Cultura salentina, Poesie

Il cerchio Il sipario Lo specchio

di Patrizia Francioso

Il cerchio, il sipario, lo specchio - Patrizia Francioso - Libro -  LuoghInteriori - La coda dell'occhio | IBSNel mio percorso umano e conoscitivo, la poesia rappresenta il cammino di chi guarda alla parola per non essere mai solo – una connessione con gli uomini e con la natura, il contatto intimo attraverso il quale ci si spoglia delle reticenze e si diventa parte del tutto. La poesia ha il potere di decongestionare gli eventi, smussare le asperità e riconsegnarci la realtà in tutta la sua fragilità.

Amo la poesia evocativa, in grado di creare suggestioni, una tensione che il lettore percepisce dalle sensazioni che vengono dalle immagini, spingendosi verso un altrove sconosciuto. Le mie poesie nascono con questo intento, i versi cercano di smuovere il conscio e il meno conscio con disegni appena abbozzati, fotogrammi sconnessi, forme e colori che si impongono oltre il significato logico. Il lettore, abbandonando ogni preconcetto, deve lasciarsi contaminare e diventare egli stesso parte e oggetto di un quadro, di un’implicita armonia. Scrivere una poesia è infatti per me come dipingere senza pennelli, o scattare foto senza la macchina fotografica: lo sgretolarsi del mezzo mi connette alle parole, l’emozione diventa pensiero e l’interiorità diviene esteriorità scritta, con una lingua simbolica.

Il cerchio Il sipario Lo specchio – un gioco di luci e ombre, di contrasti vitali, dove ognuno si sente coinvolto secondo una personale inclinazione, traendone la sua interpretazione. Il cerchio può identificarsi con la perfezione, la delimitata porzione di piano che è perfetta perché finita, o un evento che si conclude, ma anche una perfezione che esiste in quanto costantemente perseguibile, in un circolo infinito. Così il sipario, che rappresenta l’inizio dello spettacolo oppure può rappresentarne la fine; ma dopo un sipario che si chiude anche la vita, probabilmente, concederà il bis. Infine lo specchio, inteso non semplicemente come l’oggetto che riflette, ma come “tutto ciò che ha in sé il potere di riflettere”. Ha senso nel momento in cui si accettata la sfida di guardarsi e soffermarsi, ritrovandosi nell’immagine opposta, nell’intima verità di ciò che appare in superficie. Questa raccolta vuole essere una successione di oggetti, di cambi di scena, di fratture e ricomposizioni in un continuo divenire che porti a uscire da sé per far ritrovare sé.

****

Il cerchio Il sipario Lo specchio

Ho incontrato una donna in sella a una moto.

Era… vestita di sole! I suoi occhi svettavano

sulla visiera del casco, e il cuore

sventolava, come foulard.

Ho incontrato una donna

sulla riva del fiume. Mi fissava

– e mi scartava – poi fissava altro

– e scartava ancora. Processione del nulla.

Un bozzolo vuoto il suo corpo.

Ho incontrato una donna

in fondo all’abisso. Fluttuava

e pareva morta. Brandelli di maschere

ne coprivano il viso. Grumi di sorrisi

schernivano i pesci. Le porgo lo specchio.

****

I(m)perfezioni

La verità ha la forma dell’acqua,

mutevole asseconda il fluire delle [intenzioni.

Si insinua nelle pieghe dell’abbraccio

 centellinando le parole

oppure,

sferzando e fendendo anteriori certezze,

impetuosa, sovrasta la ragione.

Si placa. Sublima.

Un’impalpabile brina fa brillare il presente.

Non d’assoluto abbiamo bisogno

ma d’imperfezioni.

Né l’oracolo può svelare

la bellezza del divenire.

Guardo la pioggia scrosciare. Impazzare.

Quale la forma dell’amore?

****

Cambi di stagione

Siamo nella stagione del cambio negli armadi.

Ante si aprono – cassetti si svuotano – grucce si spostano

– maglioni si assemblano – coperte s’archiviano.

Nella stagione dei letti che si disfano, e si rifanno.

Alcuni, intatti restano, bloccati sul solco

di ninne nanne lontane, di giochi

e porte che sbattono, di voci

e canzoni che squarciano. Rimboccando

di tanto in tanto gli orli, per necessità d’appiglio

– che intorno le speranze tacciono, evirate dal tempo.

Altri s’avvicendano, negli istituti di cura, [nelle cure

e nei panni – che non si lavano più [in famiglia.

Nenie, come preghiere, si diffondono

nel tiepido flusso del sangue e mescolano,

implorando, la madre terrena e la Madre Santa,

distanti, e in cielo entrambe.

Letti interscambiabili, catalogando

per colori e odori, sconfitte e soffitte

– mentre scioriniamo anniversari. Spaiati,

privi del supporto dei ganci,

assuefatti alla veglia dei rimandi e plagiati

da comode teorie che “nulla tange”.

Sudati e ansimanti, per poi rientrare nei ranghi.

Rialzandosi e piegandosi con fare meccanico

– che della meccanica vorremmo l’estraneità.

Si logora il pathos. S’accumulano gli scarti.

 

  • “Il cerchio Il sipario Lo specchio” di PATRIZIA FRANCIOSO, LuoghInteriori, Città di castello, 2021 Patrizia Francioso è nata a Racale, in provincia di Lecce. Sposata, ha due figli. Appassionata di lettura e scrittura, con i suoi versi ha ottenuto diversi riconoscimenti in numerosi premi letterari. Nel 2019, con le sue poesie, è stata la voce narrante di “Ri-Arte 2.0 – Incrocio di Arte e Artisti vari” – Casarano (Le). Ha pubblicato un’altra raccolta di poesie – Funambola io – SwanBook Edizioni (2021). Si è classificata al primo posto con la raccolta Il cerchio Il sipario Lo specchio all’edizione 2020 del Premio Letterario “Città di Castello”.
  • già in Luoghi della bellezza Newsletter di informazione culturale e libraria – n. 4-5 – maggio 2021

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