Saggio

#aprile_dante

di Luigina Dongiovanni

Allora chiariamo che ci sono teorie e teorie: il viaggio di Dante non si è tenuto espressamente a marzo del 1300, ma si ipotizza che si sia tenuto forse nel mese di Aprile dall’8 al 14, e che quindi il 14 è davvero finita: pertanto, oltre quella data non è possibile ipotizzare alcuna altra data.

E come si è giunti a questo? Come si è ipotizzata una data?

Dante non ha mai scritto nel proprio poema una data di riferimento, ma ha disseminato lungo tutti i canti indizi scientifici, cosmologici, a volte astrologici, astronomici e riferimenti storici precisi da farci ipotizzare quali fossero stati i giorni del suo viaggio.

Quindi, per capirci, Dantedì non deve essere per forza un giorno di marzo, ma anche un giorno di aprile: tuttavia, si sa, le convenzioni decise a tavolino propendono per le date di marzo, per cui si dev’essere molto esperti per sapere che esiste anche un’altra ipotesi.

La Divina Commedia racconta una storia straordinaria: si tratta di un poema allegorico-didascalico il cui protagonista è lo stesso autore, scelto dal Signore per poter poi narrare agli uomini ciò che aveva visto durante il suo fantastico viaggio.

Nella Divina Commedia il poeta fa uso dell’astronomia per legare il suo viaggio simbolico e allegorico alla realtà.

Le conoscenze astronomiche vengono usate per indicare lo scorrere del tempo, ma l’astronomia è anche un punto di riferimento, una bussola per orientarsi.

Le sue conoscenze di astronomia derivano dalla lettura delle opere di antichi autori e, di conseguenza, l’astronomia della Divina Commedia è basata sul sistema tolemaico, con la Terra immobile al centro dell’Universo, intorno alla quale ruotano Sole e Luna e, mediante cicli ed epicicli, i cinque pianeti all’epoca conosciuti, Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno.

Dante, nella descrizione del suo viaggio, dimostra di conoscere le costellazioni e i movimenti delle stelle e dei pianeti, ma anche il fenomeno della precessione degli equinozi, il cui risultato è un lentissimo moto di precessione della posizione delle costellazioni sulla sfera celeste, con un ciclo di circa 26.000 anni, la cui conseguenza è la variazione in cielo dei punti equinoziali, che indicano il momento dell’arrivo della primavera e dell’autunno, anno dopo anno.

Grazie alle rigorose e dettagliate indicazioni astronomiche che il poeta ci fornisce nelle terzine del poema possiamo ricostruire la configurazione astronomica del cielo nelle varie tappe del suo viaggio.

D’altra parte, ciò che viene descritto non è altro che ciò che il sommo poeta poteva vedere con i propri occhi, e che riporterà fedelmente nei vari passi della Comedia.

La Terra è circondata da sette sfere di etere che contengono, nell’ordine, quelli che venivano considerati gli astri erranti: la Luna, Mercurio, Venere, il Sole, Marte, Giove, Saturno.

Segue la sfera, delle stelle fisse e, successivamente, quella del primo mobile, che genera il moto delle sfere sottostanti e che precede l’Empireo.

Nell’Empireo si trova tutto l’universo e la “candida rosa”, come pare a Dante il Paradiso.

In conclusione, oggi non si accetta più questo modo di concepire l’universo, perché per noi al centro vi è il Sole, ma un viaggio nell’astronomia di Dante può servire per riportare Dante nel suo mondo e lasciarcelo, senza addossargli inutili letture.

Temp’era dal principio del mattino,

e ‘l sol montava ‘n su con quelle stelle

ch’eran con lui, quando l’amor divino

mosse di prima quelle cose belle.

Inf. I, vv. 37-39

Questi versi indicano il momento in cui Dio crea. Crea l’universo…

Era Primavera e il Sole era nella costellazione dell’Ariete….

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