cultura meridionale, Pensiero meridionale

Cos’è poesia

di Rocco Aldo Corina

Devo dire che poesia, per essere poesia, deve suscitare emozioni. E questo perché è anima, spirito, pensiero, è insomma bellezza interiore, bellezza priva di ornamenti superflui, pura, perciò figlia di amore. E amore è gioia e amore è bellezza, bellezza divina. Perciò non può poesia non suscitare emozioni, ma emozioni che altro non dicono se non di aura possente e luminosa gioia, di amore come folgorazione insomma. Magari attrattiva. D’innamoramento non fugace, quindi, nelle fattezze del verso, sacralità e mistero che cattura, ma per amore.

Perché poesia è sacralità e perché è mistero è subito detto. Perché è anima, prima di tutto, che è soffio di Dio, perciò aura, soffio come mistero, come ciò che è impossibile a capire e a definire nell’esattezza della sua mirabile profondità interiore. Vero è che il bello[1] in noi è come frutto d’amor divino e vero è che necessita di venir fuori al mondo, per mostrarsi agli altri perché altri possano far vedere  ad altri l’essere loro interiore con l’uso della contemplazione. Se insomma io fisso il bello degli altri, non posso non manifestarlo anch’io il mio bello che non può non fuoruscire dal mio dentro se è sollecitato a farlo. Bello insomma chiama bello, produce bello come luce, essendo frutto del soffio divino, anima, insomma, che va esplorata per produrre amore al mondo. Ecco perché poesia, quale frutto di anima creatrice attrae a dismisura se in sé possiede il bello, il bello divino. È necessario perciò esplorare l’anima nella necessità di farla conoscere per meglio capire il significato della vita, della sua esistenza nella spiritualità del suo essere sublimato dal fuoco delle stelle, direi limpido nelle sue luminose fattezze. Capirà così l’uomo, capirò io così perché sono, perché siamo venuti al mondo. Ed io questo dico dopo aver cercato e ricercato nell’anima mia che bene ancora non conosco. Ecco perché – come sempre dico – poesia è catarsi alla luce del filosofico sapere.

Debbo ammettere «che il discorso filosofico mi piace assai, ma di più se talvolta sfocia in altre lucenti rive, meglio nei bei versi poetici, al di là – dunque – delle dotte disquisizioni. Leggendo poesia m’accorgo, infatti, che il piacere che provo è diverso perché poesia realizza nel suo essere, meraviglie divine»[2]. Un dì dissi che «poesia è filosofia, non lo nego, anzi lo ripeto, lo riaffermo perché poesia, per me, è punto di partenza per la conoscenza della verità. È perciò filosofia, sapere filosofico che è scienza al servizio dell’anima. Scienza perché mostra di sé la realtà interiore senza tema di essere contraddetta. Ma è la sintesi che in me penetra come prodigiosa essenza luminosa, con impeto invidiabile nel disordine dei miei assenti pensieri, danza furiosa di sensi avviliti, ricordo come atto d’amore sciupato»[3].

La poesia «deve – se poesia è quella che leggi – agitarti dentro, sconvolgerti l’anima, darti – se vuoi – il sorriso come ombra accesa di blu “su un tappeto di filigrane d’argento”, alba – se vuoi – anima che cerca la quiete»[4] nel cuor, se vuoi, per aver buona favella. «O voi che ’ntendono lo terzo ciel movete», «udite il ragionar» che ho nel «core» (Vita nova, VI):  «Tutti li miei penser parlan d’Amore» (Ivi, XIII) «per che si fa gentil ciò ch’ella mira;/ ov’ella passa, ogn’om ver lei si gira,/ e cui saluta fa tremar lo core» (Ivi, XXI).

«Io mi senti’ svegliare dentro a lo core/ uno spirito amoroso che dormìa:/ e poi vidi venir da lungi Amore» (Ivi, XXIV).

Ecco la vera poesia dov’è ed è quella che non passa mai, infatti ti agita dentro e ti sconvolge assai, ti fa venir la voglia di gridare: “O anima gentil, parla anche tu, tu che mi rimani ancor pietosa, che vuoi dire e non dici perché ancor nel mio cuor ti tengo stretta”. La mia anima è tinta d’amore, lo so, per questo amore va cercando. E lo cerca a lei dintorno per colorarsi di benigno sole. Ne abbiamo bisogno se pensiamo che la vita – come dice Carducci – «è l’ombra d’un sogno fuggente» e se per il poeta «il vero immortale è l’amor», troviamolo nella verità nella sua naturale bellezza, in una «accurata e attenta meditazione nell’anima mediante la razionalità dell’essere nella comprensibile voglia dell’anima di creare bellezza per mostrarsi al mondo come bene. E se la bellezza è ciò che piace alla mente, siamo nel campo dei valori, perché mente e pensiero si equivalgono per quel che mi sovviene pensando a Leopardi. Se allora valore è il pensiero, anche la bellezza è valore, poiché è percepita dalla mente in quanto valore, non potendo la mente disprezzare il bello (quando di bello si tratta), dal momento che lo conosce possedendolo, essendo (la mente) di natura divina, perciò gustandolo»[5]. È il motivo per cui poesia è in simbiosi con filosofia sovrapponendosi a filosofia nella riscoperta della verità «generando la conoscenza come realtà oggettiva mediante ricerca interiore»[6]. E «se la bellezza è idea, bellezza e verità sono la stessa cosa» non potendo il bello essere vero in se stesso[7]. «Cosa, questa, che induce a meditare per esprimere altri silenzi, altre luci, altre illuminazioni improvvise dell’anima. È come se la mente si schiudesse alla concezione di un’idea come verità nel bisogno di essere compresa»[8]. Ed  è questa prerogativa della poesia ermetica in quanto ricerca per la conoscenza ed è ciò che mi porta a dir di amore quale realtà dello spirito, spirito oggettivato insomma o bontà di pensiero che è l’amore filosofico, necessario per conoscere oggettivamente le cose.

Chi si affida perciò «a certa voglia creativa per la necessità dei tempi, a certa moda magari chimerica perché poggiata su muri di gesso pur di attenersi alle discrepanze del momento, non fa altro che aderire a un linguaggio non consono alle necessità dello spirito in noi latente nella spontaneità dei suoi valori esistenziali. La poesia non si può quindi inventare né forzatamente costruire per andar d’accordo con la moda dei tempi, perché nel suo essere volutamente creativo, deve come spirito oggettivato prerogativa dell’amore filosofico, manifestare spontaneità di essere immerso nel mistero»[9]. Perciò sempre dico che la vera poesia è quella ermetica, perché nasce spontaneamente senza essere nei minimi particolari pensata. «È un modo di dipingere attraverso la semplice parola. Ne basta una per raccontare l’inesprimibile»[10]. Questo mio dire nulla vuol togliere alla poetica stilnovista che per me rimane pura perché spontanea anch’essa e non artificialmente costruita come spesso avviene.

Posso perciò affermare che poesia è verità perché «può solo dire ciò che l’anima le dice di dire, e quando dice, dice il vero perché l’anima – che è spirito – è sempre verità anche quando sembra imitare lo stile di un altro, perché nel caso si tratterebbe di imitazione come poesia pura, poesia come verità. Può infatti l’anima riproporre lo stile di un altro – dopo averlo naturalmente conosciuto – ma sempre nell’originalità dell’essere che lo realizza come bellezza interiore oggettivata non mai come copia, ma realmente a tutti gli effetti»[11].


[1] Per Francesco Adorno il bello è «sensibilmente ordine e misura», in R.A. Corina, Sulla Bellezza. Breviario di Estetica, Bastogi, Foggia 2009, Prefazione.

[2] R.A. Corina, Poesia nell’Infinito, in «Maestri in Cammino», giornale on line,  I° numero.

[3] Ibidem. Il verso su un tappeto… è di Rimbaud.

[4] Ibidem.

[5] R.A. Corina, Sulla bellezza. Breviario di estetica, cit., p. 5.

[6] Ivi, p. 7.

[7] G.W.F. Hegel, Estetica, a cura di N. Merker, Einaudi, Torino 1967, p. 128.

[8] R.A. Corina, Sulla Bellezza. Breviario di estetica, cit., p. 36.

[9] R.A. Corina, Luce di stelle in Pablo, in Cultura Salentina, giornale on line.

[10] R.A. Corina, Nei limiti della ragione. Una filosofia per lo Spirito, Edizioni Esperidi, Monteroni di Lecce 2015, p. 47.

[11] Ivi, pp. 61-62.

 

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