuni paesi, infatti, le viene riconosciuta anche la proprietà di combattere lo scarso rendimento sessuale. Non penso che le due proprietà, magiche o medicamentose che siano, cadano in contraddizione se è vero, com’è vero, che il “Walter”, per essere pimpante, non vuole pensieri.

* papagna= nella medicina popolare salentina è un decotto sedativo e antidolorifico, a base di papavero e camomilla, la cui preparazione poteva essere abbinata a un rituale magico per amplificarne gli effetti terapeutici.

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